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Ortofrutta e benessere: comunicare sì, ma differenziando

Il rischio è il content shock. Meglio puntare sui media tradizionali o su influencer e dintorni? Se n’è parlato al webinar di myfruit TV

La comunicazione al centro del confronto scaturito oggi durante il webinar “Ortofrutta e benessere: binomio vincente, ma poco valorizzato” organizzato da myfruit.TV e nato dalla collaborazione tra myfruit.it e la testata giornalistica Panorama, la quale ha dedicato un focus all’ortofrutta (domani in edicola). I relatori hanno dibattuto intorno a una macro-domanda: come, dove, quando e quanto comunicare i valori nutrizionali di frutta e ortaggi?

Che cosa comunicare?

“Tutti gli operatori desiderano comunicare il benessere intrinseco del prodotto ortofrutticolo – ha esordito Luca Speroni, social media strategist Fruitecom – Ma il settore vive un paradosso. E’ già sottinteso che frutta e verdura facciano bene”.

Secondo il ragionamento di Speroni, quindi, la sfida è differenziarsi: “Si dovrebbe comunicare non solo il benessere fisico, ma anche quello psicologico generato dal consumo di questi prodotti”. E a proposito di differenziarsi,  Mattia Gandini, responsabile vendite Orticoltura Gandini Antonio, ha spiegato: “Coltiviamo in idroponica e pertanto riusciamo a produrre pomodori nichel free. In Italia sono molti i consumatori a essere intolleranti a questo metallo pesante, soprattutto donne. E’ bastato un bollino sulle confezioni per fare aumentare i consumi”.

E, sempre sugli aspetti nutritivi differenzianti, anche Giacomo Accinelli, agronomo del Consorzio patata italiana di qualità: “Le patate sono spesso boicottate dai nutrizionisti per via dell’alto contenuto in carboidrati – ha ricordato – Ma Selenella, grazie al contenuto di selenio, ha un tratto distintivo. Chi la compra la prima volta lo fa perché è stato raggiunto dalla nostra comunicazione. Ma poi la ricompra per le sue caratteristiche nutrizionali”.

A proposito di messaggio, Cristina Bambini, responsabile marketing Dole, ha evidenziato: “Il messaggio che deve arrivare al consumatore, soprattutto alle nuove generazioni, a mio avviso è uno: mangiare frutta e verdura non è un dovere, ma è un piacere. Si tratta di prodotti gustosi, che ben si adattano a ricettazioni semplici e appaganti”.

Per Enrico Bucchi, vicedirettore Alegra, che ha portato l’esempio della ciliegia di Vignola Igp, invece l’obiettivo della comunicazione deve essere il dialogo con il consumatore: “Non dobbiamo tradire le sue aspettative in termini di qualità del prodotto e di sostenibilità delle produzioni”.

Dove comunicare?

Per tutti i relatori è importante il mix-media. Comunicare solo su un canale, sia esso il digital, la carta o la tv, non è efficace, occorre una giusta miscellanea dei diversi mezzi di comunicazione. Ma, ha fatto notare Speroni, “il settore ortofrutta è spesso mediato dalla Gdo”.
Sul tema produttore-Gdo anche Bucchi: “C’è tanto da fare nella relazione tra produttore, distributore e consumatore – ha aggiunto – Il rischio è rendere vani gli sforzi della filiera”. Ma non si tratta di un j’accuse alla Gdo: “Il problema è generalizzato – ha puntualizzato – Da anni si parla di comunicare la qualità, ma poi nel quotidiano il dibattito è sul prezzo“.

“La mela – ha proseguito Sabrina Fontanella, responsabile communication e marketing di Evelina – è il frutto della salute per eccellenza. Ma oltre alla sue caratteristiche organolettiche, con il nostro partner Melinda abbiamo puntato su un posizionamento chiaro del brand. Intendiamo raggiungere i consumatori attenti e i giovani, per tale motivo investiamo anche sui packaging sostenibili, che identifichino il nostro prodotto”.

Sull’identificazione del prodotto, sul rapporto con la Gdo, e sulla necessità di arrivare al consumatore, Cristina Bambini ha poi ricordato il progetto messo a punto da Dole e dall’insegna Alì, che prevede un’installazione presso i punti di vendita in cui sono esposte piante di banano, e in cui video raccontano il luogo da cui provengono: “Dobbiamo creare esperienze nuove – ha argomentato – Dobbiamo emozionare il consumatore“.

Quanto comunicare?

Secondo Speroni, un altro aspetto da non sottovalutare è la quantità di informazioni, che può essere deleteria: “Siamo in regime di content shock – ha precisato – Il che significa che siamo di fronte a un surplus di contenuti. Bisogna quindi vincere la guerra dell’attenzione“. Come? “Investendo più degli altri e puntando, anche, sulla nicchia“, ha concluso.

Come comunicare?

Oltre ai mezzi di comunicazione tradizionali, si è dibattuto infine sull’impiego di blogger, influencer, testimonial (per esempio i calciatori del Bologna calcio per Selenella, o gli chef e gli sportivi per Evelina e Dole, ndr), ritenuti all’unisono efficaci. “Ma – ha concluso Bucchi – il confine tra queste figure è al tempo stesso netto e sottile. Bisogna selezionare“.

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