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Biologico: le opportunità del mercato giapponese

Frutta e verdura i prodotti più consumati. Il crescente orientamento verso i prodotti di importazione.

Giappone: le grandi opportunità del mercato biologico

Frutta e verdura gli alimenti più venduti (63%)

Il Giappone è il terzo mercato di prodotti biologici più attivo del mondo, dopo Europa e Stati Uniti e si prevede un aumento annuale del 15% per i prossimi quattro anni.

La crescente “coscienza del benessere” è uno dei principali fattori che alimentano questo mercato. I giapponesi preferiscono sempre più prodotti alimentari controllati e certificati, anche in reazione all’avvento degli alimenti geneticamente modificati e ai casi di encefalopatia spongiforme che hanno messo notevolmente in crisi i sistemi di produzione e trasformazione industriali. 

La propensione dei consumatori giapponesi verso l’acquisto di prodotti più “salutari” giova enormemente alle esportazioni italiane, in quanto il nostro Paese può offrire una gamma di prodotti molto diversificata, essendo la nostra produzione agroalimentare quasi totalmente basata su criteri biologici.

Secondo un’analisi dell’ICE (Istituto nazionale per il Commercio Estero) pubblicata nel 2001 sulle esportazioni italiane in Giappone, l’Italia deve continuare a puntare sui prodotti alimentari biologici, in quanto racchiudono le principali caratteristiche ricercate dagli acquirenti giapponesi: naturalezza, semplicità, qualità benefiche e, soprattutto, squisitezza. Sempre secondo questa ricerca, gli Stati Uniti e la Cina sono i paesi da cui il Giappone importa maggiormente prodotti alimentari, ma si tratta di quei prodotti di prima necessità, come riso, carne e pesce. Se invece si considerano i prodotti più rappresentativi della nostra produzione, l’Italia è al secondo posto in Europa, dopo la Francia e le voci più importanti sono vino, olio, pasta, formaggio e prosciutto. Inoltre, per alcuni di questi prodotti, come olio e pasta, l’Italia detiene un primato indiscusso. Il successo di questi prodotti tipici italiani, deriva proprio dai criteri di coltivazione utilizzati, spesso in linea con i principi di agricoltura biologica, apprezzati dagli acquirenti giapponesi. 

A proposito dei sistemi utilizzati in agricoltura, fino a due anni fa non esistevano delle norme a cui uniformarsi per accedere al mercato dei prodotti biologici giapponesi, perciò le aziende riuscivano in maniera più fluida ad offrire la propria produzione, senza dover compiere quella trafila oggi obbligatoria. Infatti, a partire dall’aprile del 2000, è stata varata dal Ministero dell’Agricoltura giapponese una normativa sulle coltivazioni biologiche a cui devono far riferimento i produttori per ricevere il marchio di qualità JAS (Japan Agricultural Standard). In base a questa normativa, i criteri di agricoltura biologica interessano le condizioni del terreno, la lavorazione dello stesso e la selezione delle sementi. Il criterio di base è il divieto di fertilizzanti chimici: sono concessi solo concimi naturali e, anche nei trattamenti successivi alla coltivazione, come la trasformazione e la conservazione, sono ammesse solo sostanze naturali di cui si offrono lunghe e dettagliate liste. L’introduzione di questa normativa ha provocato un generale malcontento, in quanto l’iter previsto per l’acquisizione del marchio è molto lungo, contrariamente a quanto accade per i produttori locali che riescono ad ottenerlo in tempi più brevi. 

Tuttavia, uno studio condotto lo scorso anno dal “Market Research Centre and the Canadian Trade Commissioner Service” ha fornito interessanti risultati per coloro che intendono esportare cibi organici in Giappone. Il clima molto torrido di alcune zone, come il Kyushu, e la scarsità di terreni coltivabili non favoriscono la diffusione di colture biologiche, in quanto i coltivatori spesso si trovano costretti ad utilizzare insetticidi e fertilizzanti chimici e, in più, non possono applicare le tecniche di riposo stagionali, previste per la rigenerazione dei terreni. Quindi, le severe regole imposte dalla nuova regolamentazione faranno nascere seri impedimenti nella produzione nazionale di cibi biologici ed un sempre più significativo orientamento verso l’importazione, tenuto conto anche della crescente domanda. Infatti, meno del 10% dei prodotti biologici giapponesi è conforme agli standard imposti dalla legge. 

Stando a questo studio, inoltre, sia i grandi distributori di prodotti alimentari, come la Sumitomo Corporation, sia i rivenditori al dettaglio, come supermercati e depato (department store), sembrano preferire i prodotti biologici importati a quelli del mercato nazionale, anche per la generale confusione, non ancora appianata dalla recente normativa, che regna nel settore e che disorienta nella selezione dei prodotti. Indice di questo caos diffuso è la stessa terminologia usata in Giappone per identificare i cibi biologici, la quale contribuisce a creare incertezze soprattutto fra i consumatori: oganikku o yuki shokuhin (cibi organici o biologici), shizen shokuhin (cibi naturali), kenkou shokuhin (cibi salutari), mu nouyaku (assenza di sostanze chimiche), tokubetsu saibai (coltivazione speciale). 

Inoltre, si deve precisare che la normativa giapponese sui prodotti alimentari biologici deve la sua nascita all’esempio offerto dall’Europa, dove è presente una regolamentazione di questo settore sin dal 1991. Allo scopo di creare una piattaforma di scambio ancora più efficace tra Europa e Giappone, nel 2000 è nata la European Organic Food Association, volta ad offrire al mercato giapponese l’ampia conoscenza europea del settore del biologico e ai produttori europei tutte le informazioni utili per estendere i propri mercati in Giappone. In questo modo, il Ministero dell’Agricoltura giapponese sta cercando di rimediare alla mancanza di esperienza dei coltivatori e dei produttori giapponesi, sia a livello produttivo sia per quanto riguarda l’immissione dei prodotti biologici nel mercato.

Tra gli alimenti biologici più venduti nel 2001, frutta e verdura si trovano in testa alla classifica con una percentuale del 63%, seguiti dal riso con il 12,5% e dai prodotti trasformati con il 2%. In particolare, i giapponesi sembrano orientarsi sulla scelta dei prodotti biologici anche per quanto riguarda quelli confezionati, come salumi, formaggio, olio, biscotti, succhi di frutta, gelato. 

Tra la frutta e la verdura fresca, i prodotti più acquistati sono stati: cipolle, carote, patate, fragole, mele e mandarini; mentre tra i cibi biologici congelati i più venduti sono stati: asparagi, verdura mista, melanzane.

Il maggiore distributore di prodotti biologici e la catena di supermercati Jusco, le cui vendite corrispondono al 20% dell’intero mercato.

(Fonte: “Market Research Centre and the Canadian Trade Commissioner Service”)

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