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Packaging e Tecnologie Myfruit

Regolamento Ue imballaggi: “Tirare il freno a mano”

Al webinar di myfruit analisi e richieste degli attori della filiera che ritengono la proposta troppo sbilanciata sul riuso

Stop all’over-packaging che sta soffocando gli oceani e inquinando mari e fiumi di tutto il mondo, ci sono conseguenze negative anche sui terreni, con il consumo esagerato di plastica. Ma attenzione, bisogna evitare gli “effetti perversi dell’azione sociale”, dal titolo di una fortunata teoria e libro del sociologo Raymond Boudon, ovvero perseguire un obiettivo lodevole ma con gli strumenti non idonei. Quelli che portano a risultati diversi da quelli attesi.

Lo strumento ritenuto sproporzionato e non adeguato  è il Ppwr – Packaging and packaging waste regulation. Si tratta della proposta di regolamento della Ue sulle norme da istituire per regolare il sistema degli imballaggi. Sono state bocciate (in parte) dai rappresentanti del sistema ortofrutticolo italiano che myfruit.it ha riunito nel webinar a cui hanno dato il loro contributo Simona Caselli (Areflh, Assemblea delle Regioni frutticole orticole e floricole europee), Claudio Mazzini (Coop Italia), Marco Omboni (Pro Food) con la moderazione di Raffaella Quadretti, direttrice della testata giornalistica.

Un documento sbilanciato sul riuso che penalizza l’Italia campione del riciclo

La sintesi degli elementi più rilevanti del testo è stata a cura di Simona Caselli, presidente di Areflh, che ha ripercorso la cronologia della proposta diffusa dal 30 novembre  scorso e basata su “una giustificata e innegabile esigenza sociale visto che consumiamo 170 kg di imballaggi a testa per 79 milioni di tonnellate nei 27 paesi della Ue, secondo i dati del 2020. E si prevede un aumento del 40% in particolare per la componente plastica, con tutte le conseguenze negative sull’ambiente”. Questa la premessa, poi l’analisi del documento. “La proposta punta sul riuso, ma non dobbiamo dimenticare il riciclo nel quale l’Italia è protagonista con percentuali altissime, oltre il 60%. Nel testo si prevede il divieto di utilizzo degli imballaggi per l’ortofrutta sotto 1,5 kg e l’obbligo di etichette adesive compostabili. Ma, se spedisci un prodotto a Singapore, quando arriva a destinazione non si legge più. E si annulla il valore del marchio che valorizza anche il lavoro dell’agricoltore”.

Un richiamo alla sostenibilità sociale. “Ricordiamo quanta gente lavora in agricoltura, quindi l’impatto negativo sull’occupazione di misure penalizzanti. E’ necessaria la coesistenza di varie modalità, ridurre la materia prima vergine, riusare e riciclare dove si può. Fissare degli obiettivi generali e ogni Paese si muove seguendo i percorsi più adeguati. Bisogna iniziare a dire – conclude Caselli – che per l’ortofrutta non è così semplice questo sistema proposto ma, attenzione, il Governo non deve essere troppo duro perché si rischia di restare da soli come è già successo. Serve uno sforzo congiunto, iniziamo a Macfrut”.

Per i produttori la proposta è condizionata da preconcetti

Marco Omboni, consigliere di Pro Food (Gruppo produttori imballaggi in plastica per alimenti freschi) ha usato un’immagine per chiedere una revisione della proposta: “E’ necessario un approccio olistico ovvero, come dice Mazzini, non pensare solo al contenitore ma anche al contenuto perchè viaggiano insieme e va misurata la performance di questo mix. Fatto 100 l’insieme di risorse, si arriva al 4-5% e massimo al 10 per il primo”.

Omboni ha sottolineato di essere lontano dall’over-packaging: “Le nostre aziende, con 4.500 addetti, stanno diversificando da anni con materiali in carta, bio plastiche e plastiche riciclate. I nostri stabilimenti li lavorano quotidianamente. Non esistono prodotti buoni o cattivi ma applicazioni giuste o sbagliate. A Macfrut presenteremo uno studio sulle conseguenze dello spreco alimentare, generato da una adeguata conservazione”.

E ben venga la promozione del riciclo: “A noi piace, dateci più materia prima secondaria e arriviamo all’80-90 % di prodotto riciclato. Il Ppwr su questo tema può essere migliorato, purtroppo è condizionato da preconcetti e si rischia di azzerare eccellenze nazionali in nome di un riutilizzo futuribile”.

Mazzini di Coop: “Né tutto sfuso, né tutto confezionato”

Claudio Mazzini, responsabile commerciale settore freschissimi, vuole sfuggire da una visione manichea: “In un mondo normale i due sistemi devono coesistere. Va perseguita la vendita dello sfuso, ma non tutti hanno il tempo e il modo di gestirlo. Ci sono prodotti che si possono vendere anche sfusi, per altri è indifferente e ci sono quelli dove registriamo un differenziale di durata e conseguenze nell’aumento dello spreco e dei costi di gestione. Le patate sono ben diverse dalle ciliegie. Dobbiamo stare attenti a non buttare, più che il bambino, il frutto con l’acqua sporca, il regolamento va oltre la necessità di migliorare la sostenibilità ambientale“. Evitare gli effetti perversi: “Non penso a un mondo tutto sfuso o tutto confezionato. C’è da ricordare che con l’imballaggio veicoliamo il prodotto, pensiamo a difendere il requisito di non perdere le informazioni utili e guardare all’evoluzione dei materiali. All’80% del riciclato nella plastica Coop c’è arrivata 10 anni fa. La regola delle tre R (ridurre, riciclare, riusare, ndr) non ne prevede una quarta, rinunciare”.

I tre relatori sono uniti nella convinzione che serve l’unione di tutta la filiera per cambiare la proposta Ue, a iniziare dall’abolire il divieto di imballaggio per l’ortofrutta sotto 1,5 chili, e Claudio Mazzini lancia l’idea di un packaging forum: “Lo dico a voi, Raffaella, organizzate gli stati generali sul packaging. I tempi sono maturi“.

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