Economia e costi

01 settembre 2026

Istat, ad agosto prezzi ortofrutta a due velocità

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L’ortofrutta si spacca in due ad agosto. Da una parte corrono i prezzi di ortaggi, tuberi, banane e legumi, che salgono al 3,8% su base annua dal 2,6% di luglio. Dall’altra frutta e frutta a guscio accentuano la discesa, arrivando a -1,7% dal -0,7 del mese precedente. 

Una distanza che emerge ancora più chiaramente nel confronto mensile: +2% per il primo gruppo, -4,2% per il secondo. È questa la fotografia che arriva dalle stime preliminari Istat sull’inflazione di agosto e che restituisce un mercato del fresco tutt’altro che uniforme.

Inflazione al 3,3%, ma gli alimentari frenano

L’inflazione italiana accelera ad agosto e raggiunge il 3,3% su base annua, contro il 2,9% di luglio. Su base mensile l’incremento è dello 0,5 per cento. A spingere il dato generale sono soprattutto gli energetici: quelli non regolamentati passano dall’11,4 al 16,9%, mentre quelli regolamentati salgono dal 14,8 al 18,8 per cento.

Il comparto alimentare si muove invece su livelli decisamente più contenuti. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona restano all’1%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano dal 3,4 al 4,3 per cento. Anche il cosiddetto carrello della spesa, nel complesso, rimane all’1 per cento.

Così commenta l'stat: "Ad agosto 2026 l’inflazione sale al 3,3% (dal +2,9% di luglio), sostenuta dall’andamento dei prezzi dei beni energetici (dall'11,6% al 17%), che risentono ancora delle tensioni internazionali. Nel settore alimentare la dinamica dei prezzi continua ad essere moderata esercitando un freno alla crescita dell’indice generale. Un effetto di contenimento si deve inoltre ad alcune tipologie di servizi, tra cui quella dei servizi ricreativi, culturali, e per la cura della persona e dei servizi relativi ai trasporti. Il cosiddetto carrello della spesa rimane stabile (al +1%), mentre l’inflazione di fondo scende lievemente (dall'1,6 al 1,5%). L’inflazione acquisita ad agosto, per il 2026, sale al 2,9 per cento".

Il fresco rallenta rispetto ai picchi di primavera

Allargando lo sguardo ai beni alimentari non lavorati, nei quali rientrano frutta e verdura fresca, il quadro appare meno teso rispetto ai mesi primaverili. Ad agosto la crescita annua è del 3,7%, appena sopra il 3,6% di luglio, mentre sul mese il movimento è negativo per lo 0,1 per cento.

La traiettoria del 2026 racconta una progressiva frenata. L’inflazione dei prodotti alimentari non trasformati era al 2,5% a gennaio, era salita al 3,7% a febbraio e al 4,6% a marzo, fino a raggiungere il 6% ad aprile. Da maggio è iniziata la discesa, con il 5,5% di maggio, il 4,4% di giugno, il 3,3% di luglio e il 3% preliminare di agosto secondo l’indice armonizzato.

È all’interno di questo rallentamento generale che emerge la forte differenza tra le singole componenti dell’ortofrutta.

Ortaggi, accelerazione nel pieno dell’estate

Sul fronte degli ortaggi il segnale è di aumento. Ortaggi, tuberi, ma anche banane e legumi registrano ad agosto una crescita del 3,8% rispetto allo stesso mese del 2025, contro il 2,6% di luglio. Non è soltanto un effetto del confronto annuale: nel passaggio da luglio ad agosto i prezzi del raggruppamento aumentano del 2 per cento.

Il dato porta quindi a un’accelerazione in una fase dell’anno nella quale l’offerta orticola estiva è particolarmente rilevante. Nel giro di un mese il ritmo di crescita dei prezzi aumenta di 1,2 punti percentuali sul tendenziale, confermando una pressione maggiore rispetto a quella osservata a luglio.

Frutta, la discesa si accentua

Sul versante della frutta la direzione cambia completamente. Frutta e frutta a guscio passano dal -0,7% di luglio al -1,7 di agosto su base annua. La variazione mensile è ancora più marcata, con un calo del 4,2 per cento.

Il risultato è una contrapposizione rispetto agli ortaggi. Mentre questi ultimi aumentano il ritmo di crescita, la frutta amplia la propria flessione. Una dinamica che contribuisce a compensare l’accelerazione registrata dall’altra componente del fresco e che aiuta a spiegare perché, nel complesso, il comparto alimentare continui a mantenere una dinamica relativamente moderata.

Il commento di Federdistribuzione

“Il quadro economico, in particolare per quanto riguarda l’andamento dell’inflazione, continua a essere influenzato da diversi fattori di incertezza - ha dichiarato Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione - Da un lato, gli effetti delle recenti condizioni climatiche che hanno messo sotto pressione le filiere dei beni alimentari freschi, dall’altro, le tensioni geopolitiche che generano maggiori costi energetici e logistici, con inevitabili ripercussioni lungo le catene di fornitura".

"In questo contesto - ha proseguito - occorre evidenziare come nel nostro Paese le imprese della Distribuzione Moderna operino un attento monitoraggio dell’evoluzione dei prezzi, contrastando la pressione ad aumenti non giustificati da maggiori costi. Una responsabilità che il settore ha evidenziato con determinazione negli ultimi anni e che ha contribuito a mantenere l’inflazione alimentare italiana su livelli più contenuti rispetto a quelli registrati in molti altri grandi Paesi europei".

"Anche in questa fase ancora caratterizzata da forte volatilità, il retail moderno si conferma quindi un partner di fiducia per milioni di persone e famiglie - ha concluso - Attraverso una proposta commerciale orientata alla qualità, alla convenienza e alla trasparenza, una costante attività promozionale e lo sviluppo dei prodotti a marchio del distributore, le nostre imprese continuano a rendere la spesa più accessibile, sostenendo allo stesso tempo le filiere produttive e il valore del Made in Italy. Occuparsi della tutela del potere d’acquisto degli italiani, infatti, è fondamentale per sostenere la fiducia nei consumi, la tenuta economica di tante imprese e la crescita del Paese”. 

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