Sostenibilità

03 giugno 2026

Climate change, il ruolo chiave dello spreco alimentare

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Venerdì 5 giugno 2026 è la Giornata mondiale dell’ambiente e per tutti i cittadini del mondo sarà un’occasione essenziale per unirsi all’appello globale per l'azione climatica, riflettendo sul tema proposto per questa edizione: Inspired by Nature. For Climate. For Our Future, Ispirati dalla natura. Per il clima. Per il nostro futuro. 

La Giornata mondiale dell’ambiente 2026 si concentra infatti sui cambiamenti climatici e sui segnali urgenti che la Terra sta inviando, così come sui segnali che scegliamo di rispondere. Perché il pianeta non discute e non negozia, invia segnali chiari, e tutti ce ne stiamo accorgendo in queste settimane: ondate di freddo fuori stagione e bombe di pioggia si alternano a incendi devastanti, ondate di calore, scioglimento dei ghiacciai a innalzamento del livello del mare. 

 "Avevamo detto, con il Trattato di Parigi, che l’innalzamento della temperatura della Terra di 1,5 gradi doveva essere il limite – sottolinea Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International e fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare – Ma dieci anni dopo lo stiamo già superando: è tempo di agire, subito, e chiunque può e deve farlo anche nel suo quotidiano, a partire da gesti piccoli e semplici, ma essenziali. Come dotarsi degli strumenti che aiutano a prevenire e ridurre lo spreco alimentare, contribuendo così a ridurre le emissioni CO2 che aggravano il riscaldamento globale e quindi la questione climatica".

I numeri su cui riflettere

I dati dell’Osservatorio Waste Watcher International  avvertono infatti che secondo il Rapporto Il caso Italia (diffuso in occasione della 13esima Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, 5 febbraio 2026), ogni cittadino e cittadina italiana genera, attraverso il cibo sprecato in ambito domestico che è pari a 28,8 chili all’anno pro capite, circa 2,46 chili di CO2 equivalente a settimana, ovvero produce circa 128 chili di CO2 equivalente all’anno

Su scala nazionale, questo equivale a circa 7,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno, cioè le emissioni annuali di circa 1,6 milioni di automobili. Per immaginare meglio queste automobili in movimento, possiamo pensare al flusso annuale delle automobili che circolano in Sardegna e Umbria, sommate, oppure a un terzo di quelle che circolano nel Lazio.

Dietro allo spreco alimentare si cela una realtà rilevante non solo per la quantità di cibo gettato, ma anche per le risorse naturali impiegate nella sua produzione

Lo spreco alimentare domestico rilevato da Waste Watcher nel 2026 comporta uno spreco idrico stimato in circa 75 litri a settimana per ogni cittadino italiano, pari a quasi 3.916 litri all’anno per persona. Se si considera che la popolazione residente in Italia è pari a circa 58,9 milioni di abitanti, l’impatto complessivo diventa particolarmente significativo: lo spreco alimentare domestico corrisponde a circa 1,7 milioni di tonnellate di cibo gettato ogni anno, con un consumo idrico associato di oltre 230 milioni di metri cubi d’acqua, paragonabile a circa 74 mila piscine olimpioniche. Questi confronti aiutano a mostrare come lo spreco alimentare non riguardi soltanto ciò che viene gettato nel bidone, ma anche l’acqua, l’energia e le emissioni incorporate lungo tutta la filiera alimentare. 

"Sprecare cibo – ricorda ancora Andrea Segrè - significa disperdere anche acqua, energia, suolo, lavoro ed emissioni incorporate nei processi di produzione, trasformazione, distribuzione e conservazione degli alimenti. Per questo è importante che tutti siamo consapevoli dell’impatto della pattumiera di casa nostra: possiamo cominciare scaricando gratuitamente la App Sprecometro dell’Università di Bologna: usarla aiuta in modo tangibile a migliorare la nostra consapevolezza e a potenziare la prevenzione dello spreco alimentare nelle nostre case". 


Fonte: Osservatorio Waste Watcher International

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