Se al nord, anche in quota come nel Bellunese, oggi fioriscono e maturano meloni e angurie - cosa impensabile in passato - in Puglia in questi giorni sono già arrivate sul mercato le primizie. Le fave compaiono sui banchi dei commercianti con settimane di anticipo e i piselli sono pronti a entrare nelle cucine dei consumatori.
Non ci sono più le stagioni di una volta, ma lo dice la scienza
Un modo di dire quasi antico, ma che oggi assume una consistenza sempre più concreta e un fondamento scientifico: il cambiamento climatico non è più solo materia per climatologi, ma una realtà osservata quotidianamente anche dai produttori, che conoscono a fondo i calendari delle colture.
Coldiretti Puglia segnala che "le primizie fanno capolino sui banchi con settimane di anticipo: fave già in vendita e piselli prossimi alla raccolta". Un fenomeno che rappresenta "il segnale di un inverno caratterizzato da forti oscillazioni climatiche, capaci di modificare i cicli produttivi nelle campagne pugliesi".
L’associazione richiama inoltre "l’attenzione sugli effetti dei cambiamenti climatici anche sulle abitudini alimentari dei consumatori", sottolineando come l’alterazione dei ritmi stagionali stia incidendo non solo sulla produzione agricola, ma anche sulla disponibilità e sulla percezione dei prodotti freschi.
La fioritura anticipata delle mandorle a gennaio, il rischio gelate tardive
"Le variazioni improvvise di temperatura stanno accelerando i processi di maturazione di frutta e ortaggi, portando alcune colture a completare anzitempo il proprio ciclo. Un andamento già osservato a gennaio con fioriture anticipate di mimose e mandorli e che riguarda non solo le coltivazioni, ma anche erbe e piante spontanee pronte alla raccolta - sottolineano da Coldiretti - Una situazione che rende più complessa la pianificazione agricola ed espone le produzioni al rischio di gelate tardive, con possibili ripercussioni economiche e occupazionali per l’intero anno".
Segnali importanti per la Puglia, prima regione italiana per vocazione ortofrutticola: 198 mila ettari di superficie agricola utilizzata, 23 milioni di quintali di produzioni e una produzione lorda vendibile di 1,2 miliardi, oltre un terzo dell’intera Plv agricola regionale.
Negli ultimi dieci anni il comparto ha attraversato una fase di profonda riorganizzazione, con una riduzione del numero di aziende attive accompagnata però da un ampliamento delle superfici coltivate, un fenomeno particolarmente evidente nell’orticoltura. Una trasformazione che, forse, rappresenta anche un vantaggio: aziende più strutturate dispongono di maggiori risorse per affrontare e governare la crescente complessità climatica.
E a Belluno spuntano meloni e angurie in quota
Il cambiamento climatico non riguarda solo il Sud: si manifesta con forza anche al Nord. A Belluno, per esempio, Coldiretti segnala segnali inequivocabili del “nuovo che avanza”. "Oggi si coltivano anche da noi meloni e angurie, cosa che fino a poco tempo fa non era nemmeno ipotizzabile", ha raccontato la presidente di Coldiretti Belluno, Chiara Bortolas, a una testata locale.
Accanto a queste novità emergono anche criticità: in Emilia-Romagna la Regione ha stanziato decine di milioni per proteggere i frutteti dagli eventi estremi. Ma per alcune aziende agricole questi cambiamenti rappresentano anche un’opportunità. Almeno nel breve periodo, gli effetti a lungo termine sono tutti da capire.