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Cambio al vertice di Apot

Rizzi lascia la presidenza e Serene Star esce dal consorzio

Rizzi lascia, rivoluzione all’Apot

Eletto Il nuovo CDA
Magnani (Cocea) nuovo presidente?
E intanto Serene Star resta fuori dal Consorzio

TRENTO. Dario Rizzi presidente dell’Apot sin dalla sua costituzione, nel 1993, non è più alla guida dell’Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini. Anzi, ieri all’assemblea per il rinnovo dei vertici, non ha nemmeno presentato la propria candidatura al consiglio d’amministrazione. Non solo. I soci hanno esplicitamente affermato che il consorzio, così come funziona oggi, non ha più ragion d’essere e dunque il primo compito del nuovo consiglio d’amministrazione dovrà essere ritrovare ragioni e regole per continuare in una collaborazione che, nonostante le ultime esperienze negative, viene ancora immaginata come necessaria. Con questo impegnativo viatico il Cda è già stato convocato il 9 dicembre per l’elezione del presidente e del vice presidente. Il nuovo organismo ora è composto dai rappresentati delle sei Organizzazioni produttive aderenti al consorzio: tre rappresentanti di Melinda nelle persone di Ennio Magnani, presidente della più grossa cooperativa ortofrutticola della Valle di Non, la Cocea di Taio, che si ipotizza come futuro presidente di Apot; Guido Ghirardini presidente del consorzio di Caldes, nonché di Melinda; Andrea Iori, presidente del consorzio Terza Sponda di Revò. Sono stati inoltre eletti Ezio Vivaldi, presidente C.B.S. di Dro e della Op Valli del Trentino, Federico Oss, presidente della Op Sant’Orsola e Carmelo Filippi, amministratore delegato della Op Paganella. La speranza dei soci è che in un consorzio rinnovato nei compiti e nelle funzioni rientri anche la Op Cio Serene Star, presieduta da Remo Paterno, che ieri non si è presentato in assemblea ribadendo in una lettera la permanenza delle motivazioni che nell’agosto scorso avevano motivato la sua uscita da Apot. Momento cruciale per il nuovo Cda sarà poi la data del 18 febbraio, quando il tribunale di Roma dibatterà la causa avviata contro il Ministero delle Politiche Agricole per recuperare i contributi – circa un milione di euro – assegnati e mai versati. Cifra indispensabile per far quadrare il bilancio di Apot. Ma convinzione di alcuni dei presidenti che hanno partecipato alla seduta di ieri, è che i “veri” nodi dell’Apot sono solo stati rinviati di qualche settimana. Il problema sorto la scorsa estate, al momento della raccolta, con l’iniziativa di Melinda di “svendere” a 25 centesimi al chilo ben 100.000 quintali di mele, aveva creato un notevole, seppur temporaneo, turbamento di mercato. Stessa tensione era stata creata, sempre da Melinda, con l’apertura a favore di un’intesa con Marlene. Due iniziative importanti, prese senza prima cercare un’intesa con le altre Op non possono essere ignorate a lungo, senza sfilacciare completamente i rapporti tra i produttori. Almeno questa è la netta convinzione che si coglie parlando con i presidenti, da Guido Conci (Paganella) ad Ezio Vivaldi (Valli del Trentino), al presidente della Cio Serene Star, Remo Paterno. D’altro canto è evidente che molto dipenderà dalla posizione che assumeranno i tre rappresentanti di Melinda, detentori di un “potere” dovuto alla produzione dei due terzi delle mele trentine. Se Melinda vorrà dialogare per un ricompattamento delle Op del Trentino, le cose potranno realmente cambiare. Se così non sarà l’intero quadro delle relazioni tra consorzi di produttori subirà un forte contraccolpo.

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