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Logistica e Trasporti

Déjà-vu a Shanghai, il porto in crisi per Covid

I rallentamenti spingono i vettori a cercare alternative, ma sono più di 20 le città cinesi confinate. Preoccupano gli scali in Ucraina

Da tre settimane, allo scopo di contenere i contagi da Covid-19, Shanghai è di nuovo in lockdown serio. Ma se in prima battuta si è cercato di non creare problemi alla regolare movimentazione delle merci, da qualche giorno anche il porto, che tra l’altro è il più grande al mondo nella movimentazione dei container, sta annaspando.

I vettori cercano altri scali

I problemi che stanno riscontrando le compagnie di navigazione sono gli stessi di cui si è parlato negli ultimi due anni: lunghi tempi di attesa dei camion al carico, container sbarcati che non vengono smaltiti, intasamenti su tutti i fronti, perché al porto non c’è più spazio, soprattutto per i container speciali, e cioè quelli refrigerati e quelli carichi di materiali pericolosi.

I vettori marittimi, di conseguenza, stanno facendo quello che hanno imparato a far bene in tempo di pandemia: cercano nuovi scali, ma il rischio che il lockdown cinese si espanda anche ad altri porti c’è. Sono più di 20 le città in contenimento totale o parziale, inoltre si continuano a fare tamponi a tappeto: il rischio che si registri un ulteriore incremento dei contagi e delle persone in isolamento è reale.

Non va meglio in Ucraina

A causa del conflitto bellico sono fermi – del tutto – anche i porti ucraini. Le navi non prendono il largo del Mare di Azov e del Mar Nero da febbraio 2022: secondo American Shipper nell’area del conflitto sarebbero fermi almeno 140 portacontainer di venti Paesi, sui quali ci sarebbero circa 1.500 operatori marittimi. A essere particolarmente seria è la situazione nei porti di Mariupol e Odessa, per via dell’alto rischio bellico.

A maggio rischio sciopero (parziale) in Italia

Nel frattempo, in Italia, a chiedere interventi urgenti e mirati per via dei costi alle stelle, ora è il settore del gas naturale per autotrazione. In particolare Assogasmetano, Assopetroli-Assoenergia e Federmetano invocano la riduzione dell’iva dal 22 al 5% (come già avviene per gli usi civili e industriali) e chiedono di aggiungere l’estensione del credito d’imposta per gli autotrasportatori anche al cng (gas naturale compresso): “Nel caso in cui nel prossimo provvedimento utile dovessero essere nuovamente ignorate le istanze presentate – avvertono le associazioni – il settore andrà in sciopero dal 4 al 6 maggio prossimi”.

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