Iniziano a calare ma restano sostenuti i prezzi degli ortaggi anche a causa, ma non solo, delle conseguenze del ciclone Harry che in Sicilia ha colpito anche gli agrumi, seppure gli effetti si sentiranno con maggiore forza più avanti, esaurito il prodotto già raccolto.
Myfruit.it ha interpellato i grossisti siciliani, Toni Margiotta rappresentante degli operatori del mercato di Vittoria, per fare un punto sulla situazione. Poi al mercato di Napoli per un quadro sulle tendenze di consumo con Vincenzo Nocerino di Primi Exotic Fruit ed emerge che il sud non è solo zona di produzione ma pure di consumo della frutta esotica. E visto che San Valentino è vicino c'è una buona domanda di fragole, piccoli frutti e ciliegie cilene.
I danni del ciclone Harry sull'ortofrutta
Nonostante il ciclone che ha colpito il Sud Italia nelle scorse settimane, con danni ingenti soprattutto sulla fascia ionica, il comparto orticolo del Ragusano ha retto meglio del previsto. Lo conferma Toni Margiotta, rappresentante dei grossisti del mercato di Vittoria, che fa il punto sull’andamento dei prezzi. “Il ciclone ha fatto notizia ovunque, ma la nostra fascia mediterranea è stata colpita in modo più lieve rispetto alla costa ionica. Ma i danni per la Sicilia superano i due miliardi. Nel ragusano abbiamo registrato qualche danno alle serre”, spiega. Paradossalmente, "la seconda perturbazione ha inciso di più sulle serre della fascia trasformata, da Licata a Portopalo, rispetto al primo ciclone".
Prezzi buoni al mercato: in discesa zucchine e melanzane ma restano sui due e il prodotto extra sui 3
“Sono tre settimane di mercato allegro, con prezzi buoni su quasi tutti gli articoli”, sottolinea Margiotta. "Le zucchine, che dieci giorni fa avevano toccato i 3,40 euro il chilo, oggi si attestano intorno ai 2 euro. Le melanzane mantengono quotazioni molto buone: la tonda nera è sui 2,20 euro, mentre la viola arriva a 2,70 e può superare i 3 euro con le partite migliori. Anche i cetrioli, pur in calo rispetto agli 1,80–2 euro raggiunti la settimana scorsa, restano su un ottimo livello, intorno a 1,20 euro. I peperoni rossi viaggiano sui 3 euro, mentre i gialli si collocano intorno ai 2,80 euro.
Pomodori in rialzo
Per quanto riguarda i pomodori, la situazione è diversa. "Il ciliegino è oggi a 1,70 euro, il Piccadilly a 1,60 euro e il grappolo a 1,50 euro. La merce rossa è in leggera risalita, mentre la settimana scorsa era situata su livelli inferiori”, osserva Margiotta. La grande differenza di andamento che si era creata tra pomodori e altri ortaggi si sta ora riducendo: “Il pomodoro è in risalita, mentre zucchine e cetrioli stanno tornando su prezzi più nella media, ma sempre buoni”.
A Napoli bene avocado, mango e piccoli frutti: il mercato premium secondo Vincenzo Nocerino di Primi Exotic Fruit
Negli ultimi anni l’avocado Hass ha vissuto una crescita straordinaria anche al mercato di Napoli. A confermarlo è Vincenzo Nocerino di Primi Exotic Fruit, che racconta come il consumo sia cambiato rapidamente: “Negli ultimi quattro anni la vendita si è moltiplicata. È molto usato nei ristoranti, la gente oggi conosce e prepara il Guacamole, lo utilizza anche nelle insalate. Da quando ho brandizzato il prodotto con una selezione particolare e qualità superlativa, è diventato uno dei frutti che vendo di più. Il mio marchio è riconosciuto e lo rivendo anche su altri mercati all’ingrosso, per esempio in Puglia, oltre che alla Gdo”.
Avocado: prezzi sostenuti e consumi in crescita
L’avocado Hass oggi si colloca sui 18–19 euro a collo, per poi scendere fino a 14 euro nei momenti di maggiore disponibilità. Una quota minore riguarda invece altre varietà come il Pinkerton: “Ne commercializziamo al massimo il 20%. Ora il consumatore vuole il frutto maturo, pronto all’uso, ma pure la ristorazione, chi prepara il sushi e i ristoranti di pesce. I supermercati invece preferiscono il prodotto più verde. La quotazione di oggi è su 4,80–5 euro il chilo”.
Mango: il top è il Kent via aerea
Il mango rappresenta un’altra specialità della Primi Exotic Fruit. “In questo momento il miglior mango è il Kent del Perù. Quello via aerea arriva in tre giorni: ne mangi uno e ne mangeresti subito un altro”, racconta Nocerino. Il prezzo è sostenuto: 5 chili a circa 45 euro, quindi 8 euro e qualcosa il chilo.
Anche Dragon Fruit nell'offerta aziendale
Diverso il discorso per il mango via nave: “Il collo da quattro chili sta sui 2,50 euro il chilo, ma il mango non ha lo stesso riscontro nella ristorazione, dove l’avocado è usato quasi da tutti. L’avocado ormai non è più un frutto: è food”.
Meloni premium: Piel de Sapo e varietà esotiche
Tra i prodotti di nicchia spiccano i meloni. “Il Piel de Sapo brasiliano, di origine spagnola, è eccezionale: la migliore raccolta è quella brasiliana. Poi abbiamo il melone cantalupo dalla Martinica: prodotti fenomenali, una nicchia che funziona”.
Ciliegie fuori stagione: un mercato sorprendente
Primi Exotic Fruit importa anche le ciliegie: “Bene la domanda per San Valentino. Un prodotto cileno, siamo alle ultime raccolte, sono buonissime e c’è una buona richiesta. Le confezioni da 2,5 kg stanno sui 35–40 euro, quindi 17–18 euro al chilo”.
Piccoli frutti: prezzi in aumento per lamponi e mirtilli
Il mercato dei berries è vivace. “In questo periodo, con San Valentino, i lamponi hanno subito un aumento di prezzo. I mirtilli arrivano oltre che dal Perù dal Marocco: siamo sui 12–13 euro al chilo. Arrivano anche dalla Spagna e poi seguiranno gli italiani, dalla Basilicata. I lamponi italiani sono già presenti, da Policoro, insieme a prodotto marocchino e portoghese. Siamo sui 22–25 euro al chilo”.
Fragole da Basilicata e Sicilia
"Lavoro bene con le fragole Candonga, il prodotto di Policoro si attesta sui 7–7,50 euro il chilo, con disponibilità fino a giugno e una buona shelf life. “Poi bene le fragole di Marsala, sui 5 euro il chilo. E infine l’ananas dalal Costa Rica maturata in pianta e spedita via aerea: un prodotto molto richiesto, che brandizzeremo con il nostro marchio Primi Exotic Fruit”. I mercati sono anche questo.
A Torino arance Tarocco sopra i 2 euro per l'extra
Le arance Navelina mantengono una buona stabilità: i calibri 64‑73 con foglia si collocano tra 0,80 e 1 euro il chilo, mentre i calibri più grandi, 70‑80, si muovono su valori leggermente superiori, tra 1 e 1,20 euro.
Più articolata la situazione delle arance Tarocco, che presentano una forbice di prezzo più ampia a seconda del confezionamento e del calibro. Le partite alla rinfusa, calibro 60‑68, oscillano tra 0,80 e 1 euro il chilo, mentre i formati a più strati mostrano un progressivo aumento: il calibro 62‑70 si attesta tra 1 e 1,20 euro il chilo, il 64‑73 sale fino a 1,30–1,40 euro il chilo, e i calibri più importanti, 70‑80, raggiungono 1,50–1,70 euro il chilo. Il segmento premium è rappresentato dal monostrato 77‑88, che tocca valori tra 2 e 2,20 euro il chilo.
Buona anche la performance delle Washington Navel, che nei calibri 77‑88 in confezione a più strati si posizionano tra 1,30 e 1,50 euro il chilo.
Clementine Orri sopra i 3 euro
Sul fronte delle clementine Hernandina, il mercato mostra un rafforzamento progressivo. Le partite italiane, calibro 58‑63, si collocano tra 1,60 e 1,80 euro il chilo, mentre il prodotto spagnolo della stessa pezzatura viaggia leggermente più in alto, tra 1,70 e 1,90 euro il chilo. Il calibro superiore, 63‑67, sempre di origine spagnola, raggiunge valori compresi tra 2 e 2,20 euro il chilo, segnale di una domanda sostenuta per i frutti più selezionati.
Le clementine Orri, in particolare, confermano un posizionamento elevato, con differenze sensibili tra prodotto israeliano e spagnolo. Le Orri calibro 58‑63 provenienti da Israele si collocano tra 3,10 e 3,30 euro il chilo, mentre la stessa pezzatura di origine spagnola viaggia su valori leggermente inferiori, tra 2,90 e 3 euro il chilo. Il quadro si ripete anche per il calibro superiore 63‑67: Israele mantiene la fascia più alta, tra 3,30 e 3,50 euro il chilo, mentre la Spagna si attesta tra 3 e 3,20 euro il chilo.
Più morbido invece l’andamento delle clementine Tango spagnole, calibro 63‑67, che si muovono tra 1,60 e 2 euro il chilo, confermandosi un’alternativa più accessibile rispetto alle Orri.
Limoni a 1,50 euro per prodotto siciliano e spagnolo
Sul fronte dei limoni, il Primo Fiore mostra una buona stabilità. Il prodotto siciliano, calibro 58‑63, oscilla tra 1,40 e 1,60 euro il chilo, mentre quello spagnolo della stessa pezzatura si colloca leggermente più in alto, tra 1,50 e 1,70 euro.
Resta invece su livelli decisamente premium lo Sfusato Amalfitano Igp, confezionato in monostrato con foglia. Il calibro 63‑68 della Costa d’Amalfi si posiziona tra 2,40 e 2,60 euro il chilo, confermandosi un prodotto di nicchia molto ricercato.
I kiwi a Verona: sopra i 2 euro, il giallo sui 5
Il prodotto locale a Verona continua a essere ben presente: i kiwi confezionati in casse da 10 kg, con pezzatura 95/115, si collocano tra 2,3 e 2,5 euro il chilo, mentre la pezzatura più grande, 120/130, sale leggermente e si muove tra 2,6 e 2,8 euro il chilo. Accanto al prodotto locale, il mercato propone kiwi italiani venduti sfusi nella pezzatura 130/140: qui le quotazioni si mantengono su livelli simili, tra 2,7 e 2,8 euro il chilo per un calibro più generoso.
Sul fronte dei kiwi gialli, il mercato mostra valori più elevati. Il prodotto italiano confezionato in padelle si colloca tra 4 e 4,5 euro il chilo, mentre il Sun Gold neozelandese, proposto in confezione doppia da 25 pezzi, raggiunge 5–5,5 euro il chilo.
Il listino della frutta secca, arachidi: Egitto più economico, Israele più selezionato
Le arachidi tostate provenienti dall’Egitto, pezzatura 8–10, sono quotate tra 3,8 e 4 euro il chilo.La pezzatura 7–9 sale leggermente, con valori compresi tra 4,5 e 5 euro il chilo. Decisamente più alte le quotazioni delle arachidi israeliane Giant, vendute sfuse in confezioni da 5 chili: qui il mercato si posiziona tra 5,8 e 6 euro il chilo.
Fichi secchi: Grecia più competitiva. Mandorle californiane
I fichi secchi bianchi di origine greca si muovono tra 10 e 11 euro il chilo. Il prodotto nazionale sale invece a 12–13 euro il chilo.. Le mandorle californiane con guscio sono quotate tra 9 e 10 euro il chilo.
Le sgusciate, sempre dalla California, salgono a 9,5–10,5 euro il chilo.
Nocciole tra Francia, Italia e Turchia
Le nocciole con guscio di provenienza italiana si muovono tra 7,5 e 8,5 euro il chilo, mentre la varietà Oregon di origine francese si colloca su valori molto simili, attorno a 7,8–8,2 euro il chilo.
Molto più alte le quotazioni delle nocciole sgusciate: quelle italiane raggiungono 19–20 euro il chilo, mentre il prodotto turco si mantiene su livelli più bassi, tra 14 e 15 euro il chilo.
Noci: tante provenienze
Il mercato delle noci a Verona continua a essere molto articolato, con differenze sensibili tra varietà, origine e pezzatura. Le Chandler cilene restano tra le più competitive: la pezzatura 32 è la più economica, con valori compresi tra 3,3 e 3,8 euro il chilo, mentre la 34/36 sale tra 4 e 4,5 euro. Più selezionata la 36/38, sempre cilena, che si colloca su 5,2–5,3 euro il chilo. La California mantiene invece un posizionamento più alto: la Chandler 34+ viene scambiata tra 5,3 e 5,5 euro il chilo, confermando una maggiore valorizzazione del prodotto statunitense.
Accanto alle Chandler, il mercato propone anche le Franquette francesi, che mostrano una forbice interessante: la pezzatura 30/32 si muove tra 3,5 e 3,8 euro il chilo, mentre la 32/34 sale a 4,4–4,6 euro il chilo, posizionandosi su livelli intermedi tra il prodotto cileno e quello californiano. Si aggiungono poi le noci Howard, che ampliano ulteriormente il quadro delle quotazioni. L’Argentina propone la pezzatura 32/34 tra 3,8 e 4 euro il chilo, mentre la pezzatura 36 sale a 4,6–5 euro il chilo. La California, invece, si conferma su valori più elevati anche per questa varietà: la Howard 34+ viene scambiata tra 4,6 e 4,8 euro il chilo, mantenendo un differenziale positivo rispetto al prodotto sudamericano.
Noci di cocco, pinoli, pistacchi, prugne secche e uva secca
Nel comparto della frutta secca più specialistica, il mercato di Verona mostra dinamiche molto diverse da prodotto a prodotto. Le noci di cocco provenienti dalla Costa d’Avorio restano tra le voci più accessibili dell’intero listino, con quotazioni comprese tra 1,4 e 1,5 euro il chilo.
Ben diverso il quadro dei pinoli, dove la forbice tra origine italiana e prodotto estero è particolarmente evidente. I pinoli di provenienza italiana collocano su livelli molto elevati, tra 55 e 57 euro il chilo, riflettendo la scarsità dell’offerta nazionale e la forte domanda del settore industriale. Più contenuti i valori del prodotto russo, che si muove tra 39 e 40 euro il chilo.
I pistacchi statunitensi confezionati, pezzatura 18–20 si presentano con quotazioni comprese tra 14,6 e 15 euro il chilo. Per quanto riguarda le prugne secche, la Francia propone la pezzatura 30–40 tra 4,4 e 4,6 euro il chilo, mentre il Cile, con il prodotto disossato in confezioni da 5 k chili, sale a 7–7,5 euro il chilo, evidenziando il valore aggiunto della lavorazione.
Chiude il quadro l’uva secca Sultanina, dove si osservano differenze nette tra origine e tipologia di confezionamento. Il prodotto cileno confezionato si colloca tra 7,5 e 7,7 euro il chilo, mentre la Sultanina turca sfusa scende a 5,4–5,5 euro il chilo, risultando la più competitiva del segmento. La stessa varietà turca, ma confezionata, sale invece a 6,4–6,5 euro il chilo, segno che il packaging incide in modo significativo sul prezzo finale.