Le ondate di caldo hanno colpito diversi prodotti, ma la domanda debole non ha fatto impennare i prezzi di frutta e verdura nei mercati ortofrutticoli all’ingrosso. Alle stelle le quotazioni delle insalate: sui 2 euro il chilo. I pomodori al contrario non presentano valori alti: il grappolo staziona sull’euro. Ampia la forbice delle angurie dai 30 cent/euro per il prodotto extra. Questa settimana myfruit.it ha sentito i grossisti.
Aurelio Baccini, presidente Fedagro Firenze e vice nazionale racconta una situazione segnata da oscillazioni che riflettono l’andamento climatico e la disponibilità dei prodotti.
Insalate sopra i 2 euro
E’ complesso il quadro delle insalate, “dove la mancanza di prodotto è evidente. Le grandinate che hanno colpito alcune aree produttive hanno ridotto l’offerta e i mercati rispondono con prezzi sostenuti. L’Iceberg si colloca intorno ai 2,50 euro il chilo, mentre le altre insalate, dalla Gentile alla Romana, viaggiano attorno ai 2 euro”. Tutto ciò che ha foglia, più delicato e sensibile agli stress climatici, risulta scarso.
Pomodoro: quotazioni basse, bravi i siciliani a lavorare con 40 gradi
Situazione opposta per il pomodoro, che vive una fase di debolezza. “Il pixel laziale, solitamente sopra i 2 euro, scende a 1,50; il grappolo si ferma a 1 euro. La qualità non aiuta: il prodotto di Fondi, pur presente, non convince per sapore e consistenza. Il pomodoro siciliano di alta gamma, come il datterino, resta invece su livelli elevati, grazie alla capacità dei produttori di lavorare con temperature molto alte. L’Olanda, che normalmente garantisce continuità, sta affrontando un cambiamento climatico inatteso: lavorare con 10–15 gradi in più rispetto alla norma sta compromettendo la qualità, rendendo la merce meno performante”.
Angurie da 30 cent a 1 euro, meloni buoni sui 2 euro
Molto articolato il quadro delle angurie che vede un vero salto nei prezzi a secondo del livello qualitativo. “Si parte dai 30 centesimi all’euro”. I meloni? “Un buono melone può quotare sui 2 euro”.
Pesche da 1,30 a 1,80/2 euro
Sul fronte delle pesche, e nettarine “c’è il passaggio dal sud al centro Italia, la selezione per calibri sta incidendo molto. I frutti più piccoli si muovono tra 1,30 e 1,50 euro il chilo, mentre i calibri più grandi arrivano a 1,80–2 euro, con una forbice che riflette la qualità e la resa commerciale”. Le susine da 1,50 a 2 euro.
La coda delle ciliegie trentine: dai 3 ai 5 euro
“Le ciliegie sono ormai a fine corsa, la coda della stagione. Sul mercato arrivano gli ultimi lotti dal Trentino, Melinda e Sant’Orsola, con una tenuta alta merito di un prodotto di montagna e al raffreddamento immediato dopo la raccolta. Le quotazioni oscillano tra 3 e 5 euro al chilo, dopo un picco produttivo inatteso di una decina di giorni che aveva fatto scendere i prezzi”.
Uva anche dalla Puglia: prezzi sui 2 euro
Molto più vivace il comparto dell’uva, con discreta qualità”. La Vittoria pugliese si muove tra 2 e 2,50 euro, la senza semi bianca tra 3 e 3,50, mentre l’uva nera si colloca intorno ai 2 euro. La Puglia mostra una qualità costante.
A Milano: città che si svuota, flessione domanda e mancanza di prodotto
Il mercato ortofrutticolo di Milano sta attraversando una fase segnata da una combinazione di fattori climatici che ha inciso in modo diretto sulla disponibilità dei prodotti e sui consumi. Antonio Catalano, titolare di Gala Fruit e presidente dell’Associazione commercianti grossisti ortofrutticoli (Acmo), racconta una situazione in cui il caldo eccezionale, le grandinate e gli eventi estremi hanno ridotto l’offerta e modificato le dinamiche della piazza.
Prezzi stabili perché non c'è domanda
Catalano spiega che cavolfiori e zucchine, ad esempio, stanno scarseggiando: la produzione è stata colpita dalle ondate di calore e dagli eventi estremi che hanno danneggiato molte aziende agricole. Nonostante ciò, "non si registrano impennate di prezzo, perché il caldo stesso ha frenato i consumi. Con 40 gradi, osserva Catalano, la gente esce meno a fare la spesa e la domanda si riduce".
A giugno e luglio hanno retto soprattutto meloni e angurie
Giugno e luglio sono stati mesi di prezzi moderati "proprio per via del calo dei consumi". L’unico segmento "che ha retto è quello dei prodotti dissetanti: meloni e angurie hanno avuto una buona performance per circa un mese e mezzo, con consumi costanti e quotazioni in linea. La produzione era regolare e il mercato ha lavorato bene, senza oscillazioni eccessive".
Negli ultimi dieci giorni, però, "una grandinata molto violenta nella zona di Sermide, nel Mantovano, ha colpito duramente diverse aziende, lasciando il mercato con poco prodotto. Nonostante ciò, non si è verificata alcuna speculazione: i prezzi sono rimasti stabili, anche perché Milano sta vivendo un calo di consumi più marcato rispetto ad altre piazze turistiche, come la Romagna o la Liguria, dove la domanda cresce con l’arrivo dei vacanzieri. A Milano, invece, la città si è svuotata prima del solito, complice il caldo estremo che ha spinto molte persone a lasciare la città in anticipo".
Zucchine a 1,50, melanzane a 1,10 euro, pomodoro a grappolo a 1 euro
Sul fronte delle quotazioni, Catalano conferma una situazione molto regolare. "Le zucchine si collocano tra 1,40 e 1,50 euro il chilo, le melanzane intorno a 1,10, i peperoni tra 1,80 e 2 euro. Il pomodoro a Grappolo viaggia intorno a 1 euro, il ciliegino sui 2 euro".
Anche la frutta mantiene prezzi stabili: "Pesche e nettarine di buona qualità si acquistano intorno ai 2 euro, le albicocche tra 2 e 2,30. I meloni di qualità si attestano sui 2 euro. Nessun eccesso, né verso l’alto né verso il basso: il mercato è stabile, ma rallentato".
Uve dai 2 ai 4,50 euro, con semi e senza
Per quanto riguarda l’uva, "le produzioni mostrano una forbice ampia: dai 2 ai 4–4,50 euro per le varietà senza semi. Con 2 euro si acquista una buona Vittoria, oggi disponibile sia dalla Sicilia sia dalla Puglia. L’Italia non è ancora partita".