Economia e costi

11 maggio 2026

Ok i contratti per la campagna pomodoro 2026

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L’Organizzazione interprofessionale pomodoro da industria Nord Italia, che nel corso della campagna 2025 ha monitorato i pagamenti fra gli operatori della filiera in una nota sottolinea che tutti i trasferimenti economici sono stati completati regolarmente e nei termini di legge, dalle imprese di trasformazione alle organizzazioni di produttori agricoli e da queste ai soci produttori.

In continuità con quanto previsto dall’accordo quadro Nord Italia del 27 marzo, le organizzazioni di produttori e le imprese di trasformazione associate hanno definito i contratti per il pomodoro da industria della campagna 2026, depositandoli presso l’Oi per verificarne la coerenza con gli impegni assunti nel contratto quadro. Tali contratti costituiranno, durante la campagna, la base per il monitoraggio delle quantità e della qualità effettivamente consegnate.

Le rilevazioni 

Per la prima volta, nel 2025 è stata avviata la raccolta dei dati relativi agli stock, rilevati come pomodoro fresco equivalente presente nei magazzini industriali al 30 giugno e al 31 dicembre, con l’obiettivo di costruire nel tempo una serie storica utile alla programmazione produttiva.

Al termine della campagna 2025, in base alle regole condivise approvate dai soci dell’Oi, sono stati raccolti ed elaborati i dati relativi ai prodotti ottenuti dalla prima trasformazione di oltre 3 milioni di tonnellate di pomodoro fresco, coltivato su circa 45mila ettari e lavorato nei 28 stabilimenti dell’areale. La campagna, iniziata a metà luglio e durata circa tre mesi, ha portato a una produzione composta per il 39% da polpe, per il 33% da passate, per il 27% da concentrati e per l’1% da sughi.

Più valore aggiunto, il 7% biologico

L’Oi evidenzia come, nel tempo, la produzione si sia progressivamente orientata verso lavorazioni a più alto valore aggiunto. In particolare, la quota di pomodoro destinata alla passata è cresciuta dal 23% al 33% nell’arco di dieci anni, confermando il Nord Italia come area leader di questo segmento. La passata viene ottenuta esclusivamente da pomodoro raccolto nei campi dell’areale e consegnato fresco alle imprese, come previsto dalla normativa italiana dal 2005. Circa il 93% del pomodoro lavorato proviene da produzione integrata, mentre il 7% è di origine biologica; anche in questo segmento la passata rappresenta il principale prodotto finito.

I canali commerciali di destinazione mostrano una sostanziale stabilità nel tempo, con una ripartizione che vede l’industria assorbire circa la metà della produzione, seguita dal canale Horeca e dal retail, che si dividono il restante volume con oscillazioni limitate negli anni.

Con questi numeri, il Nord Italia si conferma il principale distretto produttivo europeo per il pomodoro da industria. L’Organizzazione interprofessionale auspica inoltre che l’obbligo di indicare l’origine del pomodoro nei prodotti finiti, già previsto dalla normativa italiana, venga esteso a livello europeo, a beneficio dei consumatori, degli agricoltori e delle imprese che operano nel rispetto delle norme e della trasparenza.


Fonte: Organizzazione interprofessionale pomodoro da industria Nord Italia

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