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01 aprile 2026

L’avocado italiano con Persea: dalla Calabria alla Sardegna

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Un investimento ambizioso, ancora agli inizi ma con numeri destinati a crescere rapidamente. È quello di Persea, la società guidata dall’amministratore delegato Paolo Frigati, che ha avviato in Italia un progetto su larga scala per la coltivazione dell’avocado, puntando su innovazione tecnologica e agricoltura rigenerativa.

L’azienda ha già messo a dimora circa 120 ettari e conta di arrivare a 350 entro le prossime campagne. L’obiettivo finale è sviluppare circa 600 ettari complessivi tra Sardegna e Calabria. Ma, come sottolinea Frigati, “richiede tempo”: serviranno 6-7 anni perché gli impianti entrino a completo regime.

Un mercato in forte crescita

Il contesto è favorevole. In Italia il consumo di avocado ha raggiunto circa 50mila tonnellate annue, con una media di circa 5.000 tonnellate al mese. Durante la finestra produttiva italiana – da novembre a marzo – il fabbisogno è quindi intorno alle 20-25 mila tonnellate.

I primi avocado Persea

“In questo scenario – dice Frigati – anche arrivare a produrre 4-5 mila tonnellate significa iniziare a incidere, pur restando ancora su quote di mercato limitate. Oggi la produzione nazionale copre solo una piccola parte della domanda, lasciando ampio spazio alle importazioni".

Dalle prime raccolte ai canali premium

Il progetto Persea è partito concretamente nel 2023, le quantità sono ancora limitate e per questo l’azienda ha scelto canali selezionati: "Vendita diretta tramite e-commerce, ristorazione e hotellerie di fascia alta, gruppi di acquisto e piattaforme specializzate come Cortilia e CrowdFarming".

“La domanda è molto superiore all’offerta – osserva l'Ad – e questo rende il mercato particolarmente interessante. Il tema è trovare i canali giusti per valorizzare il prodotto”. Per ora la Grande distribuzione organizzata resta in secondo piano: “In Gdo oggi funziona soprattutto l’origine italiana, mentre è più difficile comunicare il valore aggiunto di un’agricoltura diversa”.

Agricoltura rigenerativa e biodiversità

Il tratto distintivo del progetto è l’approccio produttivo. Persea punta su un modello rigenerativo che integra coltivazione, allevamento e tecnologie avanzate. Nei campi di avocado trovano spazio galline allevate all’aperto, che contribuiscono alla fertilizzazione naturale del suolo, e api per la biodiversità. L’azienda utilizza inoltre pratiche di agroforestazione, mantenendo alberi e vegetazione spontanea per migliorare la qualità del terreno e proteggere le colture.

L'importanza delle galline per la fertilizzazione del terreno

“Non è solo una scelta di mercato – prosegue Frigati – ma un modo diverso di produrre cibo, più etico e più sano. Poi è chiaro che esiste anche un consumatore disposto a riconoscere questo valore”.

Tecnologia e sostenibilità

Accanto alla natura, un ruolo centrale è svolto dalla tecnologia. L’azienda ha installato sistemi di irrigazione automatizzati con sensori per proteggere le piante da caldo e gelo, e utilizza mezzi agricoli elettrici e autonomi, come i rover sviluppati dalla startup italiana Field Robotics.


In fase di sviluppo anche un impianto di pirogassificazione per la produzione di biochar a partire dagli scarti di potatura. Il biochar viene riutilizzato nei terreni, migliora la fertilità e consente di generare crediti di carbonio.

“È un modello che unisce agricoltura e industria – aggiunge Frigati – e che ci permette di valorizzare ogni scarto”.

La sfida degli areali italiani

Coltivare avocado in Italia non è semplice. Non esistono aree perfette: servono terreni con pH adeguato, disponibilità idrica, temperature miti e protezione dal vento. “La natura è più forte di noi – constata Frigati – quindi il punto non è combatterla, ma lavorarci insieme”. Da qui la scelta di adottare pratiche che migliorano il suolo e riducono lo stress delle piante. I risultati iniziano a vedersi: in alcuni appezzamenti la sostanza organica del terreno è passata dall’1,5% al 3,5% in pochi anni, segno di un recupero significativo dopo decenni di agricoltura intensiva.

Un progetto industriale che guarda al futuro

Oggi Persea impiega circa 45-50 persone e gestisce tre poli produttivi: due in Sardegna (Ussana e Muravera) e uno in Calabria, ciascuno di circa 200 ettari. L’obiettivo è costruire nel tempo una filiera italiana dell’avocado capace di offrire un prodotto di qualità superiore, sia per freschezza sia per caratteristiche organolettiche

“Un avocado che arriva dall’altra parte del mondo impiega settimane – conclude Paolo Frigati – quello italiano è un prodotto completamente diverso. E quando il consumatore lo prova, se ne accorge”. 

Insomma, non basta il bollino tricolore, oppure regionale, e la scritta 100% italiano per competere sulla finestra di mercato nazionale. Per avere successo serve investire su un prodotto buono ma anche etico e sostenibile: con meno spreco di acqua, rispettoso della biodiversità, del suolo e anche  a basse emissioni attraverso l'uso di mezzi di lavori elettrici e quindi senza gas di scarico.

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