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22 gennaio 2026

Il nuovo limone: dove c'è racconto c'è innovazione

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L'agricoltura è un settore radicato nella tradizione, ma Marianna Palella, Ceo e co-founder di Citrus L’Orto Italiano, ha dimostrato che è il luogo perfetto per l'innovazione.

Partendo da un "semplice limone", Marianna Palella è riuscita a riscrivere i codici del comparto ortofrutticolo, trasformandolo in un motore di impatto sociale e cultura pop. E, nell'intervsita a myfruit.it, ha parlato anche di convergenza generazionale e di come il nostro talento sia definito da ciò che solo noi possiamo "combinare".

Come ha ridefinito il concetto di impresa in un settore tradizionale come l'agricoltura?

Abbiamo introdotto un'innovazione di valore nel settore creando un nuovo modello di fare impresa in Italia in cui agricoltura, sostenibilità economica e impatto sociale convivono e crescono insieme. L'obiettivo era fare in modo che il frutto, che appariva come un semplice limone, "si facesse mondo".

In che modo questo nuovo approccio sistemico, basato sul racconto, ha generato valore oltre il prodotto agricolo?

Non è cambiato il frutto, è cambiato il racconto, e con esso, il valore che gli diamo. Questo racconto ha generato un'agricoltura più etica, sostenibile e capace di educare e creare cultura. Grazie a questa visione, siamo riusciti a raccogliere e devolvere quasi 3 milioni a sostegno della ricerca scientifica, supportando 76 medici e ricercatori nei loro progetti di studio.

La sua scelta di lavorare nell'ortofrutta in un'età universitaria era atipica, soprattutto quando i suoi colleghi parlavano di grandi brand e ambienti cool. Come è nata l'esigenza di chiedersi: "Si può rendere sexy l'ortofrutta?"

Quando parlavo del mio lavoro all'università ("Io vendo limoni!"), percepivo il mondo dell'ortofrutta come diverso: più vecchio, ruvido e a tratti poco accogliente. Mancavano linguaggi, modelli di leadership femminili o riferimenti generazionali che potessero ispirare una ragazza di vent’anni e darle senso di appartenenza. 

Rendere l'ortofrutta sexy significava trasformarla non solo dal punto di vista estetico, ma nel senso più ampio: culturale, emotivo e identitario, per renderla attrattiva per me e per gli altri.

La sua risposta a questa sfida è stata la "combinazione". Come si traduce il concetto di fare dialogare le sue passioni con l'agricoltura?

Ho capito che dovevo essere io il flusso. Se in questo settore niente mi rappresentava, avrei portato un po’ di me nell’agricoltura, facendo dialogare le mie passioni come grafica, design e social con il comprto ortofrutticolo. 

Per troppo tempo ci hanno consigliato di "svestirci delle nostre unicità" prima di entrare in ufficio, ma l’innovazione nasce dall'intersezione. Valorizzare l’unicità per farla dialogare con il mondo del lavoro è stato il contributo fondamentale.

Questa combinazione ha generato progetti unici, portando l'agricoltura nella cultura pop. Quali sono gli esempi più eclatanti di questa strategia?

Utilizziamo codici e linguaggi presi in prestito da altri mondi. Ad esempio, quando l'agricoltura dialoga con la moda, il broccolo indossa la cravatta; se entra in teatro, le mele sostengono i futuri talenti dello spettacolo dal vivo. 

Con "limoniamo", invece, abbiamo voluto consolare un cuore infranto garantendo almeno un limone ai single nel giorno di San Valentino. Questo linguaggio pop ha permesso all’agricoltura di entrare tra le pagine patinate di Vogue Italia e nella lista Forbes Under 30.

Qual è il suo messaggio finale per chi si trova a dover scegliere un percorso professionale, magari in un settore che oggi appare poco attraente?

Il mio consiglio è: Combinatevi! L’innovazione è indipendente dal settore che scegliamo. Siamo noi la chiave dell’innovazione, non il settore. Il nostro talento non è ciò che sappiamo fare meglio, ma ciò che solo noi possiamo combinare. Combinando estetica e impatto, si riscrive il futuro, perché dove c’è racconto autentico, c’è rivoluzione.

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