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Marchio Igp per la castagna del Cuneese

La produzione oscilla fra 8 e 9 mila tonnellate annue.

Da La Stampa del 7/10/2002 Sezione: Speciali Pag. 18

A TUTELA DI 53 VARIETA´

CUNEO

E´ un segno del riscatto del territorio alpino, un riconoscimento al recupero dei boschi che arriva proprio nell´anno internazionale delle montagne, un incentivo all’inversione di tendenza nell’abbandono delle vallate: la castagna Cuneo ha ottenuto l’Igp (indicazione geografica protetta). Il frutto, nel Cuneese, conta 53 cultivar: dal Marrone di Chiusa Pesio al Garrone Rosso, Bracalla, Gabbiana, Garessina. Un quantitativo che rappresenta una significativa quota delle 70 mila tonnellate marchiate Italia. Il Piemonte si colloca al quarto posto (12%) del totale nazionale, preceduto da Campania (37%), Lazio (17%) e Calabria (16%). Fino al Dopoguerra l’Italia era la prima produttrice mondiale di castagne e il Cuneese aveva il primato di commercializzazione. L’abbandono del bosco, lo spopolamento delle vallate, il degrado del territorio dovuto alla mancanza di manutenzione e di reimpianti di castagni ha determinato l’arretramento del nostro paese alla terza posizione (13%), dopo Corea (28%) e Cina (22%). La produzione mondiale si attesta su 520 mila tonnellate. Il trend italiano è stato negativo fino all’85, mentre gli anni Novanta hanno visto un recupero di mercato. Il riscatto cuneese è un segno di questo ritorno d’immagine del bosco del Nord-Ovest, ma soprattutto un’iniezione di fiducia per chi è tornato a lavorare, a curare il bosco e a occuparsi della tutela ambientale e paesaggistica, e dal bosco torna ad avere un’economia di produzioni tipiche (funghi, miele di castagno e piccoli frutti). L’Igp della castagna Cuneo è stata presentata ieri a Cuneo, nella giornata conclusiva della Fiera del Marrone. Il riconoscimento è stato raggiunto grazie all’impegno di Camera di Commercio, Asprofrut e dell’Associazione per la valorizzazione della castagna, presieduta da Edue Magnano. «Nel Cuneese – dice Magnano – esistono 55 mila ettari di castagno di cui meno di 20 mila sono coltivati. L’Igp è una garanzia della provenienza di un frutto straordinario conosciuto anche negli Usa e Germania. L’ecosistema passa attraverso la tutela del territorio, la valorizzazione dei prodotti, il presidio della montagna anche contro i rischi d’alluvioni». Ora la nuova sfida passa attraverso la nascita di un consorzio di tutela e primo passo sarà un disciplinare con le caratteristiche organolettiche.
Gianpaolo Marro

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