La riforma della Politica agricola comune (Pac) post‑2027 continua a suscitare forti preoccupazioni tra gli agricoltori. Nei primi giorni di febbraio 2026, la Corte dei conti europea ha pubblicato il suo parere sulla proposta avanzata dalla Commissione, confermando diversi rischi denunciati dal settore primario.
Secondo la Corte, l’attuale architettura della Pac rischia di essere eccessivamente complessa, generando incertezza per le imprese agricole e possibili ritardi nell’erogazione dei fondi. La maggiore flessibilità lasciata agli Stati membri potrebbe creare disparità tra agricoltori e tra Paesi, compromettendo la concorrenza leale e il funzionamento del mercato interno.
Inoltre, il parere evidenzia che la dotazione finale di bilancio e le regole di pagamento e rendicontazione non sono ancora del tutto chiare, sottolineando la necessità di un quadro più coerente e prevedibile per garantire la tracciabilità dei finanziamenti. Pur non essendo vincolante, questo pronunciamento rafforza le preoccupazioni che le associazioni agricole italiane portano avanti da tempo.
Coldiretti: “Soldi solo ai veri agricoltori”
"I rilievi della Corte - rileva Coldiretti - confermano le nostre perplessità sulle criticità della proposta della Commissione, che rischia di snaturare la Pac, complicare l’accesso ai fondi e ridurre l’eccezionalismo agricolo che ha sostenuto la crescita agroalimentare europea".
"Grazie alle mobilitazioni di Coldiretti - aggiunge la confederazione - sono stati recuperati dieci miliardi di fondi, cancellando i tagli inizialmente previsti. Ora l’obiettivo è garantire che i finanziamenti vadano solo ai veri agricoltori, con regole chiare e senza eccessiva burocrazia".
Cia: “Questo parere conferma i nostri timori”
“Il parere della Corte rafforza ciò che denunciamo da tempo, anche nelle manifestazioni di Bruxelles e Strasburgo - spiega Cristiano Fini, presidente nazionale di Cia - Convogliare le risorse in un fondo unico svuota la Pac del suo carattere comune e rischia di creare disparità tra comparti e Stati membri, mettendo a rischio il reddito degli agricoltori e la sicurezza alimentare dei cittadini”.
“La Commissione Ue segue una strada sbagliata e isolata -continua Fini - Continueremo a far sentire la nostra voce: l’agricoltura è una priorità strategica, non un capitolo di spesa da comprimere. Servono semplificazione, certezze giuridiche e risorse adeguate, non nuova burocrazia. Con i negoziati in corso e i tempi stretti per gli emendamenti, ci batteremo per modifiche concrete. Senza una Pac forte e comune, l’Europa perde uno dei suoi pilastri”.
Copagri: “Commissione Ue tenga in considerazione le perplessità”
“Il parere della Corte conferma quanto denunciato da tempo - sottolinea Tommaso Battista, presidente della Copagri - L’attuale impostazione della Pac post‑2027 presenta storture che possono incidere sulla redditività dei produttori e sulla sicurezza alimentare, oltre che sulla sostenibilità del settore”,
“La Corte evidenzia il rischio che la nuova struttura crei disparità tra agricoltori, compromettendo la concorrenza leale e il funzionamento del mercato interno - precisa Battista - La complessità della programmazione futura potrebbe rallentare l’erogazione dei fondi e ostacolare la semplificazione prevista dalla riforma, generando incertezza per il settore primario”.
“Pur trattandosi di un parere non vincolante - argomenta - invitiamo la Commissione a considerare le osservazioni della Corte, soprattutto riguardo al fondo unico, che ridurrebbe gli stanziamenti specifici per l’agricoltura. La Copagri continuerà a fare pressione sul Parlamento europeo”.