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16 febbraio 2026

Maltempo: ancora danni al sud

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Pioggia e forte vento: il sud Italia è ancora nella morsa del maltempo. 

Dopo il passaggio per ciclone Harry, che ha colpito le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna, un clima avverso ha continuato a imperversare sul meridione mettendo in pericolo le coltivazioni e generando una situazione di crisi che preoccupa gli imprenditori. Da più parti si sollevano pertanto richieste d'attenzione e di interventi straordinari che possano dare respiro ai comparti a rischio e alle aree più colpite. 

Agrumi di Sicilia, in alcune aree perdite fino al 100%

Il presidente del Distretto degli agrumi di Sicilia Giosuè Arcoria ha scritto una lettera al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida per veder riconosciuto al più presto lo stato di calamità. Nel suo appello, ha sottolineato la gravità della situazione in cui si trova l’agrumicoltura siciliana: "Le recenti avverse condizioni meteo hanno devastato intere aree agricole e distrutto gli agrumeti di tutto il territorio siciliano: dalla provincia di Catania a quelle di Siracusa e Ragusa e in maniera altrettanto drammatica, anche le province di Agrigento, Enna e Palermo",  scrive Arcoria. 

I danni sono ingenti e diffusi per l'intero comparto agricolo siciliano e risultano particolarmente pesanti per il settore agrumicolo, (colpito da cascola dei frutti e ammuffimento) che ha subito perdite stimate da un minimo del 40% fino al 100% della produzione in alcune zone, poiché la maggior parte degli agrumi era ancora sugli alberi al momento degli eventi calamitosi.

Alla luce di ciò, il Distretto chiede di valutare, con estrema urgenza, la dichiarazione dello stato di calamità naturale richiesta dalla Regione Siciliana, in modo di attivare tutti gli strumenti straordinari di sostegno che permettono di tutelare il tessuto produttivo del territorio. "In particolare, le chiediamo - scrive Arcoria - di considerare misure quali il blocco dei mutui e delle riscossioni tributarie, la sospensione dei versamenti degli oneri previdenziali, nonché ulteriori interventi di supporto economico e finanziario indispensabili per garantire la sopravvivenza delle aziende agrumicole colpite”. 

Sardegna, aranceti e ortaggi sommersi dall'acqua

Non diversa la situazione in Sardegna. Il forte vento ha sferzato sul Sarrabus, nel sud dell'isola, colpendo duramente le campagne di Villaputzu, San Vito, Muravera e Castiadas e dando il colpo di grazia agli agrumi già indeboliti dal maltempo dei giorni precedenti. Le raffiche hanno così provocato una massiccia cascola con quintali di agrumi finiti a terra e ormai invendibili. I frangiventi, sradicati dalla forza del vento, si sono abbattuti sugli alberi distruggendo interi filari. Gravi anche i danni alle infrastrutture: strade compromesse, aziende isolate e blackout prolungati causati dalla caduta dei pali elettrici, con ripercussioni immediate sul lavoro quotidiano e sulla produttività delle imprese agricole. 

Nel Villacidrese gli agrumeti sono stati sommersi dall’acqua. Nel Medio Campidano a pagare il prezzo più alto è il carciofo, eccellenza produttiva sarda, oggi in forte sofferenza a causa dei campi allagati, della difficoltà di drenaggio e, in alcuni territori, della tracimazione delle dighe che ha riversato acqua nei terreni agricoli. La situazione è critica anche per l’orticoltura in pieno campo: semine bloccate, produzioni compromesse e ortaggi che marciscono nei campi in un momento cruciale della stagione. 

“Siamo vicini e sosteniamo tutte le aziende e le famiglie colpite assicurando la massima attenzione da parte di tutte le strutture dell’associazione, dichiarano Giorgio Demurtas e Giuseppe Casu, presidente e direttore di Coldiretti Cagliari che ha chiesto ai sindaci dei territori interessati l’attivazione delle procedure per la dichiarazione dello stato di calamità naturale.

Ma rispondere all'emergenza non basta: "Eventi estremi sempre più frequenti e ravvicinati, tra piogge persistenti, vento distruttivo, alluvioni e siccità, non possono più essere considerati eccezioni - conclude Coldiretti Cagliari - serve una risposta strutturale e una programmazione efficace".

Sul tema è intervenuta anche la Copagri Sardegna.  Il presidente Giuseppe Patteri, spiega che “il maltempo ha danneggiato anche numerose strutture aziendali e impianti irrigui, compromettendo inoltre la viabilità rurale, con tutti gli ulteriori problemi che da ciò conseguono”. Subito attivato un canale di raccolta delle segnalazioni e, sulla base delle comunicazioni ricevute, avviata una prima ricognizione tecnica nelle aree maggiormente esposte. “In poche ore si sono registrati allagamenti e ristagni idrici nei terreni più bassi e nei fondi con drenaggi insufficienti, con conseguente asfissia radicale e danni diretti alle colture in atto”, aggiunge Beppe Giuseppe Bullegasche nelle scorse ore ha effettuato diversi sopralluoghi riscontrando un quadro diffuso di criticità. Difficile, al momento la stima dei danni. Patteri e Bullegas sottolineano il carattere urgente "di risposte immediate e strumenti concreti, poiché senza interventi rapidi si rischiano di compromettere interi raccolti, con pesanti ricadute in termini di programmazione e di redditività”.

Calabria, serve un piano di manutenzione del territorio

Dalla Calabria si solleva la voce di Cia per la quale al maltempo si somma la scarsa cura dei crinali, l’assenza di manutenzione ordinaria e una pulizia degli alvei fluviali che resta, troppo spesso, solo sulla carta. "Le aree interne della regione, cuore pulsante dell’agricoltura e presidio fondamentale contro il dissesto idrogeologico - si legge in una nota - hanno necessità di interventi molto più incisivi e risolutivi sia sul piano infrastrutturale per le politiche di contesto che sul piano della messa in sicurezza dal dissesto idrogeologico".

“Il territorio non si governa con l'emergenza, ma con interventi continui di manutenzione - dichiara il presidente di Cia Calabria, Nicodemo Podella-. Assistere ogni anno allo stesso copione di fiumi che esondano e versanti che cedono è inaccettabile". Cia Calabria torna dunque a chiedere con forza un Piano straordinario di manutenzione del territorio che passi anche attraverso il coinvolgimento diretto delle aziende agricole, profondi conoscitori delle criticità presenti e con mezzi e attrezzature adeguate; interventi strutturali e non episodici sugli alvei fluviali, per la loro pulizia profonda da sedimenti accumulati nel tempo e dalla presenza di imponenti boscaglie che impediscono il normale deflusso delle acque, per la messa in sicurezza dei costoni nelle aree montane, per il rafforzamento degli argini nelle aree di pianura, per prevenire esondazioni che distruggono raccolti e infrastrutture; politiche reali per le aree interne, con investimenti in servizi e infrastrutture anche per mitigare il dissesto idrogeologico e quindi per fermare l’abbandono.

"Non possiamo più permetterci - continua Cia Calabria - di aspettare il prossimo ciclone per ricordarci che la Calabria è una terra fragile. È tempo di interventi immediati e risolutivi, prima che l’ultimo agricoltore decida di abbandonare il proprio presidio. Nel frattempo, è necessario fare una veloce ricognizione dei danni alle infrastrutture sui territori colpiti per il loro ripristino e per predisporre adeguati ristori alle aziende agricole che permetta loro di riprendere a produrre". 

Anche per Conaf (Consiglio dell'Ordine nazionale dei dottori agronomi e dei dottori forestali), la riduzione del rischio passa da una programmazione coerente sul bacino e sul reticolo idrografico minore, dalla gestione dei versanti e dalle regimazioni diffuse. Allo stesso modo serve tempestività amministrativa. La semplificazione non può scattare soltanto nella fase emergenziale: “Serve pianificazione con regia unitaria e interventi continui sul bacino e sul reticolo idrografico: non azioni disomogenee che lasciano scoperte le aree più fragili. Il nodo è la rapidità: procedure snelle per la prevenzione, così da avviare manutenzioni e opere in tempi certi” - dichiara Monica Cairoli, coordinatrice del Dipartimento clima e ambiente Conaf.

Prandini (Coldiretti): lavorare sui bacini di accumulo

Su cambiamenti climatici e maltempo e soprattutto su quanto si potrebbe - e dovrebbe fare - per evitare il più possibile i danni è intervenuto anche Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, in occasione della mobilitazione a Bologna. “Serve una svolta, intervenendo nella prossima Politica agricola comune per aumentare le risorse destinate agli strumenti assicurativi e al riconoscimento dei danni subiti dalle aziende, dopo aver recuperato 10 miliardi e scongiurato i tagli".

Prandini punta il dito sul mancato intervento sui bacini di accumulo: "Ne parliamo da anni, ma i passi avanti concreti sono ancora pochi. Oggi tratteniamo mediamente solo l'11% dell’acqua piovana. L’acqua sarà fondamentale non solo per l’agricoltura, ma anche per lo sviluppo della tecnologia, dell’innovazione e dell’intelligenza artificiale. Perdere questa sfida è un lusso che il nostro Paese non può permettersi”. 


Fonte: Distretto produttivo agrumi di Sicilia - Coldiretti Sardegna - Copragri Sardegna - Cia Calabria - Coldiretti - Conaf

 


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