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24 marzo 2026

Dai mercati: sempre su i pomodori, rialzo pure per le banane

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Il mercato ortofrutticolo italiano sta vivendo una fase di tensione, in cui fattori climatici, dinamiche internazionali e criticità logistiche, legate all’aumento dei carburanti, si stanno intrecciando con effetti su disponibilità e prezzi. A incidere è innanzitutto il maltempo prolungato, che ha rallentato le produzioni e l’arrivo della merce, ma anche il contesto globale, con l’aumento dei costi energetici e dei trasporti legato alle tensioni internazionali, tra cui principalmente il conflitto in Iran. 

Il risultato è un mercato più instabile, dove la scarsità di prodotto spinge verso l’alto le quotazioni

Myfruit.it ha raccolto le testimonianze degli operatori Fedagro di Padova e Bari e analizzato le note del Caab di Bologna e dell'osservatorio prezzi del mercato ortofrutticolo di Milano a cura di Sogemi, infine il listino di Veronamercato, dove è stato pubblicato u annuncio per un posteggio, per offrire una fotografia aggiornata delle principali dinamiche in atto lungo la filiera.

A Padova rincari degli ortaggi ma di banane e ananas 

Il mercato ortofrutticolo padovano, come gli altri siti italiani, sta attraversando settimane complesse, segnate da una disponibilità ridotta di prodotto e da un generale aumento dei prezzi. A descrivere la situazione è Roberto Boscolo, presidente di Fedagro Padova e grossista del mercato, che parla di un contesto in cui “si intrecciano problemi produttivi, condizioni climatiche sfavorevoli e costi logistici in crescita”.

“Ha inciso soprattutto il maltempo delle ultime settimane e in modo significativo sulla produzione, con piogge e cielo coperto per quasi un mese che hanno rallentato l’arrivo della merce”. A questa scarsità si sommano i rincari legati al trasporto: il rialzo dei carburanti, aggravato dalle tensioni internazionali e in particolare dal conflitto in Iran, sta pesando sulle filiere. 

Cresce anche il prezzo delle banane

I pomodori sono tra i prodotti più colpiti, ma gli aumenti non si fermano qui. Anche banane e ananas stanno registrando rincari importanti. Le banane, tradizionalmente considerate una referenza economica vedono aumenti rilevanti come l’ananas. "Si pensa ai ritardi delle navi e alla scarsa disponibilità", con oscillazioni che stanno creando ulteriore incertezza.

Asparagi da 8 a 10 euro il chilo 

Le temperature, soprattutto nelle ore notturne, "stanno frenando anche l’arrivo degli asparagi, uno dei prodotti simbolo del periodo pasquale. L’asparago verde è particolarmente scarso, mentre il bianco è presente ma con una gamma di pezzature molto limitata: si trova merce molto bella o molto scarsa, mentre la fascia media è quasi assente. Le quotazioni  si muovono tra gli 8 e i 10 euro il chilo, sostenute dalla domanda tipica della stagione.

Arance: Tarocco tardivo e Lane Late dall'Egitto

Sul fronte agrumi, la "campagna del tarocco classico è ormai conclusa - sottolinea Boscolo - e il mercato sta lavorando sulle varietà tardive come il Tarocco Meli, più conservabile. Anche le naveline stanno terminando e sono già arrivate le prime arance egiziane destinate alle spremute. Una transizione  fisiologica: ogni anno, a un certo punto della stagione, le origini cambiano e il mercato si adatta".

Carciofi stabili, fragole in aumento 

I carciofi restano stabili, un prodotto "senza particolare slancio. Non ha registrato impennate né ribassi", ma secondo Boscolo "quest’anno sembra aver perso un po’ di appeal, con una domanda meno vivace rispetto alle stagioni precedenti". Le fragole rappresentano un altro fronte delicato. Il maltempo "ha compromesso parte della produzione e il prodotto che arriva sui banchi è più delicato. La quantità è ridotta e i prezzi in  aumento, soprattutto l’origine Basilicata, molto richiesta in vista della Pasqua".

Il termometro barese con Lucatorto

Dei problemi del mercato "nuovo", abbiamo scritto vediamo le dinamiche. “Le fragole sono arrivate a sei, sette euro il chilo", racconta Pino Lucatorto presidente Fedagro Bari e imprenditore del mercato. “La produzione lucana è ridotta, il clima non ha aiutato e la domanda resta sostenuta: un mix che ha spinto i prezzi verso l’alto”.

Pomodori: Grappolo fino a 2,70 euro, Ciliegino a 3,80

Il quadro degli ortaggi non è più semplice. Lucatorto parla di un periodo “segnato dal freddo che ha rallentato le produzioni in serra e da costi energetici e di trasporto in aumento. Il Ciliegino, che fino a poche settimane fa viaggiava su ben altri livelli, oggi si muove tra 3,50 e 3,80 euro. Il Ramato o Grappolo oscilla tra 2,50 e 2,70 euro il chilo. Le zucchine siciliane mostrano un range di 1,50/1,80 euro il chilo. "Sugli ortaggi parliamo di aumenti del 30/40% rispetto a poco tempo fa", sintetizza il presidente. 

Quanto pesa il caro carburanti a pedana

Sul fronte dei trasporti, gli incrementi sono contenuti ma costanti. "Dalla Sicilia pagavo sessantacinque euro a pedana, oggi settanta. Da Bolzano sono passato da ottanta a novanta", spiega. Sono differenze di cinque o dieci euro a pedana che, tradotte sul prodotto, diventano cinque o dieci centesimi. I trasportatori, tutto sommato, si sono comportati bene", aggiunge.

Più stabili gli ortaggi pugliesi

Le produzioni pugliesi mostrano invece una maggiore stabilità. Le fave si muovono tra 1,20/1,50 il chilo, le rape restano su 1,50 mentre i finocchi tra 0,90/1 euro. "Siamo nella norma” conferma Lucatorto. Anche i carciofi brindisino e leccese mantiene valori regolari, tra trenta e quaranta centesimi a pezzo".

Le quotazioni degli agrumi 

Sugli agrumi la situazione è più articolata. Le arance locali si vendono 1,30/1,50 euro. Le Lane Late spagnole extra si collocano su livelli simili, tra 1,20/1,50 euro. Più complesso il caso del Tarocco siciliano, danneggiato dal maltempo: "Il prodotto marcisce facilmente, non tiene", osserva. Per le clementine l'Orri israeliano si arriva a 2,40 euro. Sempre sul fronte della frutta, “le mele mantengono un mercato costante, fanno la loro comparsa anche i primi meloni: il giallo brasiliano si colloca tra 1,50/1,70 euro il chilo”. 

L'osservatorio prezzi di Milano: in calo le arance, più pere da emisfero sud, peperoni a 4 euro

Ieri Sogemi ha diffuso l'interessante osservatorio prezzi dove si conferma sia il fattore clima che le conseguenze "della crisi in Medio Oriente e nella penisola arabica che hanno comportato un aumento dei costi di trasporto e difficoltà o ritardi negli approvvigionamenti". 

Vediamo alcune delle referenze principali del mercato. A iniziare dagli agrumi: "Prezzi in lieve calo per le arance. Ciò è dovuto ad un fisiologico assestamento delle quotazioni rispetto ai precedenti aumenti, all’incremento dei volumi di varietà tardive italiane e spagnole quali la lane late e alla presenza sempre maggiore della varietà Valencia late di origine egiziana". Sulle pere: "I volumi di origine sudafricana e sudamericana sono in aumento rispetto alle scorte di prodotto nazionale". 

Per quanto riguarda gli ortaggi: "L’aumento dei prezzi legato ai costi di trasporto è contenuto e a macchia di leopardo. Tra i prodotti maggiormente interessati ci sono i pomodori, le zucchine e le melanzane le cui quotazioni si mantengono alte sin dalle zone di produzione. Per i peperoni va fatto un discorso a parte in quanto per la categoria I il prodotto spagnolo è poco disponibile a causa di problemi di produzione legati all’insetto infestante Thrips parvispinus; al contempo il prodotto del sud Italia è più richiesto e mantiene un prezzo elevato. In questo quadro sono disponibili sul mercato i primi peperoni di idroponica olandese, ma con un prezzo elevato (4 euro il chilo) per poter contribuire ad una calmierazione delle quotazioni. Il prodotto per altro è di particolare rilevanza per alcune ricette di interesse per l’evento della fine del Ramadan".

Il listino di Verona: annuncio per un posteggio

Prima una notizia di servizio. Veronamercato ha pubblicato un bando per l’assegnazione del posteggio di vendita n. 4 nel mercato all’ingrosso ortofrutticolo del Centro agroalimentare di Verona. Per ottenere copia del bando integrale, con scadenza alle 12 del 17.04.2026, e per ogni ulteriore informazione, gli interessati possono rivolgersi alla Direzione di Veronamercato dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30, oppure consultare il sito www.veronamercato.it .Questi i riferimenti Tel. 045 8632111 – Fax 045 8632112 – E-mail: info@veronamercato.it

 Vediamo il listino esotico rappresentato nel listino di Verona. L’avocado Ettinger, confezionato in monostrato e di prima categoria, si colloca su un prezzo compreso tra 3,90 e 4,10 euro il chilo, con un valore medio di 4 euro. La varietà Hass, dal Perù e proposta nelle stesse caratteristiche di confezionamento e calibro, mantiene un posizionamento leggermente superiore. Le quotazioni oscillano infatti tra 4,20 e 4,40 euro il chilo, con un prezzo medio di 4,30 euro. Il differenziale rispetto all’Ettinger riflette la preferenza consolidata del mercato per un frutto dalla polpa più burrosa, dalla maturazione più uniforme e dalla migliore tenuta in shelf-life.

Il frutto della passione colombiano, commercializzato alla rinfusa si mantiene su valori compresi tra 7,40 e 7,60 euro il chilo. Il lime brasiliano, confezionato a più strati e calibrato nella pezzatura 53–56, oscilla tra 2,90 e 3,10 euro al chilo. Anche in questo caso si tratta di prodotto di prima categoria.

I manghi di origine spagnola e brasiliana, confezionati in monostrato da otto pezzi nel formato 30×40, si mantengono su valori  con prezzi compresi tra 2,40 e 2,60 euro il chilo. Ben diverso è il posizionamento dei manghi provenienti dal Perù, che nello stesso formato raggiungono una fascia di prezzo nettamente superiore, oscillando tra 5,80 e 6,20 euro il chilo. A metà strada si collocano i manghi della varietà Kent, presenti in origine brasiliana con prezzi compresi tra 5,90 e 6,10 euro il chilo.

Anche la papaia brasiliana presenta due tipologie distinte. La papaia standard, confezionata in monostrato da sei pezzi, mostra una forbice ampia che va da 4 a 6,80 euro il chilo, con un prezzo medio di 5,40 euro.. La papaia Formosa, proposta in colli da tre pezzi, si colloca invece su valori più stabili, con un prezzo compreso tra 5,40 e 5,60 euro il chilo.

Le quotazioni delle patate: tedesche ancora sotto i 30 cent

Le patate bianche italiane, proposte sia in sacchi sia in casse alla rinfusa, si collocano su valori compresi tra 0,40 e 0,80 euro il chilo nel caso dei sacchi, mentre le casse mostrano una forbice leggermente più contenuta, tra 0,40 e 0,60 euro il chilo. Molto più articolato il panorama delle patate gialle, presenti in numerose origini.

Le produzioni pugliesi in casse alla rinfusa si posizionano nella fascia alta del mercato, con prezzi compresi tra 0,85 e 1,05 euro il chilo, mentre le gialle siciliane, anch’esse in casse, oscillano tra 0,90 e 1,10 euro il chilo. Le patate gialle  in sacchi mostrano valori più contenuti, tra 0,40 e 0,60 euro il chilo, mentre le casse italiane si collocano tra 0,35 e 0,45 euro il chilo o, nelle partite di qualità superiore, tra 0,60 e 0,80 euro il chilo.

Sul fronte estero, le gialle tedesche in sacchi si attestano su livelli particolarmente bassi, tra 0,27 e 0,30 euro il chilo, mentre le olandesi, anch’esse in sacchi, si muovono tra 0,25 e 0,33 euro il chilo. Le gialle provenienti dall’Egitto mostrano un posizionamento intermedio, con valori compresi tra 0,55 e 0,75 euro il chilo, mentre le francesi in casse oscillano tra 0,35 e 0,55 euro il chilo. Le partite cipriote, sempre in sacchi, si collocano invece tra 0,50 e 0,80 euro il chilo, confermando un prezzo più sostenuto rispetto alle produzioni nord-europee.

Tra le varietà specifiche, la Primura italiana in casse alla rinfusa si mantiene su valori compresi tra 0,40 e 0,60 euro il chilo, mentre le patate rosse italiane mostrano una quotazione stabile a 0,75 euro il chilo. Le rosse francesi in sacchi si muovono invece tra 0,60 e 0,80 euro il chilo. Chiude il quadro la varietà Spunta proveniente da Cipro, che si colloca nella fascia alta del mercato con prezzi compresi tra 1 e 1,20 euro il chilo.

Le quotazioni delle cipolle

Le cipolle piatte bianche italiane in monostrato si collocano su valori compresi tra 2,90 e 3,20 euro il chilo, mentre le piatte bianche campane, anch’esse in monostrato ma con una pezzatura leggermente inferiore, mostrano un posizionamento leggermente più alto, tra 3,10 e 3,30 euro il chilo

La Ramata di Montoro, una delle varietà più note e identitarie della Campania, viene proposta alla rinfusa e mantiene una quotazione stabile di 1 euro il chilo, confermandosi un prodotto di qualità con un prezzo particolarmente competitivo rispetto alla sua reputazione gastronomica.

Le cipolle rosse di Tropea mostrano una distinzione tra le partite di seconda categoria alla rinfusa, che oscillano tra 1,40 e 1,60 euro il chilo, e il prodotto di prima categoria in monostrato, che si colloca su valori più alti, tra 1,70 e 1,90 euro il chilo. 

Le tonde bianche italiane,  in monostrato ma con pezzatura leggermente inferiore, mostrano valori compresi tra 0,45 e 0,65 euro il chilo. Le stesse tonde bianche italiane in sacchi alla rinfusa si collocano invece tra 0,70 e 0,90 euro il chilo, segnalando una differenza legata soprattutto al confezionamento.

Le tonde dorate italiane in sacchi alla rinfusa mantengono un posizionamento regolare, tra 0,60 e 0,70 euro il chilo, mentre le tonde rosse italiane in sacchi si attestano tra 0,80 e 0,90 euro il chilo. Le tonde rosse italiane in casse alla rinfusa mostrano invece un prezzo stabile di 1 euro il chilo, segnalando una selezione più uniforme e una presentazione più curata.

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