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Packaging e Tecnologie

L’azienda agricola del futuro come un’impresa aerospaziale

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Autore Redazione

Digital farming, promessa di maggiore produttività e qualità con minore impatto ambientale. Ma servono competenze

Il digitale al centro della seconda giornata degli Stati generali Mondo lavoro Agrifood tenutasi ieri ad Alba con esperti di settore. A emergere dal confronto è il mismatch tra richiesta e offerta di competenze, come in tutti i settori industriali del nostro Paese. Ma non è la professionalità agricola a essere cercata e disattesa, sono le competenze digitali, oltre all’eterna mancanza di manodopera stagionale resa più pressante dalla pandemia.

Ma cosa c’entrano le competenze digitali con l’agroalimentare?

La risposta da alcune aziende visionarie protagoniste dell’evento, che spiegano come le nuove tecnologie stiano cambiando per sempre l’agricoltura. Lontano dalla variabilità che ne ha fatto “per natura” un mestiere duro e poco redditizio, quello che va sotto il nome di Agricoltura 4.0 o digital farming promette e permette un’agricoltura di precisione, metro quadro per metro quadro, pianta per pianta, minuto per minuto, in tempo reale.

Al centro, la raccolta e la gestione dei dati attraverso sensori, track record delle scatole nere dei macchinari, report fotografici dei droni, applicazioni di previsioni meteo che vengono shakerati dall’intelligenza artificiale, selezionando il consiglio migliore da proporre a chi prende decisioni. Il tutto registrando e migliorando continuamente la sostenibilità economica e ambientale dell’attività.

Startup specializzate e centri di ricerca degni della Nasa progettano i sistemi e li implementano, ma le aziende agricole hanno sempre più bisogno di personale in grado di dialogare con le macchine e con i dati.

“Alla base dell’Agricoltura 4.0 non ci sono robot ma dati“, afferma il moderatore dell’evento, Franco Deregibus, coordinatore tecnico di Confindustria Cuneo per l’innovazione.

I dati permettono di applicare risposte in tempo reale basate su fattori oggettivi di tipo qualitativo e quantitativo – spiega Giuseppe Cafiso, responsabile innovazione di Engineering – Come? Grazie a un ecosistema fatto di piattaforme cloud, con applicativi mobile per permetterne l’utilizzo anche nei campi più lontani dai centri abitati, tecnologie Iot con dispositivi intelligenti per la rilevazione ambientale in tempo reale (più l’accesso a dati di provenienza diversa, dalle macchine stesse ai droni), tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning per l’analisi dei dati e la formulazione di indicazioni di carattere consuntivo o previsionale, infrastruttura di telecomunicazioni per portare connessione dove non arrivano le grandi reti telefoniche. Tutto si basa sulla raccolta e sulla condivisione dei dati e su scambio di funzionalità che provengono da fonti diverse. Questa sinergia è ciò che crea nuovo valore”.

“Il digital farming è l’innovazione che cambierà radicalmente l’agricoltura”, osserva Paolo Gay, esperto di agricoltura di precisione. Ma tutto questo prevede una gestione dei dati in una centrale operativa. Qui saranno richieste competenze digitali.
Nel frattempo, gli esperti continuano a lavorare alle criticità che secondo Gay sono sempre nelle aree di proprietà dei dati presenti nel cloud, di etica e responsabilità riguardo all’inserimento dei dati e al machine learning e di cybersecurity.

Fonte: Agrifood

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