Si torna a parlare di dazi. Sì, perché da oggi primo luglio 2026, entra in una nuova fase il rapporto commerciale tra Unione europea e Stati Uniti.
Diventano infatti operative le misure tariffarie previste dall’intesa raggiunta tra Bruxelles e Washington nell’agosto 2025, con effetti anche su alcuni segmenti dell’ortofrutta, in particolare sulla frutta essiccata e su alcune categorie di prodotti trasformati.
La novità riguarda l’applicazione delle concessioni tariffarie approvate dalle istituzioni europee e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea.
Come ha chiarito il Consiglio dell’Unione europea, il provvedimento dà attuazione agli impegni contenuti nella dichiarazione congiunta Ue-Usa e punta a rafforzare la cooperazione commerciale transatlantica, prevedendo allo stesso tempo strumenti di tutela per il mercato europeo.
Frutta essiccata e frutta a guscio tra i prodotti interessati
Per il settore ortofrutticolo il passaggio più rilevante riguarda alcune categorie della frutta essiccata di origine statunitense. Come rileva l’International Nut & Dried Fruit Council (INC), tra i prodotti interessati dall’azzeramento dei dazi figurano le prugne secche, le albicocche secche, alcune tipologie di uva essiccata, altra frutta essiccata e prodotti a base di cranberry.
Il pacchetto commerciale prevede inoltre un contingente tariffario dedicato alla frutta a guscio americana, con un accesso agevolato per alcune categorie come mandorle, pistacchi, noci, nocciole, noci pecan, pinoli e macadamia.
Si tratta di produzioni che, secondo l’impostazione dell’accordo, rientrano tra i prodotti agricoli considerati non sensibili nel quadro del negoziato commerciale.
Cosa può cambiare per gli operatori europei
La riduzione delle barriere tariffarie potrebbe modificare le condizioni di accesso al mercato europeo per diversi fornitori statunitensi, con possibili effetti sulle strategie di approvvigionamento di importatori, industrie alimentari e operatori della distribuzione.
Per la filiera europea della frutta secca e trasformata il nuovo scenario rappresenta un elemento da monitorare, soprattutto in relazione alla competitività dei prodotti provenienti dagli Stati Uniti. L’impatto effettivo dipenderà però dall’andamento della domanda, dai prezzi internazionali, dai costi logistici e dalle dinamiche produttive nei diversi Paesi.
Non si tratta invece di un’apertura generalizzata per tutta l’ortofrutta fresca: le misure riguardano categorie specifiche individuate nell’ambito dell’accordo commerciale e non modificano automaticamente l’intero quadro degli scambi agroalimentari tra Unione europea e Stati Uniti.
Salvaguardie per il mercato europeo
Come precisato dal Consiglio dell’Unione europea, il nuovo regime comprende anche meccanismi di salvaguardia che consentono alla Commissione europea di intervenire nel caso in cui un aumento delle importazioni provochi o minacci di provocare difficoltà significative agli operatori europei.
L’accordo prevede inoltre strumenti che permettono di sospendere le preferenze tariffarie qualora vengano meno gli impegni alla base dell’intesa. L’obiettivo dichiarato da Bruxelles è mantenere un equilibrio tra maggiore apertura commerciale e protezione delle filiere considerate strategiche.
Tra le reazioni del settore quella del California Prune Board: "Accogliamo con favore questo importante passo avanti tra gli Stati Uniti e l’Unione europea", ha commentato Esther Ritson-Elliott, director of international marketing and communications. L’associazione sottolinea inoltre le opportunità per l’industria alimentare, dalla pasticceria alla panificazione fino al segmento degli snack salutistici.