Ingrosso

25 agosto 2026

Ex Fico, bilancio ancora in rosso. Farinetti non molla

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Nell’ultimo ventennio l’attività dei mercati ortofrutticoli all’ingrosso si è progressivamente ristretta. Gli spazi sono rimasti, ma molti mercati più piccoli hanno chiuso del tutto, mentre altri hanno cercato di reinventarsi con soluzioni lontane dal core business, dal padel alle attività ricreative e turistiche

In questo panorama di trasformazioni, la scelta più lungimirante sembrava quella di Oscar Farinetti, che con Eataly ha saputo vendere e raccontare il cibo italiano nel mondo. A Bologna, nelle aree dell’ex Caab, una parte perché il mercato ortofrutticolo è vivo e vegeto, si era tentato di replicare quel modello: concentrare energie, competenze e visione per valorizzare il patrimonio gastronomico nazionale

Anche la frutta e la verdura, cuore del vecchio mercato, avrebbero potuto trovare qui nuovi format, slancio commerciale e modalità di consumo contemporanee. Non è andata così. Neanche il passaggio da Fico a Gran Tour Italia è servito. 

Un bilancio che racconta la crisi 

La realtà ha preso una direzione diversa. I dati dell’ultimo bilancio d’esercizio, approvato a fine giugno e depositato presso la Camera di commercio, descrivono uno scenario finanziario complesso. Grand Tour Italia ha chiuso il 2025 con ricavi per circa 6 milioni, a fronte di una perdita netta di 6,2 milioni. Un risultato che peggiora ulteriormente gli esercizi precedenti, già in rosso di 3 milioni nel 2023 e tra i 4,7 e i 4,8 milioni nel 2024. In tre anni, il parco ha bruciato una somma vicina ai 14 milioni.

Dal 2023 la gestione è passata interamente sotto il controllo di Eatinvest, la cassaforte della famiglia Farinetti, che ha rilevato la quota di Coop Alleanza. Tra il 2024 e la prima metà del 2026, la famiglia piemontese ha immesso nella società una cifra compresa tra 15,7 e 16 milioni di euro. Un impegno economico rilevante, che testimonia la volontà di non abbandonare il progetto nonostante le difficoltà.

Lo stadio mancato e la necessità di una nuova rotta

Farinetti lo ha detto con chiarezza a Repubblica Bologna: “Quando abbiamo preso Fico tutto noi, ci avevano dato per quasi certo l’arrivo dello stadio. Quella sarebbe stata una panacea per noi. Ora è ufficiale che non verrà. Dunque, ancora una volta, ci dovremo tirare su le maniche e fare da soli. Lo faremo”. La mancata realizzazione dello stadio ha tolto al parco un traino potenzialmente decisivo, costringendo la proprietà a ripensare la strategia.

Oggi la prua sembra orientata verso il parco divertimenti vero e proprio. È la parte che funziona, quella che attira pubblico e genera flussi. Il cibo, invece, è rimasto confinato in quattro ristoranti, residuo di ciò che doveva essere il grande racconto gastronomico di Fico e poi Grand Tour Italia. Tra i pochi superstiti dell’era originaria c’è Alberto Bettini, stella Michelin, con la sua Trattoria Bolognese. “Noi andiamo avanti, mi dispiacerebbe moltissimo se chiudesse”, ha dichiarato. Parole che alimentano l’ultima fiammella di speranza per un nuovo inizio.

Tra nostalgia e rilancio: quale futuro?

La domanda resta aperta: può esserci una rinascita? Il modello del parco tematico sembra oggi l’unico in grado di sostenere la struttura, ma il legame con il cibo – l’idea fondativa del progetto – è sempre più tenue. Eppure, proprio in un’Italia che cerca nuovi modi per raccontare la propria identità gastronomica, uno spazio come Fico potrebbe ancora trovare una sua funzione, magari diversa.

Per ora, resta la volontà dichiarata di andare avanti. 

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