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Amalfi: limoni sotto sequestro

Limoni spagnoli spacciati per amalfitani

Limoni ”taroccati”, sequestro in Costiera
Stop a un camion di agrumi giunto dalla Spagna, multe e denunce

Il carico sbarcato al porto di Salerno Aziende nel mirino

Gaetano de Stefano

MAIORI. Era arrivato, addirittura, dalla Spagna con un carico di limoni destinati ad aziende della Costiera. Il tir trasportava numerosi quintali dell’agrume tipico della Divina e aveva come meta finale imprese di lavorazione di Maiori, Minori e Tramonti. Nulla da eccepire se la vicenda si fosse svolta in qualsiasi altra zona d’Italia. Fatto sta che la Costiera è rinomata proprio per la produzione degli sfusati amalfitani. Al punto che le è stata conferita l’Indicazione geografica tipica. Un ”marchio” riconosciuto e assegnato solo ai prodotti che si distinguono, per caratteristiche e peculiarità, dagli altri ”simili” venduti sui mercati. Non a caso, sono tutelati da leggi speciali. Il camion con la merce, probabilmente proveniente da Siviglia e sbarcato nel porto di Salerno oppure in quello di Napoli, è stato fermato sul lungomare di Maiori. Dai controlli effettuati dai carabinieri della Compagnia di Amalfi Ð diretti dal maresciallo Paolo Maiellaro e coordinati dal capitano Emanuele Galtieri Ð della stazione di Maiori e dei responsabili del Servizio fitosanitario di Salerno, sono emerse non poche irregolarità. Molte cassette, infatti, contenevano limoni ai quali non erano stati asportati i peduncoli e neppure le foglie. Un elemento, quest’ultimo, vietatissimo dalle norme di tutela, che individua l’area amalfitana come luogo nella quale viene coltivato un prodotto Igp. La circostanza fa nascere il sospetto che gli agrumi sarebbero potuti finire sul mercato proprio come ”sfusati” amalfitani. E venduti con marchio Igp senza averne le caratteristiche. Qualora venisse accertata questa ipotesi, le conseguenze per i responsabili potrebbero essere gravi. Intanto, sono state comminate sanzioni amministrative per 11mila euro, mentre i limoni ”sospetti” sono stati distrutti e quelli apparentemente in regola, ma non sigillati, rispediti al mittente. L’inchiesta, comunque, è appena iniziata; non si esclude che, nei prossimi giorni, vengano passate al setaccio le imprese che lavorano i limoni della Costiera. Anzi, sarebbe già stato predisposto un piano di verifiche da parte dei carabinieri, affiancati dagli esperti del Servizio fitosanitario. Peraltro, non sarebbe la prima volta che dalla Spagna giungono carichi del genere. Anzi, secondo i bene informati, pure l’altro ieri, i camion ”sbarcati” sarebbero stati non meno di quattro. E degli altri tre si sarebbero perse le tracce. Certo, stanare i truffatori non è facile ma l’obiettivo resta quello di salvaguardare un prodotto e l’economia di un’area.

 

la scheda
Tante qualità e un marchio

Lo ”Sfusato amalfitano” è considerato l’oro della Costiera. Racchiude due caratteristiche: la forma, affusolata, e la zona in cui, con il tempo, si è evoluto: la Costiera amalfitana appunto. E’ un limone molto pregiato: la buccia è di colore giallo chiaro, ha un aroma e un profumo intensi grazie alla ricchezza di olii essenziali e terpeni; la polpa è succosa e acida, con bassa presenza in semi. Da studi recenti questo limone è il più ricco in acido ascorbico, la vitamina C. La coltivazione tipica è a terrazze. La raccolta avviene più volte all’anno, per il fenomeno tipico nei limoni del polimorfismo (fioritura e maturazione continua). L’area di produzione (oltre 700 ha. per circa 140mila quintali, pari a un valore di 8 milioni 236mila euro, circa 16 miliardi delle vecchie lire), comprende i comuni di Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare. Dal luglio del 2001 la Ue ha concesso l’Indicazione Geografica Protetta, Igp, al ”Limone Costa d’Amalfi”. Lo ”sfusato” ha sempre avuto un ruolo importante nella preparazione di dolci e gelati. In cucina, è indispensabile al grande cuoco per sofisticati primi piatti, secondi e torte. La Città di Salerno

 

che evidentemente sapevano di trovare sul posto, hanno prelevato i cassoni di frutta dalle celle frigorifere e li hanno accumulati vicino all’ingresso, poi li hanno stivati rapidamente su almeno quattro camion che sono partiti. Un lavoro durato almeno un paio d’ore, ma che nessuno ha notato. Pare che, per facilitare le operazioni di scarico all’arrivo, i ladri abbiano portato via anche anche il «muletto».
Il furto è stato scoperto la mattina seguente e denunciato ai carabinieri; immediatamente sono scattate le indagini e pare che il lavoro investigativo abbia già dato buoni frutti: una parte del carico sarebbe già stata individuata in Puglia. Sull’operazione, però, viene mantenuto uno stretto riserbo perché i carabinieri stanno cercando di scoprire dove è finito anche il resto della frutta rubata e di individuare utti gli appartenenti alla banda di ladri.
Sono nei prossimi giorni, quindi, sarà possibile avere notizie più circostanziate sul recupero dei kiwi.

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