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Truffa banane, commerciante assolto

In primo grado fu condannato a una multa di tre miliardi di lire, ora ha ottenuto giustizia

In primo grado fu condannato a una multa di tre miliardi di lire,
ora ha ottenuto giustizia

BOLZANO. Tre anni fa, in primo grado, il tribunale di Bolzano
l’aveva giudicato colpevole e condannato a tre miliardi di lire di multa.
Ma il commerciante di frutta feltrino Antonio Floriano Forato, 56 anni,
aveva continuato a proclamare la sua innocenza. Ora la corte d’appello
sempre di Bolzano l’ha assolto con formula piena, “per non aver commesso il fatto”.
Ha così un epilogo positivo per il commerciante feltrino la lunga vicenda
giudiziaria nata ancora a metà degli anni Novanta attorno al caso delle partite
di banane “clandestine”. La vicenda, incentrata sull’evasione dei dazi
europei sulla frutta tropicale, era partita da un’operazione degli agenti doganali
dello Svad di Fortezza. Gli investigatori avevano scoperto un traffico
attraverso il Brennero di banane di provenienza extracomunitaria inserite
illegittimamente sul mercato italiano. Ufficialmente le banane erano solo
“di passaggio” dalla Germania all’Italia, almeno da quanto risultava dai
documenti accompagnatori, e quindi non pagavano le imposte doganali.
In realtà, avevano contestato gli investigatori del servizio antifrode doganale
nel corso dell’inchiesta che aveva fatto finire nei guai quattro imprenditori,
tra i quali Forato, la vera destinazione finale delle banane era l’Italia e i paesi europei.
Nell’estate del 2000, al processo di primo grado, le sanzioni erano state pesanti.
Mentre Forato, accusato di aver acquistato parecchie partite di banane
senza pagare il dazio, era stato condannato ad una multa di tre miliardi di lire,
al commerciante napoletano Francesco Calabrese era stata comminata una multa
di ben 60 miliardi di lire. Ma Forato, difeso dall’avvocato di fiducia Giacomini di Treviso,
non si era rassegnato a quella sentenza. E pur avendo la possibilità di invocare
la prescrizione del reato ha scelto la strada del dibattimento per ribadire la sua
estraneità alla vicenda. Ora riconosciuta.

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