Ingrosso

15 ottobre 2026

Anche in Spagna piangono, grossisti in crisi per i pagamenti

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Gli italiani a Madrid, durante Fruit Attraction, diventano tutti ispanofoni. Si levano alte le lodi all’unitarietà della filiera iberica, si magnifica la centralizzazione dei mercati e si guarda con ammirazione alla strategia di internazionalizzazione del Paese. Tutto vero. Ma anche in Spagna, nonostante indicatori macroeconomici più favorevoli rispetto ai nostri, in questo periodo si piangono lacrime amare. Le tensioni geopolitiche si fanno sentire e, come riportato da Agronewscastillayleon, i grossisti stanno rischiando grosso.

La testata ha ripreso i dati di Insight View pubblicati da Iberinform il 6 ottobre 2026: numeri inquietanti, che parlano del 29% dei grossisti di frutta e verdura esposti a un rischio di insolvenza elevato o massimo. L’emergenza colpisce soprattutto le realtà più giovani. “La situazione finanziaria è particolarmente precaria tra le aziende costituite nell’ultimo decennio, dove la percentuale raggiunge il 40%”, si legge nell’analisi. Il rischio si dimezza, scendendo al 20%, tra i grossisti con maggiore anzianità operativa, quelli attivi da 11 a 25 anni e oltre. Senza una struttura solida e relazioni commerciali collaudate, il pericolo è perdere rapidamente il controllo dell’azienda.

Anche in Spagna si soffre il caro energia

Ma come mai quasi un terzo dei nuovi grossisti soffre il problema degli insoluti? Secondo gli analisti spagnoli le cause sono queste: "Il settore della vendita all'ingrosso di frutta e verdura si trova ad affrontare una combinazione di inflazione, aumento dei costi energetici e di trasporto, tensioni geopolitiche e fenomeni meteorologici che mettono sotto pressione i margini di profitto".  

Pur avendo più rinnovabili rispetto all'Italia, nonostante  una piccola quota di nucleare e prezzi energetici minori anche in Spagna si soffrono le conseguenze della guerra in Iran a iniziare dal blocco dell'export del petrolio. 

Le percentuali citate dalla testata spagnola sono importanti: "Il rischio massimo o elevato di insolvenza sui pagamenti riguarda attualmente il 29% delle aziende di commercio all'ingrosso di frutta e verdura. Questa percentuale riflette le difficoltà economiche affrontate da un anello fondamentale della catena tra la produzione di frutta e verdura e la distribuzione finale. Secondo Iberinform, l'attuale ciclo inflazionistico ha portato a un aumento dei costi sostenuti da queste aziende. Oltre all'aumento dei prezzi alla produzione, si aggiunge anche l'incremento del costo del carburante utilizzato per il trasporto di frutta e verdura". Ci si ripete ma il tema e il problema è questo. A cui si associano, come in Italia dove sono saltate le programmazioni di alcune colture, gli effetti nefasti del cambiamento climatico. 

Il nanismo iberico 

Si guarda alla Spagna come modello super organizzato ma il sistema dei mercati all'ingrosso sconta un problema di nanismo dimensionale e di conseguente frammentazione. 

"Stando ai dati analizzati, le piccole imprese rappresentano l'80% dei grossisti spagnoli di frutta e verdura. Le microimprese rappresentano il 42% del totale, mentre le piccole imprese costituiscono un ulteriore 38%. Questa struttura aziendale mostra un settore ampiamente dominato da piccole imprese che operano all'interno di una catena del valore soggetta a notevoli pressioni sui costi.  Tra i principali territori analizzati, Madrid presenta la percentuale più alta di imprese con rischio di insolvenza massimo o elevato, pari al 38%. Anche Almería, Málaga, Castellón, Barcellona e Siviglia sono nettamente al di sopra della media nazionale del 29%". 

Va meglio a Valencia e Murcia dove si concentrano ciascuna il 10% dei grossisti di frutta e verdura, risultando le province con il peso maggiore in questo settore. Dietro di loro ci sono Madrid, con l'8%; Almería e Alicante, entrambe con il 7%; e Barcellona, con il 6%. La distribuzione territoriale conferma l'importante peso che le principali aree di produzione e commercializzazione di frutta e verdura rivestono all'interno della struttura imprenditoriale del settore.

Le cause? "L'aumento dei costi di acquisto, trasporto, energia e conservazione dei prodotti ortofrutticoli sta comprimendo i margini di profitto dei grossisti. A questi fattori si aggiungono le conseguenze economiche dei conflitti geopolitici e dei cambiamenti climatici. I grossisti occupano una posizione intermedia nella filiera alimentare: acquistano e distribuiscono i prodotti dai produttori per facilitarne la successiva commercializzazione. Questa posizione implica che le tensioni che si originano in diversi punti della catena possono essere trasferite direttamente sui costi e sui margini".

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