Ingrosso

11 febbraio 2026

Mercati: a Torino e Pescara via al lavoro diurno

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Il  Caat, il mercato ortofrutticolo di Torino, si prepara a cambiare pelle. Dopo decenni di attività notturna, da aprile potrebbe scattare il nuovo orario diurno. La decisione definitiva spetterà all’assemblea di Fedagro Torino nelle prossime settimane, ma l’orientamento è ormai chiaro: la maggioranza dei grossisti vuole superare l’attuale apertura alle due del mattino per accompagnare il centro agroalimentare verso una nuova fase.

A spiegare le ragioni di questa svolta a myfruit.it è Vittorio Rovetta, presidente di Fedagro - Confcommercio Torino, l’associazione che riunisce oltre 60 delle circa 70 aziende presenti nel Centro Agroalimentare (Caat). Nei giorni scorsi abbiamo intervistato sul tema il presidente del Caat Fabrizio Galliati, dopo l'inizio del dibattito con Giorgio Licheri da Cagliari. Ma non è finita qui. Anche a Pescara si cambia. Una decisione presa da grossisti ed enti gestori e confermata da un comunicato stampa. 

Un percorso iniziato tre anni e mezzo fa

"Non è una decisione nata oggi", chiarisce Rovetta. "Tre anni e mezzo fa una cinquantina di grossisti chiese spontaneamente di modificare le condizioni di lavoro, a partire dall’orario. Già allora si intravedeva un forte cambiamento nella nostra clientela e nel mercato".

Da quella richiesta è partito un lungo confronto con la proprietà del centro — controllato per oltre il 90% dal Comune di Torino, insieme alla Camera di Commercio e ad altri piccoli azionisti — e con la terza Commissione Commercio del Comune. "Il dialogo è andato avanti per oltre tre anni, tra momenti costruttivi e fasi più complesse".

Il 30 gennaio scorso, dopo una visita dei commissari al Caat, è arrivato un passaggio decisivo: "Il presidente della Commissione ha chiarito che non spetta al pubblico stabilire le condizioni operative del centro agroalimentare. È una scelta che compete a noi operatori", sottolinea Rovetta.

Maggioranza favorevole al cambiamento

Ora la parola torna all’assemblea di Fedagro. "Dobbiamo votare quale orario applicare da aprile", spiega il presidente. Il mese non è casuale: coincide con il passaggio dai prodotti invernali a quelli primaverili-estivi, un momento di naturale ricambio commerciale. Sul principio del cambiamento, ormai, i giochi sembrano fatti. "Su circa 60 iscritti, 8 o 9 sono contrari. Tutti gli altri sono favorevoli a modificare l’orario, anche se con sfumature diverse su quale debba essere il nuovo schema".

Vittorio Rovetta

Il nodo non è più se cambiare, ma come. "Cambiare abitudini è difficilissimo. Sono cinquant’anni che lavoriamo così. Ognuno ha costruito la propria organizzazione su questi ritmi. In assemblea dovremo fare una sintesi: impossibile accontentare tutti al 100%, ma dobbiamo trovare la soluzione migliore per la maggioranza". Se la proposta verrà approvata, da aprile scatterà il nuovo orario.

Perché il notturno non regge più

Le ragioni della svolta sono strutturali. "Dobbiamo guardare al futuro e traghettare il centro agroalimentare in un contesto completamente cambiato", afferma Rovetta. "I consumi sono mutati, la redditività si è abbassata e i prodotti che si vendevano una volta oggi non tirano più". L’orario notturno rappresenta un freno sotto diversi aspetti: Difficoltà nel trovare personale qualificato: "Se proponiamo a un giovane laureato di iniziare alle due del mattino, cade la linea. Non ci richiamano nemmeno".

Un altro punto importante è l'esclusione di una parte della forza lavoro: "Una donna che deve partire alle due di notte per venire al mercato deve essere molto coraggiosa. Di fatto escludiamo il 50% della popolazione". Infine il ricambio generazionale bloccato: "Abbiamo bisogno di creare un’aspettativa di futuro per i giovani. Con questi orari è impensabile".

Le aziende, tradizionalmente a conduzione familiare, devono evolvere: "Servono nuove competenze, capacità di trasformare i prodotti e di intercettare le esigenze del consumatore. Ma con l’attuale organizzazione non riusciamo nemmeno ad accedervi".

Anche i costi pesano

C’è poi il capitolo economico. "Lavorare di notte comporta costi importanti, anche per il centro agroalimentare. E quei costi ricadono su di noi", osserva Rovetta. Inoltre sono cambiate le condizioni logistiche. Un tempo i camion arrivavano molto presto, giustificando l’anticipo delle aperture. "Oggi non è più così. Le regole sui tempi di guida vengono rispettate. Non c’è più la necessità di iniziare alle due del mattino". Il Caat, inoltre, "dispone oggi di spazi adeguati, a differenza del vecchio mercato, dove la scarsità di superficie imponeva una movimentazione rapidissima e anticipata delle merci".

Rilanciare la produzione locale

Un ulteriore obiettivo è rilanciare la produzione orticola piemontese. Oggi la presenza dei produttori locali al centro agroalimentare è marginale.  "Se un produttore raccoglie all’alba e noi abbiamo già chiuso quando la merce è pronta, è evidente che manca uno sbocco", spiega Rovetta. "Così, negli anni, la produzione orticola locale si è progressivamente ridotta". Un orario diurno renderebbe il mercato più accessibile anche ai produttori della piana di Orbassano e Grugliasco, un tempo cuore dell’orticoltura torinese. "Quando spieghi a un agricoltore che deve venire alle due del mattino, ti guarda e ti chiede: ma quando dormo? Se vado al mercato alle due e poi torno a raccogliere, non dormo mai".

Un mercato da traghettare nel futuro

Il confronto con clienti e organizzazioni di categoria continuerà anche dopo il voto, per rendere il passaggio il meno traumatico possibile. "Cambiare non piace a nessuno", ammette Rovetta. "Ma non possiamo nasconderci dietro il fatto che si è sempre fatto così. Dobbiamo pensare al futuro delle nostre aziende". L’obiettivo è chiaro: rendere il mercato ortofrutticolo di Torino più attrattivo, competitivo e sostenibile, capace di intercettare nuove competenze, rilanciare la produzione locale e adattarsi a un settore in profonda trasformazione. La rivoluzione degli orari è solo il primo passo. C'è da capire anche l'effetto degli investimenti del Pnrr per garantire la transizione energetica e digitale del mercato. Per ridurre i costi dell'energia e ottimizzare le contrattazioni grazie al digitale. 

La scelta di Pescara

Il mercato all’ingrosso La Valle della Pescara ed i grossisti  puntano sul diurno. Si legge in nota stampa di Fedagro. Si lavora "all’obiettivo di lungo termine di spostare l’orario di lavoro dal notturno al diurno, una scelta epocale non solo per la realtà territoriale ma anche per il sistema mercati a livello nazionale. Considerato la complessità del fenomeno, il mercato di Pescara ha deciso di procedere con step intermedi, nell’ottica della sostenibilità e della condivisione partendo dal primo passaggio, e cioè aprire il mercato più tardi, e precisamente alle  5,15 con l’obiettivo di arrivare a portare l’orario alle 6 dal lunedì al sabato". Un primo passo. 

Il direttore della Valle della Pescara, Nicola Di Giovacchino: “L’obiettivo del passaggio ad orari di lavoro più moderni, come può essere l’orario diurno è quello di migliorare la qualità del lavoro degli operatori della filiera, abbassare i costi del lavoro notturno e rafforzare l’attrattività nei confronti della professione dei grossisti ortofrutticoli, aspetti fondamentali per rilanciare la categoria". 

"Siamo consapevoli della complessità del processo di cambiamento e del periodo storico che stiamo vivendo, soprattutto le piccole e medie imprese del settore, per questo abbiamo deciso di lavorare tutti insieme, uniti, senza strappi e con la massima condivisione possibile. Con i grossisti, con i produttori locali, i dettaglianti dei mercati rionali, gli operatori della logistica, i quali ci sono venuti incontro per trovare una soluzione comune, scindendo l’orario di contrattazione del mercato dall’orario, dalle 5.15 fino alle 7/8, dall’orario della movimentazione che invece rimane aperto h24. Concludo dicendo che continueremo a lavorare per spostare sempre più avanti l’orario di apertura del mercato per avere orari più moderni, intercettare le tendenze della filiera e dare nuovo vigore alla professione”.

Angelo Palestini, vicepresidente del Gruppo Giovani di Fedagromercati-Confcommercio e referente per i grossisti di Pescara: “E’ solo un primo passo, seppur piccolo, che però ha già dato degli effetti positivi, come continuare a garantire la logistica dei prodotti ed allo stesso tempo lavorare, scaricando e controllando la merce, senza l’interferenza dell’arrivo dei clienti". 

"Ancora, con questa decisione a oggi riusciamo a pesare e scaricare la merce in entrata con più tranquillità, migliorando la sicurezza nel mercato e riducendo gli infortuni, mentre prima lo spostamento della merce nei vari posteggi e nel corridoio centrale rischiava di creare situazioni rischiose per tutti".

Angelo Palestini

"Insieme all’ente gestore e con il supporto della Fedagromercati Nazionale, siamo pronti ad andare avanti su questo progetto, attraverso tanti passi graduali e dialogando con tutti gli attori coinvolti nelle attività del Mercato, ma siamo sicuri che un tale cambiamento potrà portare vantaggio alle tante aziende del mercato di Pescara ed al territorio circostante”.

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