La filiera ortofrutticola italiana è tra le più esposte all’aumento dei costi operativi. Si legge nell’indagine Doxa realizzata per Rse (Ricerca sul sistema energetico Spa) su un campione di 100 aziende per filiera: il peso della manodopera e dell’energia rappresenta oggi la principale criticità per la competitività del prodotto finito, sia nella fase agricola sia in quella di lavorazione.
Quanto pesa ogni voce di costo sul prodotto finito
Secondo i dati raccolti, la manodopera incide per il 67% sul costo finale di frutta e verdura, mentre l’energia pesa per il 59%. Seguono i macchinari con il 16%, le materie prime con il 10% e la logistica con il 9%.
Nella fase di lavorazione, oltre ai consumi energetici e alla manodopera, incidono in misura minore l’intermediazione commerciale, il marketing e la logistica distributiva, che rappresentano complessivamente una quota residuale del costo finale.

È un quadro che evidenzia come la filiera sia fortemente dipendente da fattori produttivi ad alta intensità di lavoro e di energia, due elementi particolarmente sensibili alle oscillazioni dei prezzi e alle dinamiche macroeconomiche degli ultimi anni.
Una filiera frammentata, con risorse limitate
La struttura del settore, poi, amplifica queste criticità. Il 74% delle aziende agricole italiane ha una dimensione economica inferiore ai 25mila euro, mentre l’84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Una prevalenza di micro-imprese secondo i ricercatori che rende complesso investire in tecnologie avanzate, sistemi di efficientamento energetico o macchinari di nuova generazione. I mezzi per ridurre la dipendenza dai costi di manodopera ed energia.
La scarsità di capitale e competenze interne specializzate rallenta l’adozione di soluzioni innovative, soprattutto nei segmenti più frammentati o a basso valore aggiunto, dove la tradizione produttiva pesa ancora più della spinta al cambiamento.
Le leve per ridurre i costi: energia, innovazione, sostenibilità
Il documento Rse individua quattro pilastri strategici per accompagnare la filiera verso modelli più efficienti: energia rinnovabile ed efficienza, innovazione tecnologica, sostenibilità economica e sostenibilità sociale. L’autoproduzione energetica, l’elettrificazione dei processi e l’integrazione delle rinnovabili rappresentano oggi tra le leve più efficaci per ridurre i costi operativi, ma richiedono investimenti iniziali che non tutte le imprese sono in grado di sostenere.
Accanto all’energia, l’innovazione digitale e l’agricoltura di precisione offrono un contributo decisivo. Secondo l’indagine Rse, quasi sei aziende su dieci che hanno introdotto almeno una tecnologia digitale o di precisione hanno registrato risparmi significativi sia sui costi diretti sia sull’impiego dei fattori produttivi. La riduzione dei consumi energetici rappresenta il 41% dei risparmi totali, mentre l’ottimizzazione dell’uso dell’acqua incide per il 17%. La distribuzione mirata consente inoltre di diminuire l’impiego di diserbanti, fertilizzanti e sementi, con tagli che, nei casi supportati da sistemi Dss e algoritmi di intelligenza artificiale, possono superare il 60%.
Dove si applica l’innovazione lungo la filiera
Le tecnologie digitali trovano applicazione in tutte le fasi della filiera ortofrutticola. In campo, sensori, droni, sistemi Gps/Gis e macchine a tasso variabile permettono di monitorare lo stato delle colture e intervenire solo dove necessario, riducendo sprechi e input produttivi. Nella trasformazione, l’automazione avanzata e i sistemi di controllo in linea migliorano la qualità del prodotto e riducono gli assorbimenti energetici.
Durante la logistica, packaging intelligenti e imballaggi attivi monitorano temperatura e freschezza, contribuendo a estendere la shelf-life e a contrastare lo spreco alimentare. Infine, piattaforme IoT e blockchain garantiscono tracciabilità e trasparenza, elementi sempre più richiesti dal consumatore.
Una transizione possibile, ma non automatica
La transizione energetica e digitale dell’ortofrutta non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere. Tuttavia, la presenza di micro-imprese, la limitata capacità di investimento e le resistenze culturali frenano a svolta.
Misure come il “Parco Agrisolare”, che ha finanziato oltre 30mila imprese con una dotazione superiore ai tre miliardi di euro, dimostrano che l’intervento pubblico può accelerare l’adozione delle rinnovabili e generare risparmi stimati in oltre 500 milioni annui.