In primo piano e attualità

16 aprile 2026

Hormuz, l’Italia si allinea all’Europa dopo lo scontro Usa

176

La crisi nello Stretto di Hormuz, tra chiusure-aperture e equilibri-squilibri politici occidentali resta in primo piano. E l'Italia si schiera: con il traffico commerciale quasi paralizzato e i costi energetici in aumento, il Governo Meloni ha scelto di rafforzare il coordinamento con i partner europei, segnando un cambio di passo rispetto alle settimane precedenti.

La premier Giorgia Meloni parteciperà infatti al vertice di Parigi con Emmanuel Macron (Francia), Keir Starmer (Uk) e Friedrich Merz (Germania): si tratta di un tentativo di costruire una risposta europea a una crisi che minaccia direttamente l’economia del Continente.

Il confronto con Trump

Alla base della svolta italiana c’è il duro confronto con il presidente statunitense Donald Trump. Negli ultimi giorni, Washington ha aumentato la pressione sugli alleati chiedendo un impegno immediato nello Stretto, anche sul piano militare.

Roma, però, ha mantenuto una linea più prudente, chiedendo garanzie su un cessate il fuoco stabile prima di qualsiasi intervento. Le critiche pubbliche arrivate dalla Casa Bianca hanno reso evidente la distanza tra le due posizioni.

In questo clima l’Italia ha deciso di rafforzare il dialogo con Parigi e Berlino.

L’ipotesi di una missione europea

Al centro del vertice c’è la possibile attivazione di una missione europea nello Stretto di Hormuz. Le opzioni sul tavolo includono pattugliamenti difensivi, operazioni di sminamento e la messa in sicurezza delle rotte commerciali.

Si tratta però di un cantiere ancora aperto. I Paesi coinvolti stanno valutando tempi, modalità e livello di coinvolgimento, anche per evitare un’escalation diretta con l’Iran. L’Italia potrebbe contribuire con assetti navali specializzati, ma ogni decisione sarà presa solo dopo un coordinamento politico più ampio.

Stretto quasi fermo

Intanto, sul piano operativo, la situazione resta estremamente critica. Il doppio blocco imposto da Stati Uniti e Iran ha ridotto drasticamente i transiti nello Stretto, trasformando uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo in un passaggio ad alto rischio.

Molte navi restano in attesa tra Golfo Persico e Mare Arabico, mentre altre attraversano l’area con sistemi di tracciamento disattivati. I premi assicurativi restano elevati e l’incertezza continua a pesare sull’intera filiera energetica.

Inutile dire che le conseguenze si riflettono direttamente sui prezzi di petrolio e gas, con ripercussioni immediate anche sulla logistica agroalimentare in generale e su quella ortofrutticola in particolare. 

Potrebbe interessarti anche