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Sostenibilità & Agroalimentare, boom di startup nel mondo, ma non in Italia

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Redazione
Autore Redazione

Sono 835 le startup internazionali dell’agroalimentare che perseguono obiettivi di sostenibilità. Perego: “Mercato italiano fermo, anche se non mancano casi di successo”

Ridurre lo spreco alimentare, utilizzare in modo efficiente l’acqua, promuovere un turismo sostenibile e produzioni locali, garantire a tutti cibo salutare e nutriente e a minor impatto ambientale, ideare e utilizzare packaging sostenibili. Sono alcuni degli obiettivi che perseguono le 835 startup internazionali nel mondo dell’agroalimentare, tutte nate tra il 2013 e il 2018. Le ha censite ed analizzate l’Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano che ha presentato il suo lavoro di analisi durante il convegno dal titolo: “La filiera agroalimentare si muove e cambia pelle: circolarità, prossimità e packaging degli alimenti” che si è tenuto a Milano.

Dove sono? In Israele 49, di cui il 71% sostenibili, segue la Svizzera con 43, di cui il 40% sostenibili, poi l’Indonesia con 24, di cui il 38% sostenibili. In Italia, su 63 startup del mondo agrifood solo il 25% ha come obiettivo la sostenibilità con investimenti medi di 1,8 milioni di dollari (400mila a sturtup) contro i 2 miliardi di dollari a livello internazionale e con una media di 6,1 milioni di dollari per startup. 

“Nel confronto internazionale, il mercato italiano appare fermo, ma anche in Italia non mancano casi di successo e spunti di innovazione che fanno ben sperare per il futuro” afferma Alessandro Perego, Direttore del Dipartimento di Ingegneria Gestionale e Responsabile scientifico dell’Osservatorio.

 “La filiera agroalimentare sta cambiando pelle – aggiunge Raffaella Cagliano, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. Si assiste a una riconfigurazione legata all’economia circolare, con soluzioni innovative nella prevenzione e gestione delle eccedenze alimentari che migliorano previsioni, limitano la sovrapproduzione o permettono una maggiore preservazione degli alimenti. Ma anche a una riconfigurazione ‘di prossimità’ con aziende che scommettono sempre più su un modello di filiera corta sostenibile”.

Dall’analisi dell’Osservatorio emerge come quasi metà delle startup sostenibili analizzate siano Service Provider che forniscono software e app per analisi dei dati, servizi di consulenza a supporto delle attività agricole e piattaforme marketing e retail per facilitare l’accesso al mercato di piccoli produttori (400 startup, il 48%). Seguono i Technology Supplier (166 startup, 20% del campione), che forniscono tecnologie per l’agricoltura di precisione per incrementare la produttività e la resilienza dei raccolti, e le nuove aziende che si occupano di Food Processing (91 startup sostenibili, 11%), dove prevalgono cibi proteici e alternativi a quelli tradizionali, per garantire a tutti cibo salutare e nutriente e a minor impatto ambientale. 

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