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Logistica e Trasporti

Ancora frodi nell’autotrasporto, nel mirino Gruppo di Ravenna

L’accusa è di esterovestizione societaria. Coinvolti, loro malgrado, almeno 100 operatori romeni

Non è ancora stato reso noto il nome ma la Guardia di Finanza, insieme all’ispettorato del lavoro, ha annunciato un’indagine congiunta nei confronti di un gruppo attivo nel settore del trasporto merci nazionale ed internazionale con sede in Romagna, nella provincia di Ravenna, per la precisione.

Secondo quanto è stato reso noto fino a ora, l’azienda di autotrasporto in questione avrebbe utilizzato in modo illecito autisti rumeni tramite la pratica dell’esterovestizione societaria. Il che significa che sarebbe stata creata una società con sede in Romania per lavoratori che invece avrebbero svolto la propria attività in Italia.

Le Fiamme Gialle riassumono così i fatti: “Gli amministratori del gruppo hanno formalmente costituito alcune società in Romania al fine di collocare in quel Paese gli oneri fiscali e contributivi dell’attività in realtà svolta e gestita in Italia”.

L’inchiesta

All’inchiesta stanno collaborato gli enti preposti di Romania, Slovacchia e Belgio, coordinati dall’European labour authority, che ha sede a Bratislava (Slovacchia). Fin dalle prime fasi la Guardia di Finanza di Ravenna avrebbe individuato uno schema definito “fraudolento e finalizzato all’evasione fiscale e contributiva”.

Nella pratica, decine di lavoratori inizialmente assunti dalla società ravennate sarebbero stati costretti a licenziarsi per poi essere nuovamente assunti, solo sulla carta, da una società rumena controllata dallo stesso gruppo imprenditoriale.

Gli autisti licenziati sarebbero stati assunti da agenzie interinali di lavoro rumene prima di essere distaccati a favore della società ravennate.

Conti alla mano, secondo la Guardia di Finanza, sarebbero almeno 100 i lavoratori assunti in Romania ma che avrebbero concordato retribuzione, ferie, riposi e altre modalità di svolgimento del lavoro direttamente con la sede di Ravenna.

Quanto all’aspetto economico della intricata e fraudolenta vicenda, la Finanza ha riscontrato, dal 2016 al 2021, un volume di affari pari a circa 50 milioni, recuperando così una tassazione di tre milioni e mezzo. La denuncia è truffa a danno dello Stato.

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