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Con Rago Group avocado e passion fruit dalla Piana del Sele

Sul mercato con il marchio Tropitaly. Rosario Rago: “Nostro padre importò le prime piante nel 1970. Terreni vocati e buona domanda”

Negli ultimi anni, il mercato dell’ortofrutta ha assistito a un interessante cambio di rotta, con sempre più aziende che puntano sull’esotico. Uno dei nuovi protagonisti di questo mutamento culturale, colturale e commerciale è Rago Group  con il marchio Tropitaly.

Il gruppo campano vanta 130 anni di storia, nei campi dal 1892, e oggi, dopo cinque generazioni, è specializzata nella produzione di insalate di I e IV gamma, in particolare come copacker.

La sede è a Battipaglia, in provincia di Salerno, ma la dimensione è globale. I suoi prodotti sono esportati in tutta Europa e in Medio Oriente.

Rosario Rago, Ceo di Rago Group, ha raccontato a myfruit.it i motivi che hanno spinto l’azienda a investire su avocado e passion fruit. Nell’intervista si sono approfondite anche  lo sviluppo futuro degli impianti, le strategie di commercializzazione adottate, ma anche le varietà scelte e il periodo di vendita di questi due frutti esotici. Infine l’ anticipazione sul packaging innovativo che stanno preparando per distinguersi sul mercato.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto all’investimento sull’esotico e perché avete scelto avocado e passion fruit?

La nostra famiglia ha sempre avuto piante di avocado e sempre amato questo frutto tropicale, in particolare ne restarono colpiti nostro padre e nostro fratello Antonio, quest’ultimo in primis si è dedicato con grande dedizione alla sua coltivazione.

Nostro padre nel 1970 importò le prime piante di avocado dal Messico e le piantò nei nostri terreni, poche piante destinate al consumo familiare. Nonostante fino a qualche anno fa l’Italia ancora non aveva visto forti consumi l’avocado, come il passion fruit, stanno conquistando vertiginosamente il mercato.

Questa realtà si sposa con la visione di un buyer lungimirante della Gdo: Luciano Guglielmi che molti anni fa ci condivise questa riflessione sul futuro dell’avocado, ispirandoci così ad impiantare queste colture. I motivi per il quale abbiamo preso questa decisione, quindi, sono legati sia all’aumento della domanda di mercato, che alla storia della nostra famiglia. I nostri terreni sono vocati  affinché i prodotti siano di grandissima qualità. Infatti, durante i periodi di test del nostro prodotto, lo abbiamo confrontato con quelli di importazione come Marocco, Spagna e Israele  riscontrando una grande differenza rispetto alla qualità e bontà del prodotto. Elementi che ci hanno convinto a commercializzarlo.

Su quanti ettari si sviluppano gli impianti e ci sono stime su uno sviluppo futuro?

Sicuramente in programma c’è una visione di ampliamento dei terreni dedicati alla produzione di passion fruit  e avocado, soprattutto per quanto riguarda il secondo. Ad oggi vengono sfruttati cinque  ettari con una previsione di ulteriori 10 nei prossimi due anni.

Siete soddisfatti della qualità del prodotto?

Molto soddisfatti. Siamo convinti che ci darà ragione sul mercato rispetto alle altre produzioni. Alcuni nostri clienti all’inizio erano abbastanza scettici rispetto ad acquisire il prodotto italiano della Piana del Sele, ma dopo averli provati in prima persona si sono ricreduti così da inserire immediatamente il prodotto sul mercato.

Su quali varietà puntate e su quali canali saranno commercializzate le produzioni?

Abbiamo le varietà Hass e Pinkerton, e ne stiamo testando altre. Già commercializziamo nella Gdo sia italiana che estera a marchio Tropitaly, dove anche il nome tiene a sottolineare che è un prodotto 100% italiano.

Il packaging?

Per la prossima commercializzazione stiamo lavorando su dei packaging molto particolari, una bustina da 700 grammi e delle confezioni da uno o due avocado.

Che periodo coprono i vostri frutti?

Da novembre ad aprile per l’avocado e da febbraio a luglio per il passion fruit.

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