Nata nel 2013 e riconosciuta come Organizzazione di produttori dal 2014, l'Op Il Guscio, con sede a Visciano (Napoli), conta oggi oltre 250 soci, quasi tutti campani, con una superficie che si avvicina ai mille ettari.
"Nelle annate buone arriviamo a superare i 20mila quintali. Il prodotto principale è la nocciola, insieme a noci e castagne. Lavoriamo soprattutto con l'industria di trasformazione, con una presenza forte sul mercato locale e regionale. Con le industrie abbiamo costruito rapporti che durano nel tempo: forniture programmate, filiera controllata e tracciata. La logica è semplice: aggregare l'offerta, tenere standard qualitativi condivisi, avere rapporti stabili. Così l'industria ha più garanzie e noi produttori più potere contrattuale", spiega a myfruit.it il direttore Sabato Castaldo.
Nel 2024, la cooperativa ha ottenuto il marchio Ue “prodotto di montagna” per la nocciola campana. "Per noi vuol dire identità e tracciabilità. Non è solo un logo sulla confezione: è uno strumento europeo che dice chiaramente da dove viene il prodotto. E per la corilicoltura campana questo conta molto, perché i nostri noccioleti stanno spesso in collina o in montagna, dove produrre costa di più, la meccanizzazione è complicata e le rese non reggono il confronto con le grandi pianure internazionali".
A questo si aggiunge il percorso per il marchio Deco Nocciola di Visciano, sostenuto da Comune e Regione Campania. "Il territorio, se raccontato bene - aggiunge - può davvero fare la differenza. Il nostro prodotto è stato valorizzato anche in Rai, con maestri artigiani importanti. Bella visibilità, ma resta un mercato di nicchia, rivolto a botteghe e pasticcerie artigianali. Ora l'obiettivo è trasformare questa reputazione in un mercato stabile, che porti un ritorno economico vero ai produttori"
La sostenibilità? Ambientale, ma anche economica
Il biologico ormai copre oltre 500 ettari delle aziende associate "ma - sottolinea Castaldo - fatica ancora a entrare nella Gdo per via dei costi e di una domanda che spesso non lo riconosce nel prezzo. Per questo la nostra attenzione ambientale va oltre il marchio bio: tutela del suolo, uso dell'acqua, monitoraggio fitosanitario, formazione dei soci. Le analisi che facciamo confermano quasi sempre l'assenza di residui, o comunque valori ben dentro i limiti di legge. Ma la sostenibilità deve reggere economicamente. Conta davvero quando è concreta e si può misurare, non quando resta uno slogan. Lavoriamo per essere più efficienti, sprecare meno, restare competitivi".
La situazione oggi in campo
Guardando all'immediato, la situazione oggi in campo non è omogenea e va pertanto valutata con prudenza. Le aspettative per il 2026 erano migliori rispetto alla difficile campagna precedente, ma caldo e siccità hanno creato problemi in diverse zone. Anche la Regione Campania, nel mese di agosto, ha segnalato danni da siccità su noccioleti e castagneti.
Nel frattempo, la cimice asiatica continua a farsi sentire. In Campania nel 2026 la rete di monitoraggio regionale è andata avanti, con circa 90 siti di osservazione. "Io preferisco sempre aspettare il prodotto in magazzino prima di dare giudizi. L'anno scorso sembrava un'annata discreta, poi al momento della sgusciatura abbiamo trovato più cimiciato del previsto e la resa è calata parecchio. Nel nocciolo non basta guardare quanta frutta c'è sulla pianta: contano peso, riempimento del seme, resa alla sgusciatura, difetti. È lì che si vede davvero come è andata l'annata", commenta il direttore dell'Op.
Sul fronte mercato, è innegabile la pressione degli altri Paesi produttori. "Bisogna essere realisti. Con la Turchia non si compete sul prezzo. In Campania i volumi aumentano, ma se vendiamo alla rinfusa i nostri produttori ci rimettono. Nelle aree interne, dove si lavora in pendenza o su appezzamenti piccoli e frammentati, la gestione ordinaria costa dai 2.500 ai 3.500 euro a ettaro, una cifra enorme rispetto ai competitor stranieri".
Per difendere i margini la cooperativa lavora su tre fronti: "Prima di tutto bisogna abbattere i costi in campo, portare raccolta e potatura alla meccanizzazione totale, ottimizzare i trattamenti. E poi, stop assoluto alla vendita del prodotto in guscio appena raccolto perché così il valore aggiunto resta ai commercianti. E infine dobbiamo muoverci uniti come Op, firmare contratti di filiera pluriennali con le industrie dolciarie di alta gamma, con un prezzo minimo che copra davvero i costi dei soci".
Snack salutistici: un progetto strategico di filiera
L'Op non tralascia nemmeno il segmento degli snack salutistici e monoporzione: "È un segmento ad altissimo valore aggiunto che vogliamo presidiare direttamente, uscendo dalla logica delle forniture industriali generiche". In programma un progetto strategico di filiera finanziato tramite i fondi regionali del Csr Campania: "Non si tratta di un'iniziativa isolata, ma di un piano strutturato che coinvolge direttamente la nostra Op come produttrice di materia prima d'eccellenza e trasformatori artigianali locali, che spesso sono aziende nostre socie. L'obiettivo tecnico di questa sinergia è chiara: creare una filiera corta e circolare, 100% campana. equamente tra l'agricoltore che coltiva e l'artigiano socio che trasforma".
Cambiamenti climatici e parassiti: variabili strutturali
Ma prima di tutto serve una produzione costante in qualità e volumi. Da affrontare dunque sfide come quelle legate al clima e alle problematiche fitosanitarie. L'Op organizza incontri sul territorio per formare i soci e proporre soluzioni mirate. Si colloca in tale contesto il monitoraggio Cimice asiatica 4.0 che prevede capannine meteo e trappole smart nei corileti. "Attraverso modelli previsionali basati sui gradi giorno, monitoriamo i cicli biologici degli insetti e inviamo alert mirati via smartphone ai soci, intervenendo solo dove e quando serve per salvare la resa alla sgusciatura". C'è poi il Progetto Oidio 2026, la ricerca sul campo e la fertilizzazione a impatto zero per rigenerare il suolo, abbattere i costi dei concimi chimici e aumentare la ritenzione idrica del terreno contro la siccità. "Dietro a tutto questo, però, ci sono i nostri tecnici e agronomi, sempre sul campo con i produttori, a tradurre la scienza in consigli pratici".
Giovani e corilicoltura: voglia d'innovazione
Negli ultimi anni è stato registrato un incremento del numero di giovani in agricoltura. Oggi l'Op conta più di 200 giovani tra i propri soci. Tuttavia, questa crescita ha subito un brusco arresto, soprattutto nelle aree interne campane.
"Questi territori sono purtroppo caratterizzati da vincoli orografici importanti, dalla percezione di un reddito molto basso e da costi gestionali elevati. L'assenza di politiche importanti e strutturali a sostegno delle nuove generazioni dimostra che l'intero sistema ha bisogno di un nuovo assetto. I nostri giovani vogliono innovare, credono nella tecnologia e nella filiera corta. Le istituzioni devono ascoltare chi vive il campo per proteggere il futuro di queste imprese e impedire lo spopolamento delle nostre aree interne".
Per Castaldo sono tre gli obiettivi che bisogna raggiungere per difendere la corilicoltura campana. "Il primo - spiega - è portare avanti il progetto di filiera, per prenderci la nostra parte di valore aggiunto sul mercato finale. E' inoltre necessario continuare la lotta scientifica al clima e ai parassiti, per abbassare i costi. Il terzo punto riguarda le istituzioni e "un nuovo assetto dell'agricoltura eroica che superi i vecchi bandi a fondo perduto e la burocrazia scollegata dalla realtà dei terreni in pendenza. Anche qui, il lavoro dei tecnici e degli agronomi della nostra Op resta centrale: sono loro, ogni giorno sul campo, a trasformare scienza e innovazione in reddito per i produttori".