A Luv 2026, la fiera dell'uva da tavola in corso a Bari, c'è anche Dole. "Una partecipazione che nasce - spiega a myfruit.it Matteo Pirotta, sourcing director di Dole Italia - per stare il più possibile vicino al territorio. Un territorio da cui esportiamo, in un contesto in cui sono presenti anche ospiti internazionali".
L'uva da tavola Dole arriva lontano: Middle East, centro Sudamerica, Europa i mercati principali. "Abbiamo delle partnership grazie alle quali andiamo a coprire il più possibile il fabbisogno dei nostri clienti finali che seguiamo anche con altri prodotti export - sottolinea Pirotta - Abbiamo produzioni e distribuzioni in tutto l'emisfero sud, inclusa una parte dell'Egitto che comunque arriva nella parte finale. L'Italia copre una finestra. Per tutte, il marchio Dole garantisce requisiti di condizione del prodotto in partenza e qualità all'arrivo".
Le condizioni geo-politiche e climatiche non agevolano l'evolversi della stagione commerciale che si presenta dunque abbastanza complessa: "Il Middle East è intaccato dalle problematiche legate alla guerra. Il centro America ha avuto una finestra più limitata a causa del fatto che il Perù è arrivato molto in anticipo su quei mercati per il fenomeno del Super El Niño. Abbiamo avuto una contrazione dei volumi che, nei mesi scorsi, ha creato delle problematiche di mercato con prezzi bassi. Oggi è in forte ripresa e ci aspettano, secondo me, dei mesi dove ci saranno delle buone contrattazioni".
Un progetto di category management a 360 gradi
Nel medio e lungo periodo nel comparto dell'uva da tavola, Dole punta a coprire quanto più possibile le 52 settimane e diventare punto di riferimento globale. "Siamo coperti in tutte le aree, l'unica in cui manca ancora una copertura strutturata è la parte italiana - aggiunge Pirotta - Quindi penso che ci saranno buone possibilità da questo punto di vista".
I consumi del resto sono in aumento: "Le varietà senza semi stanno portando dei grandi vantaggi e nuovi consumatori. Quello che sta vivendo l'uva da tavola oggi è quello che ha vissuto, a mio avviso, il mirtillo negli anni scorsi. Oggi siamo nella fase di crescita e sviluppo. Le varietà senza semi hanno portato tantissima innovazione, tantissimi sapori nuovi, tantissime varietà nuove".
E nuove occasioni di consumo che diventano nuovi mercati da presidiare "L'uva è uno snack: uno snack che ha anche un prezzo più basso del mirtillo. Vedo grandi possibilità per il futuro".
Le prospettive permettono a Dole di guardare al futuro con ottimismo per presidiare sempre più i mercati: "Stiamo lavorando a un progetto di category management dell'uva con il quale andiamo a selezionare le origini e le varietà per tutta la stagione import con elevati standard qualitativi in modo da soddisfare il cliente in termini di sapore, croccantezza e, in parte, anche colore. Un progetto a 360 gradi", conclude Matteo Pirotta.