Nella realtà aumentata ciò che vediamo non viene sostituito ma arricchito: si aggiungono livelli informativi che permettono di interpretare meglio il contesto e prendere decisioni più consapevoli. È un’estensione della percezione.
Allo stesso modo, nel mondo cooperativo sta emergendo l’esigenza di una cooperazione aumentata, capace di far funzionare la filiera come un’unica azienda pur mantenendo la pluralità dei suoi attori. Non si tratta di uniformare, ma attraverso coordinamento, trasparenza e condivisione dei dati generare benefici reali da distribuire dal produttore al consumatore.
Questa è la logica della cooperazione 5.0, un modello in cui produttori, Op e aggregatori, trasformatori e distributori operano come anelli di un unico sistema. La filiera funziona solo se i suoi nodi dialogano, condividono informazioni, anticipano la domanda e calibrano la produzione. Si è fatto un test concreto che ha portato meno camion sulle strade, maggiore efficienza logistica, risparmi trasferiti direttamente sul prezzo finale al consumatore e maggiore riconoscimento economico ai produttori.
Sono i risultati del progetto "Dal produttore al consumatore. Il modello cooperativo per una filiera integrata", presentati oggi al Cubo Unipol di Bologna nel corso dell'evento promosso da Legacoop Emilia-Romagna. Ma non solo risparmi ed efficienza sono emersi durante il ricco e denso evento, relazioni e tavole rotonde, ma anche politiche condivise per affrontare i cambiamenti climatici e individuare nuovi prodotti.
L'unione fa l'efficienza e il risparmio
Nell'incontro sono stati presentati i risultati del test pilota condotto nell'inverno 2025/2026 nell'ambito della filiera ortofrutticola. La sperimentazione, che ha coinvolto il 95% dei volumi invernali sull'asse Coop Alleanza 3.0 - Apofruit, "ha dimostrato come l'integrazione tra i grandi player cooperativi della filiera permette di ottimizzare i processi e rendere più equa la distribuzione del valore lungo la filiera".
Parlano i numeri: "Un abbattimento del 34% del numero di ordini e dei giri dei mezzi di trasporto. Parallelamente, sono aumentati il riempimento delle pedane (+9%) e la saturazione dei camion (+0,5 pallet per mezzo), anticipando di un giorno il lead time di fornitura. A fronte di queste efficienze, i volumi ordinati sono cresciuti del 10% e i benefici economici generati dalla logistica sono stati trasferiti direttamente ai consumatori sotto forma di sconto sul prezzo finale e ai produttori".

L'iniziativa ha visto la collaborazione tra il mondo della distribuzione (Coop Italia e Coop Alleanza 3.0) e quello della produzione (Apofruit, Agribologna, Terremerse, Codma e, per la parte trasformazione ortofrutticola, Fruttagel), con il supporto di Coopfond, di Legacoop Agroalimentare e il coordinamento tecnico di SCS Consulting.
L'alleanza non si è fermata alla logistica ma, grazie al tavolo di coordinamento della filiera, ha prodotto innovazione dell'offerta: il progetto ha già portato alla commercializzazione dell’avocado italiano e la mela Regal You. Da questo mesi si parte con quelli che vengono definiti "pomodori di filiera", un Ciliegino mentre in autunno via ai test per l’insalata baby romana.
Meno intermediazione più valore per produttori e consumatori
Claudio Mazzini, responsabile dei Freschissimi di Coop Italia, ha citato il dato di uno studio Ambrosetti sulla filiera estesa: la quota che rimane complessivamente a produttori e distributori è inferiore a quella assorbita dall’intermediazione. Una fotografia che ha reso evidente la direzione da prendere, cioè accorciare la filiera e mettere insieme tutte le componenti, anche quando appartengono ad aziende che normalmente si confrontano sul mercato da concorrenti.
Mazzini ha ricordato quanto "sia stato impegnativo, ma anche prezioso, sedersi allo stesso tavolo e condividere in modo trasparente ciò che ciascuno stava studiando, superando la logica del ciascuno per sé per costruire un terreno comune".
Cooperazione per la resilienza ai cambiamenti climatici
La cooperazione oggi si incrocia quotidianamente con i cambiamenti climatici e con le esigenze reali del mercato. Mazzini ha portato esempi concreti realizzati dal campo allo scaffale: "Il pomodoro estivo che in Campania soffre temperature ormai insostenibili già a giugno, costringe a spostare parte della produzione più a nord; la necessità di trovare una mela di pianura di buona qualità per il periodo tra settembre e dicembre, coinvolge università e partner tecnici".
"L’avocado, un prodotto in forte crescita, per il quale l’Italia dispone di territori adatti e può offrire frutti raccolti quasi maturi, con caratteristiche qualitative superiori. Tutti casi che mostrano come la ricerca condivisa possa diventare un motore di innovazione reale". E' sempre cooperazione, ma più evoluta e che possiamo definire aumentata.
L'esperienza di Apofruit, Arandiris e Terre Emerse e la logistica di Transcoop
Mirco Zanelli, responsabile commerciale di Apofruit, ha voluto trasmettere un messaggio chiaro: "La collaborazione di filiera non è un esercizio teorico, ma un’operazione che produce risultati misurabili, immediati e condivisibili. Apofruit ha partecipato al progetto sia sul fronte dell’innovazione varietale – con nuovi prodotti che rispondono alla domanda crescente del mercato, come avocado e piccoli frutti con i mirtilli – sia soprattutto con un test industriale che ha messo alla prova un nuovo modello di riordino.
"Un sistema di gestione degli ordini completamente diverso dal tradizionale “A per A” - spiega Zanelli - Il nuovo schema, definito “A per B”, ha permesso di ridurre il numero degli ordini, ottimizzare gli spazi pallet, aumentare il riempimento dei mezzi e diminuire i viaggi dei camion. Il test è stato condotto su kiwi, patate, cipolle e mele cioè referenze che consentono una logistica più estesa senza compromettere la qualità". Un modello che si può riproporre ed estendere anche ad altre anche se, per esempio, la frutta estiva presenta più complessità.

Massimiliano Moretti, presidente di Arandis, ha sottolineato l'importanza di innovazioni che permettono più certezze ai produttori che "oggi investono e sono investimenti importanti e per questo servono certezze. Noi abbiamo portato avanti tre progetti, a iniziare dall'avocado con 70 ettari tra Sud Italia e Agro Pontino, poi un nuovo pomodoro ciliegino ed infine i fichi in Emilia Romagna, e un po' in Puglia e Basilicata, qui siamo più lenti, stiamo provando le varietà iniziamo a scaricare veramente nel 2027".
Quest'ultimo è innovativo anche sul lato conservabilità, uno dei limiti nella commercializzazione dei fichi.
Marco Casalini presidente di Terremerse ha sottolineato il "cambio di paradigma con il produrre quello che vende, oggi agli agricoltori bisogna dare tutti i servizi necessari ma sono strumenti molto più costosi rispetto al passato. Lungo la filiera dobbiamo considerarci partner".
Abbiamo letto la visione nel progetto da parte della distribuzione e della produzione, ma non si può dimenticare un anello fondamentale: la logistica con Luca Genitoni, direttore di Transcoop. La necessità di programmare in modo diverso dal servire tutti i negozi allo stesso tempo. "Si può fare anche la sera così da assicurare l'arrivo perché se la mattina il camion si rompe non si riesce a sostituirlo velocemente oppure se ci sono problemi di traffico. La consegna serale permette di avere più sicurezza. Sulla sostenibilità ambientale puntiamo su HVO".
Di cosa si tratta? Hydrotreated Vegetable Oil, cioè olio vegetale idrotrattato. Un carburante prodotto non da petrolio, ma da oli vegetali, oli esausti da cucina, grassi animali e altri scarti organici. Peccato che Genitoni bocci l'elettrico eppure stanno aumentano gli investimenti per il trasporto merci a batteria.
Le dichiarazioni del mondo Coop e della politica
Daniele Montroni, presidente di Legacoop Emilia-Romagna, ha detto: “Il contesto in cui operiamo è segnato da mercati instabili, rincari energetici e dall’impatto drammatico del cambiamento climatico. In questo scenario, la cooperazione è chiamata ad assumersi una responsabilità chiara: andare oltre la sola capacità di tenuta e delineare nuove prospettive".
Secondo Simone Gamberini, presidente di Legacoop nazionale, “per il sistema Legacoop, il supporto all'innovazione nell'agroalimentare è una priorità strategica, ancor più quando unisce le cooperative di produzione, trasformazione, logistica, distribuzione nella Gdo e ristorazione, coprendo l'intera catena del valore”.

Per Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroitticoalimentare, “i ragionamenti, le tesi e i risultati sperimentali di questi anni di lavoro dimostrano che la visione cooperativa di filiera ha nel suo intimo delle possibilità di trasferire vantaggi a tutti gli anelli coinvolti. Ci sono gli ulteriori ambiti di sviluppo che ci daranno ulteriori soddisfazioni”.
Maura Latini, presidente Coop Italia, ha osservato: “Ciò che è emerso oggi e che è frutto di un impegno a monte dimostra che si può generare efficienza e limitare le frammentazioni e distorsioni tuttora esistenti nel modello di filiera ortofrutticola”.
Il presidente della Regione De Pascale e l'assessore Mammi
"Il nostro sistema agroalimentare vive solo se continua a fare ciò che l’Emilia‑Romagna ha sempre saputo fare meglio: investire, creare valore aggiunto, puntare sulla qualità più del resto d’Italia e del mondo - ha evidenziato Michele De Pascale - Ma tutto questo è possibile soltanto se ogni livello della filiera si trova in una condizione di salute e partecipa in modo corresponsabile allo sviluppo del sistema. Anche la Regione deve fare sempre di più. Gli investimenti non vanno letti come progetti isolati, ma per l’impatto che generano sull’intero sistema. È questo il motivo per cui difendiamo la dimensione regionale: perché solo una governance vicina ai territori è in grado di leggere le peculiarità locali. Centralizzare non funziona, perché la produzione agroalimentare non è solo economia: è identità, cultura, storia dei luoghi".
Infine, l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, ha concluso: "L’Emilia‑Romagna deve continuare a puntare con decisione sui prodotti Dop e Igp, perché sono quelli che garantiscono le ricadute sui territori. La distintività delle nostre produzioni è un valore economico, culturale e identitario, ma per mantenerla e rafforzarla è indispensabile che le aziende collaborino tra loro. La cooperazione, da questo punto di vista, è uno strumento fondamentale: nei nostri bandi premiamo chi sceglie di mettersi insieme, perché solo così si costruisce una filiera capace di competere davvero".