Ingrosso

07 gennaio 2026

Dai mercati: finale in crisi per l'uva, peperoni sempre alti

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Il finale del 2025 è stato tra i peggiori per l’uva italiana, penalizzata durante le festività a vantaggio del prodotto peruviano, preferito sia dai dettaglianti sia dalla ristorazione. È uno dei segnali con cui si chiude l’anno nei mercati ortofrutticoli all’ingrosso, che si affacciano al 2026 con movimenti ancora molto calmi.

Gli ultimi dodici mesi hanno registrato, su diversi prodotti, quotazioni elevate che hanno frenato gli acquisti. Nonostante ciò, secondo i grossisti interpellati da myfruit.it, il bilancio complessivo può essere considerato positivo, soprattutto alla luce del contesto attuale dell’ingrosso.

Sul fronte dei prodotti si nota un primo risveglio degli agrumi, anche se la qualità non è sempre omogenea: emblematico il caso delle arance Tarocco, con partite di qualità affiancate da merce meno performante. I peperoni restano su livelli alti, intorno ai 3 euro il chilo, complice la scarsa disponibilità. Il pomodoro a grappolo supera i 2 euro, mentre le melanzane stanno tornando su valori più normali dopo aver sfiorato i 3 euro nelle scorse settimane.

A delineare la dinamica del mercato è anche il contributo del Mercato di Firenze, attraverso la voce di Aurelio Baccini, vicepresidente nazionale di Fedagro-Confcommercio e tra i protagonisti dell’ultimo webinar di myfruit.it (clicca qui).

Fine 2025 e inizio 2026 secondo Aurelio Baccini, vice presidente Fedagro

"Il finale del 2025 è andato come ci aspettavamo: vendite calme, e anche l’inizio del 2026 si è aperto senza scossoni. Nessuno si aspettava un cambiamento, e infatti non c’è stato". Così esordisce Aurelio Baccini, imprenditore e grossista al mercato ortofrutticolo di Firenze, tracciando un quadro lucido delle dinamiche tra la fine dell’anno e l’avvio della nuova stagione.

Agrumi: qualche segnale di risveglio, ma le Tarocco non sempre buone

"Un po’ di movimento lo abbiamo visto sugli agrumi, in particolare arance e clementine. C’è stata una dinamica di risveglio, anche se non uniforme". Le arance Tarocco mostrano una forte disparità di qualità: "La richiesta, ma la merce buona convive con partite non in condizione ottimale". Stesso discorso per le clementine, con quotazioni da 1,20 fino a 2,60–2,70 euro il chilo, a seconda della qualità.

Verdure: produzione ferma e clima sfavorevole. Peperoni sui 3 euro

Sul fronte delle verdure, il mercato è molto calmo. "A parte qualche richiesta su peperoni e pomodori, non c’è vera domanda. La produzione è scarsa e anche in Spagna la situazione non è migliore. Il peperone spagnolo ha superato i 3 euro, mentre quello italiano si attesta tra 2,50 e 2,70 euro. Il pomodoro si sta muovendo, ma il consumo è scarso. Il grappolo si vende a 2,20 euro, con punte a 2,40–2,50, ma lo scambio è debole".

Le melanzane sembrano invece avviarsi verso una stabilizzazione: "Ritorno alla normalità. Si vende a 2 euro, ma c’erano richieste anche a 2,80–2,90 le settimane scorse. La produzione si sta rimettendo in carreggiata". 

Uva: una stagione da dimenticare

"L’uva tardiva  non si è venduta bene. L’Aledo spagnola non era buona, e anche la frigo-conservata italiana ha deluso. Anche la senza semi. Quest'anno si è iniziato a vendere prima l’uva peruviana con maggiore tenuta, la stagione tardiva dell’uva bianca è stata tra le peggiori".

Il problema principale? "La merce non teneva. Anche la frigo-conservata ha ceduto e tanta così non si è venduta". 

Fatturato 2025?

"Il 2025  per la mia azienda si è chiuso con un incremento del fatturato del 18%. Ma attenzione: c’è stata una sopravvalutazione della merce che non trova riscontro reale". Insomma incidono più fattori che è sempre difficile controllare: dal clima alla volatilità dell'economia. 

Quotazioni dei carciofi tra Torino e Verona. Sopra l'euro spinoso e romanesco, Violetto anche da 25 cent

Al mercato di Torino i carciofi presentano una gamma di prezzi che varia in base alla tipologia e alla provenienza. I carciofi spinosi, calibro 7,5‑9 cm, confezionati a più strati, si collocano tra 1,10 e 1,30 euro al pezzo. Il Romanesco, calibro 11‑13 cm, sempre a più strati, oscilla tra 1 e 1,20 euro al pezzo.

Tra le varietà senza spine, il Violetto da 7,5‑9 cm mostra valori compresi tra 0,45 e 0,55 euro al pezzo, mentre il Violetto Tema sardo, con lo stesso calibro, si muove tra 0,35 e 0,45 euro. A Verona le quotazioni confermano ulteriori differenze legate a varietà e pezzatura. Il carciofo Tema siciliano, confezionato in casse da 25 pezzi, presenta prezzi tra 0,25 e 0,27 euro. Il Violetto pugliese in casse da 16 pezzi si colloca tra 0,30 e 0,35 euro mentre la stessa varietà in casse da 20 pezzi oscilla tra 0,25 e 0,30 euro al pezzo.

Arance: Tarocco da 70 cent a 2 euro il chilo

Le Navelina italiana, venduta alla rinfusa con foglie, mostra una forbice contenuta: si parte da 0,70 euro il chilo per i calibri più piccoli fino a superare abbondantemente l'euro il chilo per i frutti più grandi (calibro 6) e selezionati.

Più ampia la gamma del Tarocco siciliano. Le quotazioni variano dagli 0,70 euro il chilo delle partite alla rinfusa ai 2 euro del prodotto monostrato di calibro maggiore. Le Washington Navel, sempre di origine siciliana, si posizionano su prezzi compresi tra 1,50 e 1,60 euro il chilo.

Clementine: ampia forbice di prezzo

Le clementine comuni italiane mantengono un andamento regolare. Le partite alla rinfusa con foglie partono da 0,80 euro il chilo, mentre i calibri più grandi, confezionati a più strati, raggiungono 1,40 euro il chilo. 

Limoni: Primo Fiore con Sicilia e Spagna

I Primo Fiore siciliani oscillano tra 1,50 e 1,70 euro il chilo, mentre quelli spagnoli si collocano leggermente più in alto, fino a 1,80 euro. Lo Sfusato della Costa d’Amalfi Igp quota da 2,40 a 2,60 euro il chilo.

Mandarini: Avana fino a 1,60 euro 

I mandarini Avana siciliani mostrano prezzi che vanno da 1,10 euro il chilo per i calibri più piccoli fino a 1,60 euro il chilo per i frutti più grandi e selezionati. I pompelmi provenienti da Cipro, sia gialli sia rosati, presentano una fascia di prezzo uniforme, compresa tra 1,40 e 1,50 euro il chilo. 


Kiwi Gold: forte divario di prezzo, Hayward: ampia scelta e quotazioni  differenziate

Il kiwi Gold italiano monostrato, nei calibri 120‑130 grammi, si colloca su una fascia compresa tra 3 e 3,20 euro il chilo. Ben diverso il posizionamento del Gold Zespri, sempre di origine italiana: qui le quotazioni salgono sensibilmente, oscillando tra 5,40 e 5,60 euro il chilo

 Il tradizionale Hayward italiano mostra una gamma di prezzi più ampia, legata soprattutto al calibro. Le partite alla rinfusa da 120‑130 grammi si muovono tra 2,50 e 2,70 euro il chilo, mentre i frutti più piccoli, da 90‑100 grammi, scendono leggermente, con valori compresi tra 2,30 e 2,40 euro il chilo. La selezione Hayward Zespri per lo stesso calibro 120‑130 grammi raggiunge una fascia più elevata, da 4,10 a 4,20 euro il chilo.

Uva da tavola sempre più peruviana 

L’uva bianca italiana monostrato si colloca su valori compresi tra 1,80 e 2 euro il chilo. L’uva bianca senza semi, sempre italiana e monostrato, mostra quotazioni più elevate, da 4 a 4,50 euro il chilo.

Per quanto riguarda le varietà scure, l’uva nera Black Pearl italiana si muove tra 1,60 e 1,80 euro il chilo. Nel segmento delle uve rosate, la Red Globe peruviana monostrato presenta prezzi compresi tra 2,80 e 3 euro il chilo, mentre l’uva rosata senza semi italiana oscilla tra 3,50 e 4 euro il chilo.

Listino esotico 

L’avocado Hass peruviano monostrato si colloca tra 3,80 e 4 euro il chilo. Il frutto della passione colombiano, venduto alla rinfusa, presenta valori compresi tra 7 e 8 euro il chilo. I lime brasiliani, confezionati a più strati, si muovono tra 2 e 2,40 euro il chilo. I manghi brasiliani monostrato mostrano prezzi compresi tra 2,30 e 2,50 euro il chilo, mentre i peruviani via aerea raggiungono una fascia tra 6,50 e 6,80 euro il chilo. La papaia brasiliana monostrato da 6 pezzi oscilla tra 4 e 4,30 euro il chilo, mentre la papaia Formosa, sempre dal Brasile, si colloca tra 4 e 4,20 euro il chilo.

Pere: quotazioni sostenute per le varietà pregiate, minori su produzioni locali

Il comparto delle pere mostra un mercato articolato, con differenze marcate tra varietà, calibri e provenienze. La Abate Fetel resta la protagonista della stagione, con quotazioni che crescono in modo proporzionale alla pezzatura. Le padelle di calibro 65/70 si collocano tra 2 e 2,20 euro, mentre i calibri superiori – 75/80 e 80/85 – salgono rispettivamente a 2,40–2,50 euro e 2,50–2,70 euro. 

Accanto alla Abate, la Decana del Comizio si distingue per valori più elevati, soprattutto nelle padelle di calibro 80/90, che raggiungono 3,30–3,50 euro. Più contenuti i prezzi del prodotto locale in casse, che si muove tra 1,50 e 1,70 euro, mentre la Decana sfusa di provenienza nazionale oscilla tra 2,80 e 3 euro. Interessante anche la presenza di prodotto olandese, con casse di calibro 85+ quotate 1,80–2,00 euro.

La Kaiser, varietà sempre apprezzata per la sua tenuta, mostra un mercato regolare: le padelle locali di calibro 75/80 si attestano su 2,20–2,40 euro, mentre il prodotto di provenienza nazionale in calibro 70/75 scende leggermente, tra 2,00 e 2,20 euro.

La Santa Lucia presenta un doppio binario: le padelle da 30 pezzi viaggiano tra 2,50 e 3 euro, mentre i cestini si collocano su valori più bassi, 1,30–1,50 euro.

La Williams, in tutte le sue declinazioni, mostra una forte variabilità. Le padelle di calibro 75/80 nazionali oscillano tra 1,70 e 2 euro, mentre i calibri più grandi (80/85) salgono a 2,30–2,50 euro. Il prodotto spagnolo si mantiene su livelli simili, tra 1,80 e 2 euro, mentre i calibri più piccoli – come il 65/70 da 24 pezzi – scendono a 1,30–1,50 euro. La Williams rosso, più di nicchia, si posiziona stabilmente tra 1,80 e 2 euro.


Patate tedesche da 0,25 euro 

Le patate a pasta gialla italiane, calibro 40-80, restano su valori stabili: il prodotto sfuso in casse si muove tra 0,55 e 0,60 euro, mentre la stessa tipologia confezionata in sacchi oscilla tra 0,50 e 0,55 euro.  Ben diversa la situazione per le patate gialle di origine tedesca, che in sacchi viaggiano su livelli molto più bassi, tra 0,25 e 0,35 euro.  A metà strada si collocano le patate gialle provenienti dall’Olanda, anch’esse in sacchi, con quotazioni comprese tra 0,45 e 0,50 euro.

Sul fronte delle patate rosse, il mercato appare più uniforme: il prodotto italiano in casse e quello francese in sacchi mostrano valori praticamente sovrapponibili, tra 0,60 e 0,70 euro.

Ecco un testo discorsivo, con taglio giornalistico, costruito sui dati che mi hai fornito e coerente con lo stile degli articoli di mercato che realizzi abitualmente.

Cipolle tra 50 e 70 cent

Il comparto delle cipolle mostra un mercato complessivamente stabile, ma con differenze significative tra varietà, pezzature e modalità di confezionamento. Le bianche tonde restano su livelli regolari: il prodotto in casse di pezzatura 60/80 si colloca tra 0,85 e 0,90 euro, mentre la stessa varietà in calibro 40/60 scende su valori più contenuti, tra 0,60 e 0,70 euro.

Le cipolle dorate confermano un andamento simile. Le casse di provenienza nazionale oscillano tra 0,65 e 0,75 euro, a seconda della pezzatura, con un leggero premio per il calibro 60/80. Più competitivo il prodotto olandese in sacchi, che si muove tra 0,50 e 0,60 euro, scelta frequente per chi cerca un prezzo più contenuto senza particolari esigenze qualitative.

Decisamente più sostenuti i valori delle ramate di Milano, che continuano a rappresentare una nicchia di pregio. Le trecce di categoria extra viaggiano tra 1,70 e 1,80 euro, mentre il prodotto in casse si attesta su 1,30–1,40 euro, confermando una domanda costante e una disponibilità più limitata.

Le cipolle rosse mantengono quotazioni stabili tra 1,00 e 1,10 euro per il calibro 60/80. Ancora più alto il segmento dello scalogno, che mostra una netta differenza tra prodotto sfuso nazionale, quotato tra 2,40 e 2,50 euro, e quello confezionato di origine francese, che sale fino a 3,30–3,50 euro.




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