Al mercato ortofrutticolo di Milano il tropicale non è più un segmento di nicchia, ma un universo complesso fatto di stagionalità che si sovrappongono, accordi internazionali e consumatori sempre più diversificati.
Giorgio Donnarumma, import manager di Nuovafrutta Srl, è uno dei professionisti che meglio conoscono questo ecosistema: da vent’anni segue direttamente le campagne di mango, avocado e altri prodotti tropicali, costruendo relazioni stabili con produttori in tre continenti e adattando ogni settimana l’offerta alle oscillazioni del mercato. A myfruit.it spiega i meccanismi e le particolarità del settore.
Non il mango, ma i manghi che cambiano da Paese a Paese
“Il nostro lavoro – spiega – è capire le opportunità nei vari paesi, con le loro stagionalità e varietà. Il mango non è uno solo: cambia completamente da Messico, Perù, Santo Domingo, Brasile o Spagna”. Il Kent resta la varietà più richiesta nel via aerea, mentre da Santo Domingo arriva il mango Mingolo, giallo e molto diverso dai mango rosso-arancio a cui il consumatore italiano è abituato.

“È buonissimo, ma lo vendiamo soprattutto nel mercato etnico”, racconta Donnarumma. "Dal Brasile, invece, il via mare porta Tommy Atkins e Palmer, destinati soprattutto alla grande distribuzione".
Programmi annuali e relazioni di fiducia con i produttori
Il cuore dell’attività di Nuovafrutta è la programmazione. “Stabiliamo programmi quasi sempre un anno prima”, spiega Donnarumma. Si tratta di accordi strutturati che garantiscono quantità, calibri e continuità. “In Messico lavoriamo da tantissimi anni con un’azienda che ci garantisce un numero di casse settimanali. Lo stesso accade in Perù: il nostro fornitore ci riserva una parte della sua produzione”.

La relazione è tutto: "Permette flessibilità sui prezzi, gestione delle settimane difficili e capacità di assorbire volumi extra quando il produttore ne ha bisogno. Il successo sta nell’individuare i soggetti più idonei a garantirci qualità, continuità e prezzo”.
L'estate 2026 complicata: clima, consumi e stagioni che si sovrappongono
Donnarumma non nasconde che l’estate è stata particolarmente difficile: “Giugno e luglio sono stati pesanti. Il cambiamento climatico, la situazione internazionale, i consumi: tutto si è sommato”.
Le stagioni si sono spostate. “Quando ho iniziato, il Perù partiva a dicembre e finiva a marzo-aprile. Oggi inizia a novembre e arriva fino a fine maggio”. Una finestra lunghissima che ha cambiato gli equilibri globali.
Il caso Spagna e il ruolo delle aste
Tra le campagne più particolari c’è quella spagnola, che dura circa un mese e mezzo. “In Spagna lavoriamo con un soggetto di fiducia che compra per noi il mango in campo. Ogni giorno ci comunica il prezzo dell’asta e decidiamo quanti bancali prendere”. Un lavoro quotidiano, diverso dalle altre origini.
Israele, Egitto e il tema delle varietà
Il mango israeliano è meno centrale. “Il Kent c’è, ma poco. Le altre varietà – Aja, Maya, Shelly – sono buone, ma il mercato le percepisce come sostitutive del Kent.” Non aiuta la complessità del sistema israeliano, che spesso nazionalizza mango egiziano. L’Egitto è un grande produttore, ma sono meno professionali nella lavorazione".
Un mercato che cambia: il peso crescente degli stranieri
Il documento evidenzia un cambiamento strutturale: “Oggi il 60-70% dei nostri clienti è straniero. Basta andare nei mercati: la presenza è enorme. Si tratta di negozi e distributori nordafricani, sudamericani, asiatici, oltre a grandi realtà italiane che acquistano prodotti tropicali specifici come platano, manioca".
Avocado: il tropicale che ha conquistato tutti
L’avocado è ormai mainstream. “Lo mangiano tutti, italiani compresi. Le campagne principali sono Perù, Israele, Sudafrica e Marocco”.

La varietà regina è l’Hass, seguita dal Pinkerton. Nuovafrutta lavora con più produttori per ogni origine, per garantire continuità e gestire imprevisti. L’avocado è un prodotto ad alto rischio: se matura troppo in fretta diventa complicato. Serve spazio, celle adeguate, gestione accurata”.
I nuovi protagonisti: dragon fruit e cocco da bere
Tra i prodotti emergenti, Donnarumma cita il dragon fruit: “È il frutto moderno: bellissimo, di moda, usato nei cocktail. Da mangiare non è il massimo, ma piace”. L’altro boom è il cocco da bere, lavorato per essere consumato con una cannuccia: “Da aprile a settembre ne vendiamo tantissimo. È un prodotto che sta esplodendo”.

La granadilla è molto richiesta dai sudamericani, meno dagli italiani. “Costa tanto, è delicatissima, ogni frutto deve avere la sua protezione. Importarla costa circa 6 euro al chilo: diventa un prodotto poco accessibile”.