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07 settembre 2026

Centro agroalimentare Marche: qui bolletta verso lo zero

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Meno consumi energetici, meno emissioni, più spazio e maggiore efficienza per le attività, via alla digitalizzazione e sostegno all’ultimo miglio. Sono gli ingredienti più importanti del progetto finanziato con le risorse europee del Pnrr che ha modernizzato  il Centro agroalimentare delle Marche.  

Un budget da 7,8 milioni speso nei tempi previsti e che ha portato a San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno) il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, che dopo i primi della classe di Verona partecipa alla presentazione della fine dei cantieri. Insomma si è lavorato nei tempi, traguardo non scontato visto che qualche mercato ha rinunciato al finanziamento. 

Myfruit.it ha intervistato  Francesca Perotti, amministratore delegato del Centro agroalimentare Marche, e il Rup (Responsabile unico del procedimento)  Corrado Di Silverio,  che hanno illustrato il progetto. 

Quasi annullata la bolletta da 140mila euro l’anno 

L’amministratore Francesca Perotti spiega come il progetto finanziato con i fondi Pnrr abbia rappresentato “una svolta per una struttura estremamente energivora,il finanziamento è stata una boccata d’ossigeno che ci consente di investire con intelligenza per essere sempre più attrattivi”. E con meno pesi economici sulle spalle: la bolletta annua da 140mila euro. 

Perotti conferma che “grazie al fotovoltaico la bolletta sarà meno salata, anzi tendente allo zero”, ma sottolinea pure che il progetto “ha incluso anche l’elettrificazione delle attività e l’ammodernamento delle celle frigo, indispensabili per l’ortofrutta e per il pesce, vista  la forte vocazione ittica del mercato”. 

I mercati sono strutture strategiche 

Perotti ricorda che molti mercati italiani poggiano le fondamenta “su una legge degli anni ’80, ma oggi devono evolvere. Quando sono nati avevano una vocazione ben precisa; oggi ci ritroviamo strutture all’avanguardia grazie al Pnrr, ubicate in punti strategici come la vicinanza al casello autostradale. Ora dobbiamo ragionare su una diversa logica per essere più attrattivi”. 

La spinta alla digitalizzazione

Uno dei pilastri della trasformazione è la digitalizzazione, che Perotti considera decisiva: “Oggi è uno strumento indispensabile: ci consente di valutare e monitorare i prezzi, di essere efficaci, di estrapolare dati utili. Grazie alla rete Italmercati, la digitalizzazione permette di avere una visione completa di tutto lo spaccato dell’Italia, che è bellissima ma anche tanto diversa: informazioni preziose che finora è stato difficile utilizzare”.

Oltre il Pnrr il tema orari e l’ultimo miglio 

Bene il lavoro, ma non si può prescindere da un tema rilevante come quello  degli orari – oggi prevalentemente notturni – dove l’amministratore parla della necessità di un accordo ampio. Insomma un progetto nazionale. 

Poi l’importanza dell’ultimo miglio: “Potenziare la filiera è indispensabile, anche raccogliere i piccoli produttori che altrimenti non hanno la capacità economica per andare oltre e rischiano di essere fagocitati.  Il mercato può fare da massa critica, offrendo nuovi sbocchi e permettendo loro di lavorare dignitosamente”.

Gli interventi nel dettaglio, parla Di Silverio

A raccontare gli interventi è Corrado Di Silverio, Rup dell’intera procedura, che ha seguito passo dopo passo la trasformazione di una struttura strategica per la filiera marchigiana. Di Silverio spiega che l’intervento più visibile è la nuova tettoia in legno e acciaio, un’opera che ha permesso “di mettere in sicurezza tutte le operazioni di logistica e creare un’area coperta di 6.800 metri quadrati. Una superficie che non servirà solo alla movimentazione delle merci. Verrà utilizzata anche per piccoli eventi, fiere e iniziative di promozione del settore agroalimentare”, sottolinea.

Sopra la tettoia è stato installato un impianto fotovoltaico da 1,3 megawatt, pensato per ridurre in modo significativo i costi energetici. Di Silverio  ricorda che già con un precedente impianto da 600 kW “avevamo quasi dimezzato l’impatto della bolletta”. Con la nuova configurazione, considerando anche l’efficientamento delle celle frigo e la riattivazione di aree prima inutilizzate, il mercato prevede una copertura energetica “tra il 78 e l’80% dei consumi”.

Il risparmio economico preciso è difficile da stimare, perché dipende dal prezzo dell’energia: “Il dato in euro è complicato da definire, ma la copertura energetica sarà molto ampia”, spiega Di Silverio. La produzione fotovoltaica non copre le ore notturne, quando i frigoriferi restano accesi, ma l’energia immessa in rete durante il giorno dovrebbe compensare ampiamente.

Accumulo energetico: un progetto in valutazione

Il mercato sta valutando anche un sistema di accumulo. Non un impianto di grande taglia, ma una soluzione di backup: “Un accumulo da un megawatt non avrebbe senso. Stiamo ragionando su un sistema che possa intervenire in caso di emergenza o nell’ultima fase della notte, poco prima che il fotovoltaico riprenda a produrre”.

Elettrificazione della logistica e ricariche per i veicoli da lavoro

Il mercato  è l’unico centro alimentare italiano ad aver abbinato il Pnrr a un project financing. Questo ha permesso di integrare anche la mobilità elettrica a iniziare dalla logistica interna: “C’è un’area per la ricarica e abbiamo progetti con partner locali per utilizzare l’energia prodotta e alimentare i furgoni che servono le attività del centro”, spiega Di Silverio.

Il Banco Alimentare, che opera all’interno del mercato, possiede già mezzi elettrici pronti a sfruttare le nuove colonnine. E lo stesso vale per altre aziende. La novità più rilevante riguarda però i camion frigo che sostano di notte: “Tra 20 giorni, un mese al massimo, quando tutto sarà allineato, potranno collegarsi alle nuove infrastrutture e avere un risparmio notevole: i frigoriferi resteranno accesi, ma il consumo sarà quasi zero”.

Digitalizzazione, sicurezza e tracciabilità

Il progetto Pnrr ha incluso anche la videosorveglianza, il controllo accessi e la tracciabilità dei prodotti che entrano ed escono dalle celle frigo. Sono stati riattivati spazi che prima non venivano utilizzati perché troppo costosi da gestire, come l’area a –20 °C.

Nuove aule e formazione agroalimentare, il compost per il florovivaismo

Il centro ospita già scuole tecniche e attività di formazione. Ora si punta a crescere: “Stiamo valutando altri incentivi per ampliare gli uffici e realizzare nuove aule, anche per corsi ITS dedicati al settore agroalimentare”.

Tra le iniziative in corso c’è anche il recupero della frazione umida per produrre compost: “Lo scarto alimentare è un costo. Convertirlo in compost sarebbe utile, soprattutto perché qui vicino c’è il distretto del florovivaismo: potremmo intercettare lo scarto e offrire un servizio al settore agricolo”.

Un ecosistema da 98 partite Iva

Il mercato marchigiano non è solo logistica e agroalimentare. I numeri: 143mila metri quadrati e oltre 85 operatori.  Ospita il Banco Alimentare, un ingrosso di fiori, aziende ittiche, operatori della trasformazione, logistica come One Express, attività di formazione, prototipazione e ricerca. “In totale, oggi ci sono 98 partite Iva all’interno del centro”, conferma Di Silverio.

Un numero che racconta la complessità e la vitalità di un hub che, grazie al Pnrr, si consolida come punto di riferimento moderno per la filiera agroalimentare marchigiana.

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