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Avocado e mercato europeo: alte potenzialità di sviluppo

Le potenzialità e i trend. In vista del Tropical Fruit Congress i dati più recenti

La domanda europea di avocado è in costante crescita. L’aumento dei volumi sul mercato continuerà a spingere il consumo e nel 2030 l’avocado sarà con buona probabilità il secondo frutto tropicale più venduto al mondo, subito dopo le banane. Lo sostengono Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) nel rapporto Agricultural Outlook 2021/30 nel quale si legge: “L’avocado supererà il volume delle esportazioni di ananas e mango. Una crescente domanda globale e grandi investimenti nella produzione sono alla base di questa espansione”.

Anche se l’avocado ha la produzione più bassa tra i principali frutti tropicali, la sua crescita supera quella degli altri frutti. Il volume della produzione globale dovrebbe raggiungere i 12 milioni di tonnellate, triplicando i valori di dieci anni fa. In Messico, il più grande produttore mondiale di avocado, c’è stata una diminuzione dei volume nel 2020 ma nel lungo termine le forniture messicane potrebbero aumentare del 5,2% su base annua per soddisfare la crescente domanda negli Stati Uniti. Paesi come Perù, Colombia e Kenya stanno continuando a crescere a due cifre, con la maggior parte delle loro esportazioni destinate al mercato europeo.

Gli Stati Uniti e l’Unione europea dovrebbero rimanere i principali importatori. Sempre secondo l’Ocse/Fao, queste aree nel 2030 saranno responsabili rispettivamente del 40 e del 31% delle importazioni globali, nonostante crescano gli scambi con altre regioni, quali la Cina e il Medio Oriente. Per i produttori e gli esportatori sarà importante concentrarsi su specifiche aree dove la domanda ha spazio per crescere, ma anche diversificare i propri mercati.

Sono questi alcuni trend alla base del nuovo Tropical Fruit Congress in programma il 6 maggio al Macfrut di Rimini. Myfruit.it è media partner dell’evento e in queste settimane pubblicherà dati e trend della frutta esotica e tropicale con particolare riferimento al mercato europeo. Iniziamo con uno studio condotto da ICI Business per il Centro per la promozione delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo (CBI), che fa parte della Netherlands Enterprise Agency ed è finanziato dal ministero degli Affari esteri dei Paesi Bassi.

L’Europa può assorbire volumi crescenti di avocado

L’avocado è stato il frutto più dinamico degli ultimi anni, grazie a una domanda mai soddisfatta e una offerta a volte anche squilibrata. L’Europa, da parte sua, può assorbire più avocado. Cosa che è già successa durante il picco produttivo nel 2018 e, in un certo modo,  nel 2020.

Dopo il picco di volumi del 2018, i principali fornitori (Perù e Sudafrica) hanno diminuito il loro potenziale di esportazione e di conseguenza il prezzo complessivo del 2019 è stato più alto. Nel 2020, con la pandemia di Covid-19, c’è stato un improvviso aumento della domanda. Domanda soddisfatta principalmente al dettaglio, visto che i ristoranti erano chiusi. Una volta iniziata la stagione peruviana, l’offerta massiccia ha fatto  di nuovo scendere i prezzi a un livello inferiore a quello degli ultimi cinque anni. Grazie ai prezzi più bassi, il consumo è rimasto elevato. Complessivamente le importazioni sono cresciute fino a raggiungere un volume di 700mila tonnellate e un valore di quasi 1,7 miliardi di euro (vedi figura sotto).

Il vantaggio degli avocado è che sono programmati, pianificati per contratto dai retailer e le promozioni possono aiutare a vendere volumi aggiuntivi. In questo modo, volumi significativamente più grandi possono essere immessi nel mercato e aumentare il consumo. Cosa che, dicevamo, è successa nel 2018 e nel 2020, ma con una differenza di prezzo del 30% come risultato. Nonostante la forte domanda di avocado, c’è infatti un limite alla capacità del vecchio continente di tenere il passo con la velocità con la quale gli avocado sono coltivati per essere esportati in tutto il mondo.

Il volume dell’offerta ha una grande influenza sulle importazioni europee. Nei prossimi anni si assisterà a un ulteriore aumento dei volumi di importazione, ma si possono attendere anche nuovi cali di prezzo quando ci sarà troppa offerta. Questi cali saranno evidenti soprattutto durante la stagione peruviana, ma anche altri fornitori di Colombia, Messico e Kenya stanno raggiungendo volumi che possono sovraccaricare il mercato più avanti nell’anno. Così, saranno necessari nuovi mercati, dentro e fuori l’Europa, per rendere sostenibile un’offerta crescente. A lungo termine (tra più di tre anni), l’avocado diventerà un prodotto standard per i rivenditori nella maggior parte dei paesi europei, con volumi più alti in tutta Europa, ma anche con un tasso di crescita più lento.

I suggerimenti di ICI Business

ICI Business dà anche alcune raccomandazioni a produttori ed esportatori, quali: combinare le esportazioni in Europa con lo sviluppo di nuovi mercati extra-Ue, per esempio in Asia. La diversificazione aiuterà a distribuire i rischi commerciali e renderà meno dipendenti da una sola regione. Assicurarsi, poi, di avere accesso a nuovi mercati di destinazione controllando se il proprio Paese ha un accordo fitosanitario con quella piazza.
Assicurarsi di offrire un volume sufficiente con almeno spedizioni settimanali di container completi, poiché gli importatori favoriscono i produttori più grandi per garantire la certezza delle forniture. Tuttavia, non dare la priorità alle quantità rispetto alla qualità. Alla fine, grossisti e dettaglianti chiedono prodotti di buona qualità e fornitori affidabili.

Ancora spazio per la crescita dei consumi

L’avocado è apprezzato perché è un frutto unico e sano (oleoso o contenente olio) con molte destinazioni in cucina. Ma rispetto ad altre zone, il consumo in Europa è ancora poco sviluppato.

Il consumo medio in Europa è di circa 1,33 chili pro capite. Negli Stati Uniti è di 3,8 kg, in Canada di 2,5 kg. Il Messico, il più grande produttore mondiale di avocado, consuma addirittura 6,5-7 kg pro capite. Secondo la rivista Cirad’s Fruitrop, dal 2019 al 2020 il consumo di avocado in Europa è cresciuto dell’11%. La Scandinavia e la Francia hanno il più alto tasso di consumo pro capite, ma la crescita è più netta nei paesi in cui il consumo è ancora relativamente basso, quindi in Germania, Italia ed Europa orientale.

Le differenze di consumo nei paesi europei e il divario con i paesi consumatori più evoluti, come Stati Uniti e Canada, dimostrano che ci sono ancora grandi potenzialità di sviluppo. Tuttavia, con gli attuali tassi di crescita, la maturità del mercato potrebbe essere raggiunta in cinque-otto anni, quando il consumo diventerà più stabile. Secondo la World Avocado Organization (Wao) il consumo di avocado in Europa potrebbe raggiungere lo stesso livello degli Stati Uniti nel giro di otto anni.
La prossima settimana analizzeremo in dettaglio i Paesi europei che offrono le maggiori opportunità per l’avocado.

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