Trent’anni di agricoltura biologica, venti di biodinamica, una filiera che punta al ciclo chiuso e un mercato che guarda soprattutto all’Europa del Nord. È il percorso di amico bio, azienda campana, più precisamente di Capua, guidata da Enrico Amico, che oggi coltiva oltre 200 ettari e rappresenta una delle realtà italiane più consolidate nel settore del bio e del biodinamico certificato Demeter. Abbiamo intervistato Enrico Amico, titolare ma anche presidente di Demeter Italia (l'associazione che certifica le produzioni agricole biodinamiche) a Berlino durante Fruit Logistica.
Dalle origini al biodinamico: una scelta naturale
“Amico Bio nasce 31 anni fa – racconta Enrico Amico – e l’anno scorso abbiamo festeggiato i 30 anni di attività in agricoltura biologica. Siamo nati direttamente come azienda bio e, vent’anni fa, abbiamo scelto di convertirci al biodinamico. Una scelta che richiede rigore: per essere biodinamica, un’azienda deve prima essere certificata biologica e poi rispettare il disciplinare Demeter".
Tra i principi cardine c’è il ciclo chiuso, che implica la produzione interna dei mezzi di produzione, a partire dal letame. “Per questo nelle aziende biodinamiche è obbligatoria la presenza degli animali. Noi alleviamo vacche di razza marchigiana e il maiale nero casertano, la più antica tra le cinque razze suine italiane. Dal loro letame produciamo il compost aziendale, punto di partenza per tutte le nostre coltivazioni”.
200 ettari coltivati e una forte specializzazione
Oggi amico bio coltiva circa 200 ettari, di cui 50 in serra, con una specializzazione nelle colture autunno-vernine. Il mercato di riferimento è quasi totalmente estero: oltre il 90% della produzione è destinato all’esportazione, con la Germania come primo sbocco commerciale.
Lo stand di amico bio a Berlino
“Siamo presenti ogni anno al Biofach e lavoriamo con le principali catene della grande distribuzione tedesca, svizzera e austriaca, oltre che con realtà specializzate come Alnatura. Con loro facciamo programmazione annuale: questo ci permette di seminare e trapiantare sapendo già che il prodotto è venduto. È un vantaggio enorme rispetto al convenzionale”.
Perché l’Italia pesa ancora poco
La quota export così elevata è frutto di una scelta storica, ma anche di un mercato interno che fatica a decollare. “Trent’anni fa la sensibilità verso il biologico era molto più forte nel Centro-Nord Europa rispetto all’Italia, e purtroppo è ancora così. Il consumatore italiano conosce meno il bio e il biodinamico, mentre i mercati esteri sono più maturi e, soprattutto, più remunerativi”.
Le referenze principali: insalate, baby leaf e prodotti complementari
Il cuore della produzione autunno-invernale sono le lattughe: otto tipologie diverse, vendute sia come prodotto adulto sia confezionate. L’azienda dispone infatti di due stabilimenti: uno dedicato alla prima gamma e uno alla quarta gamma, dove vengono lavorate le baby leaf.
Accanto alle insalate, un ruolo importante lo gioca il cavolo rapa, molto richiesto dal mercato tedesco, e una serie di prodotti complementari che consentono di offrire ai clienti una gamma più ampia.
In primavera ed estate, invece, amico bio produce fragole, meloni e angurie, sempre destinati principalmente all’esportazione. Una parte significativa dei terreni viene poi lasciata a riposo con sovesci, fondamentali per la fertilità del suolo.
Le fiere tedesche: un presidio strategico
La presenza alle fiere in Germania è un pilastro della strategia commerciale. “Berlino è la più importante per l’ortofrutta, poi c’è Norimberga, la fiera mondiale del biologico e biodinamico. Partecipiamo anche alle fiere locali Bio Nord, Bio Süd, Bio Ost e Bio West: sono eventi b2b di un giorno, ma per noi fondamentali per incontrare i rivenditori specializzati. Sono quasi dei meeting, molto utili per mantenere un contatto diretto con il mercato”.
Un marchio che parla italiano
Il brand amico bio nasce dal cognome di famiglia. “Abbiamo avuto la fortuna di avere un cognome che richiama una parola italiana conosciuta nel mondo. Abbiamo aggiunto ‘Bio’ per identificare chiaramente la nostra identità: prodotti biologici e biodinamici”. Ed è andata bene. I consumatori apprezzano.