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23 aprile 2026

Mango e avocado, il sud Italia gioca la partita tropicale

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Il sud Italia ha tutte le carte in regola per entrare con più decisione nel mercato di mango e avocado, due frutti esotici che ormai non sono più una nicchia ma una categoria strutturale della domanda ortofrutticola

Lo scenario è emerso nella giornata di chiusura di Macfrut, durante la quale un seminario dedicato ha messo insieme numeri di mercato, prospettive produttive e riflessioni su come trasformare un’opportunità climatica in un vero progetto di filiera.

Mercato in forte ascesa

A tratteggiare lo scenario è stato Pietro Mauro, direttore di Fruitimprese, che ha descritto un mercato in forte espansione sia sul fronte delle importazioni, sia su quello dei consumi. L’Italia è oggi il settimo importatore europeo di mango e il quinto per avocado: in 15anni i volumi sono cresciuti rispettivamente del 412% e del 367%, mentre il valore importato è aumentato del 556% per il mango e del 700% per l’avocado. Si tratta di numeri che raccontano una categoria ormai uscita dalla nicchia e diventata strutturale nel paniere ortofrutticolo italiano.

Mauro ha sottolineato anche un dato interessante per leggere il mercato in modo meno statico: una quota dell’importato viene già riesportata, segno che l’Italia non è solo un mercato finale ma può diventare anche un punto di snodo commerciale

In particolare, per il mango, l’export di reindirizzo vale l’8% dei volumi importati; per l’avocado il 6%. Ancora più rilevante è il boom dei consumi tra il 2024 e il 2025: +67% a volume e +60% a valore per il mango, con prezzi in lieve calo, e +39% a volume e +40% a valore per l’avocado, con listini sostanzialmente stabili.

Il sud come piattaforma

Se il mercato cresce, la produzione italiana non può restare a guardare. È qui che entra il ragionamento di Paolo Inglese, ordinario dell’Università di Palermo, che ha inquadrato il tropicale del sud Italia come un fenomeno già in corso, soprattutto in Sicilia, ma ancora tutto da organizzare. Secondo Inglese, i cambiamenti climatici aprono scenari complessi, ma al tempo stesso possono favorire la coltivazione di mango e avocado in areali vocati, purché il settore lavori di sistema e non per iniziative isolate.

Il punto, dunque, non è solo produrre bene, ma costruire una filiera che abbia basi solide: un sistema vivaistico nazionale, una migliore riconoscibilità del prodotto italiano e una strategia capace di valorizzare la filiera corta e la qualità organolettica

Insomma, il tropicale made in Italy non si regge solo sulle condizioni pedoclimatiche, ma sulla capacità di rendere leggibile al mercato un’identità nuova e coerente.

Questa lettura è stata rafforzata dagli interventi di Andrea Passanisi e Michele Ponso, che hanno ricordato come le opportunità offerte da mango e avocado dovranno essere accompagnate da un settore più unito e meno frammentato. È un passaggio tutt’altro che secondario, perché senza coordinamento tra produttori, vivaisti, distribuzione e ricerca il rischio è quello di disperdere un vantaggio competitivo che oggi sembra ancora iniziale.

Antonio Felice con Andrea Passanisi e Michele Ponso

Gdo e filiera

Il panel con la distribuzione ha confermato che il mercato esiste già e cresce in modo solido. Fabio Ferrari, per Coop Italia, e Nicola Buoso, per Conad, hanno raccontato un’esplosione del ruolo di mango e avocado nelle rispettive insegne. 

Buoso ha evidenziato come l’avocado abbia ormai superato l’ananas nel fatturato dell’esotico, mentre Ferrari ha ricordato che in Coop il consumo di avocado è cresciuto del 60% negli ultimi quattro anni. Anche il mango continua a salire, seppure con numeri più contenuti.

Il messaggio comune è che la Gdo crede nella categoria e intravede anche spazio per le produzioni italiane, a patto che queste riescano a garantire continuità, standard qualitativi e una narrazione commerciale più forte. In questo senso, il tropicale italiano non deve solo “esserci”, ma farsi riconoscere come origine capace di aggiungere valore.

Macfrut ha raccontato due facce dello stesso fenomeno: da una parte una domanda che corre e rende mango e avocado categorie sempre più centrali; dall’altra un sud Italia che può trasformarsi in piattaforma produttiva solo se riuscirà a mettere insieme ricerca, vivaistica, qualità, distribuzione e comunicazione. È qui che il tropicale made in Italy smette di essere una suggestione e diventa una vera partita industriale.

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