All'Italian Fruit Village, Fruit Logistica 2026, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricultura, ha espresso una posizione netta contro l'accordo Ue-Mercosur: "Per buona parte dei settori agricoli che rappresentiamo è negativo".
In questo scenario commerciale, secondo Giansanti, a trarre vantaggio sarebbero il sistema industriale europeo e l'agricoltura sudamericana, che guadagna concessioni quantitative per esportare sul mercato europeo: "Un mercato maturo, attento alla qualità, con un consumatore ricco spendente che tutti, da sudamericani ad australiani, sognano di conquistare".
Giansanti ha insistito sul principio di reciprocità: "Ai produttori europei sono stati imposti standard altissimi di qualità e sicurezza, con investimenti enormi. Non possiamo permettere che arrivino prodotti con requisiti decisamente inferiori, dove molecole vietate da anni in Italia sono ancora usate e i costi della manodopera sono incomparabili".
Le clausole di salvaguardia attuali non convincono: "Intervengono solo oltre il +5% e richiedono procedure lunghe. Serve un automatismo vero, altrimenti gli incrementi si fermeranno sempre al 4,99%, causando danni irreversibili".
Agricoltura come asset geopolitico
"L'agricoltura non è solo economia, ma un settore strategico, da proteggere come energia e difesa", spiega Giansanti. "Gestire il cibo significa influenzare equilibri geopolitici. E dipendere dalle importazioni fa perdere il controllo sui prezzi, con effetti sul consumatore".
Tre le priorità indicate dal presidente di Confagricoltura: politiche commerciali per export equi, una Pac adeguata al cambiamento climatico e meno burocrazia: "L'Europa ha iper-regolamentato: gli imprenditori passano più tempo alla scrivania per le certificazioni che in campo".
L'Europa è paragonata a un condominio: "Chi vive ai piani alti ha vantaggi che quelli dei piani bassi sentono meno". Sul tavolo, poi, la preferenza per il multilateralismo: "In Italia non coltiviamo Ogm nemmeno per fare ricerca, ma li importiamo. Gli accordi dovrebbero vietare di importare ciò che è vietato qui".
E le discrepanze tra Mercosur e India – che escludeva prodotti sensibili come riso e latte – mostrano come "le ragioni politiche prevalgano sugli interessi degli operatori".
Dati, tecnologia e comunicazione per il futuro
Guardando avanti, Giansanti punta su dati e storytelling tecnologico: "L'agricoltore che spiega col data storytelling il valore del prodotto vincerà. L'agricoltura è già transizione energetica: in Italia il 10% delle rinnovabili viene da fonti agricole". Mentre l'abbandono delle aree interne resta critico: "Siamo noi a tenere vive quelle zone – senza agricoltura chiudono servizi e presidi territoriali".
La comunicazione diventa sempre più decisiva: "Un influencer può spostare la domanda dal cavolo bianco a quello nero. Chi riconosce la complessità dietro un'insalata di IV gamma, programmata 25 giorni prima? Intanto, l'export agroalimentare italiano è raddoppiato grazie anche al lavoro di sensibilizzazione delle istituzioni".