VOG_TopNewsgenerale_21nov-18dic

Spremute d’arancia nelle scuole

Al via la nuova iniziativa della Confederazione Italiana Agricoltori per incentivare il consumo di agrumi

Spremute d’arancia (a 50 cent) nelle scuole

Le propone la Confederazione agricoltori per incentivare il consumo degli agrumi

Forse li conoscono poco. Magari disorientati dall’ abbondanza di frutta fuori stagione. Sta di fatto che fra i bambini tarocchi e arance di Sicilia potrebbero essere più popolari. Certo non è per colpa loro se nel 2002 c’ è stato un crollo del 17,7 per cento (in tutta Italia) nella vendita di questi agrumi. Invece potrebbe essere merito loro se gli acquisti risaliranno il prossimo anno. La proposta della Confederazione italiana agricoltori, infatti è di vendere spremute d’ arancia nelle scuole. E ieri ha scelto l’ istituto «Malaspina» (Ostiense) per una dimostrazione. Così si sono visti alcuni improvvisare una raccolta delle arance – dalle cassette messe a disposizione dalla Cia – e perfino qualcuno, specie fra i piccolissimi, sacrificare lo snack quotidiano per una spremuta. Gli agricoltori, in collaborazione con le scuole, propongono di installare una (o più) macchine spremiagrumi dentro gli istituti, cominciando appunto dalle elementari. Poi venderanno spremute al prezzo popolare di 50 centesimi, un terzo del prezzo medio al bar. «All’ inizio del nuovo anno scolastico e dell’ autunno mi auguro di vedere “la spremuta” in classe – dice Massimo Pacetti, presidente della Cia – un bicchiere è sufficiente a coprire il fabbisogno giornaliero di vitamine». Secondo lo studio dell’ Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (realizzato in collaborazione con gli agricoltori) le arance fresche non sono facilmente sostituibili dal punto di vista vitaminico e nutrizionale. Almeno non con prodotti confezionati. «Una bevanda tipo succo di frutta contiene solo il 7% delle vitamine di una spremuta fresca – conferma Pacetti – ma nell’ alimentazione moderna, purtroppo pesa la fretta e spesso vince il preconfezionato». Conferma Enza Guglielmi, maestra alla «Malaspina» e insegnante da 35 anni, che aggiunge: «A merenda si mangia lo snack. I bambini con pane e salame sono rari. E quasi hanno il complesso d’ inferiorità di fronte ai compagni con la merendina pubblicizzata». Alla Malaspina l’ educazione al cibo è parte della didattica da dieci anni. I bambini, dalla prima elementare, studiano il gusto dei cibi e le caratteristiche organolettiche. «Bendati, assaporano frutta e miele e imparano a riconoscerlo. Alcuni di loro distinguono fino a dieci diversi tipi di miele» dice orgogliosa la Guglielmi. Dallo «Slow food» alla spremuta in classe il passo sembra breve e naturale. Ilaria Sacchettoni

(Visited 13 times, 1 visits today)