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Santa Margherita “si sgancia dalle multinazionali”

Nuovi prodotti e nuovi marchi per la cooperativa sarda

Coreboi, pomodoro da export

PULA. Il pomodoro «Coreboi» è una risposta allo strapotere delle multinazionali. Gli agricoltori di Pula puntano sui prodotti nostrani di qualità.

Si chiamerà «Coreboi» il pomodoro concorrenziale con le multinazionali

Parte da Pula un ambizioso progetto che punta sulla qualità del prodotto nostrano e lancerà il camone sardo

PULA. Il pomodoro «Coreboi» è una risposta allo strapotere delle multinazionali adesso è diventato il tesoro dei sardi. «Voltiamo pagina – ha detto sabato alla presentazione della novità il presidente della cooperativa Nino Siclari – non compriamo più sementi dalle multinazionali. Lavoriamo sui prodotti nostrani di qualità. In questi due anni lo abbiamo fatto per la novità Coreboi e in autunno lanceremo il camone sardo con nome e marchio fatto in casa. Non si può certo lavorare con i semi marchiati altrove, troppo costosi che fanno crollare anche del doppio le nostre esportazioni». Lo annuncia la cooperativa Santa Margherita e la filiale Terra e Sole con oltre 150 iscritti e ben 55 ettari di terreno destinato alle coltivazioni in serra e concentrato nella piana agricola di Santa Margherita. Una comunità di imprenditori agricoli che ultimamente sta riscoprendo la vocazione turistica con l’avvio di agriturismo. Una zona agricola con forte vocazione turistica sarà forse il binomio vincente per il rilancio delle attività di questo territorio. Il marchio made in Sardegna prima di Coreboi e a breve del camone è stato più volte ripetuto al convegno che si è tenuto sabato nella cantina di santa Margherita. Presente anche, Anselmo Cassani, il padre di Coreboi, l’imprenditore ligure di Alberga che ha regalato i primi semi del prodotto. «Anche questo incontro – continua Siclari – è stato organizzato per dire alle multinazionali che noi incominciamo a camminare con i nostri piedi. Non vogliamo che il mercato della globalizzazione ci inghiotta. Vogliamo che i pomodori prodotti nella nostra isola siano «no global». Nessuna mutazione ma come madre natura li crea. Quest’anno abbiamo esportato quindicimila quintali di Coreboi, mentre abbiamo visto dimezzati il prodotto camone. Ebbene il prossimo autunno non succederà, perché sarà coltivato in casa». La cooperativa e i centinaia di sericoltori si ribellano e puntano sui prodotti nostrani, anche perché il marchio Sardegna al consumatore dà sicuramente più certezze. Soddisfatto anche l’assessore all’agricoltura Antonio Pirisinu: «Finalmente possiamo contare sui nostri prodotti – ha detto – ma per la prossima stagione il fiore all’occhiello sarà sicuramente la produzione del camone quello genuino prodotto nella terra di Sardegna». Dario Serra

 

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