Chiudere con le aperture domenicali dei supermercati e con quelle del sabato nei mercati all’ingrosso. Il dibattito, nato all’interno della Gdo, sta superando i confini commerciali per arrivare anche nei centri agroalimentari. A raccogliere la provocazione – un tema in realtà discusso da anni – è stato Giorgio Licheri, direttore del Mercato Agroalimentare della Sardegna, che in un post su LinkedIn ha rilanciato l’idea della settimana corta.
Myfruit.it lo ha intervistato, si tratta di uno dei protagonisti del webinar dedicato al futuro dei mercati, per illustrare un approccio che rimette al centro il fattore umano.
Dai supermercati ai mercati all’ingrosso: lavorare meno, lavorare meglio
“Lavorare tutti, lavorare meno” era lo slogan degli anni settanta per poi essere ripreso negli anni novanta, grazie anche al sociologo André Gorz. Oggi torna d’attualità in una forma aggiornata: lavorare meno, lavorare meglio. Con più soddisfazione per i lavoratori e meno costi per le aziende. È l’approccio che alcuni esponenti della Gdo, a partire da Coop, hanno rimesso al centro del dibattito sulle aperture domenicali.
Da qui prende slancio anche l’intervento di Giorgio Licheri. “Negli ultimi giorni si è riaperto il dibattito sulla chiusura domenicale dei supermercati, a partire dalla riflessione avviata da Coop. Un tema che riguarda costi, organizzazione, consumi e qualità del lavoro. Da direttore di un mercato all’ingrosso, credo però che questa discussione debba essere estesa anche a un altro anello fondamentale della filiera: i mercati che riforniscono la grande distribuzione, il dettaglio e la ristorazione”.
Abbiamo chiesto al direttore del mercato di Sestu, alle porte di Cagliari, cosa lo abbia spinto a intervenire. “Alcuni operatori mi hanno confermato che dare un po’ di respiro ai dipendenti è diventato fondamentale: lavorare sei giorni su sette, spesso di notte, è estremamente impegnativo. Il timore di perdere personale qualificato è un tema reale, non solo economico, ma legato alla necessità di maggiore attenzione verso chi lavora nelle aziende”.
Non solo sei giorni su sette, ma lavoro che inizia anche alle tre del mattino
Myfruit.it ha dedicato molto spazio, negli ultimi anni, al dibattito sulle aperture diurne dei mercati. Non sono mancate raccolte di firme, tavoli di confronto e rivendicazioni, ma senza che si arrivasse a un risultato concreto. Eppure molti operatori continuano a segnalare le conseguenze negative dell’attuale organizzazione del lavoro.
Licheri lo ribadisce con chiarezza: “I mercati all’ingrosso sono infrastrutture essenziali, ma spesso operano con modelli organizzativi molto pesanti: lavoro notturno continuo, aperture alle quattro del mattino, personale operativo già al lavoro dalle tre. Un lavoro fisicamente e mentalmente usurante, che oggi rende sempre più difficile attrarre e trattenere persone qualificate, non solo nelle attività operative ma anche in quelle amministrative e organizzative”.
“Da oltre trent’anni si parla del passaggio dal notturno al diurno. È un cambiamento complesso, per ragioni logistiche e di servizio, e non sempre immediatamente praticabile. Ma forse è arrivato il momento di affiancare a questa discussione un’altra riflessione strategica”
Oltre il lavoro diurno, la settimana corta
La proposta di Licheri, maturata nel confronto con gli operatori, è "ripensare l’apertura ufficiale dei mercati su cinque giorni settimanali, invece che sei. Non come una rinuncia, ma come un’evoluzione necessaria. Cinque giorni di apertura possono significare: due giorni reali di recupero per il personale, maggiore attrattività del lavoro, anche in presenza di turni notturni, minori costi di gestione e maggiore efficienza organizzativa, più tempo e qualità per l’organizzazione diurna, la digitalizzazione, i servizi online". Questa la proposta.
"Il lavoro non può diventare una forma di resistenza permanente. Deve essere compatibile con la vita delle persone, soprattutto quando è un lavoro essenziale per l’intera filiera agroalimentare. Se vogliamo mercati forti, innovativi e centrali anche domani, dobbiamo avere il coraggio di ripensare i modelli organizzativi di ieri. Questo è, a mio avviso, uno dei confronti che il sistema dei mercati dovrebbe iniziare ad aprire, oggi".
Misura da applicare in alcuni mesi? Le ipotesi allo studio
La linea è chiara, ma sono possibili molteplici declinazioni. Licheri spiega a myfruit.it che la riflessione è legata soprattutto alla necessità di rendere il lavoro più sostenibile, rivedendo l’impegno richiesto agli operatori e distribuendolo meglio tra stagione bassa e stagione alta. “Ogni anno, dal mese di dicembre, entriamo in una fase di forte intensità. L’idea è di programmare per tempo, così da arrivare a febbraio con un cambiamento già avviato”, racconta.
Il punto di partenza, sottolinea, sono state le esigenze dei clienti. Una delle ipotesi allo studio riguarda l’orario di apertura: aprire un po’ più tardi, alleggerendo la pressione sul personale. E rendere attrattivo il lavoro nei box.
Per quanto riguarda le giornate di chiusura: "Le ipotesi allo studio sono la chiusura del lunedì o del sabato limitatamente al periodo di bassa stagione che va da novembre ad aprile. Questa ipotesi verrà verificata con gli operatori e con i clienti in questo periodo per una eventuale sperimentazione a partire da novembre 2026".