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Dai mercati: “Clementine, concorrenza spagnola spietata”

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Calibro piccolo, prezzo basso. Si vendono soprattutto a Roma i carciofi sardi e pugliesi. Quotazioni alte per pomodori e zucchine

Come l’anno scorso rientra in scena il fenomeno delle clementine di piccolo calibro. Troppe. Il prezzo scende e ne approfittano gli spagnoli e come dice un produttore, ma anche grossista: “La concorrenza è spietata“. Sembra andar meglio con le prime arance Navel da Sicilia e Calabria. Sempre care le pere con i grossisti che ammettono di non investirci più di tanto. Prezzi ancora sostenuti anche per il pomodoro a grappolo che in alcuni mercati supera i due euro. Il kiwi italiano viaggia sui 2,50 euro con quello greco a 1,80. euro.

Marchese da Rimini: “Spagnoli spietati”, clementine piccole a 50 cent

Alessandro Marchese

Iniziamo il nostro tour per l’Italia da Rimini, da Alessandro Marchese che oltre a rivestire la carica di presidente Fedagro Rimini e anche di produttore di agrumi in Calabria. “Il mercato dopo le feste è iniziato a rilento, non c’è articolo che faccia la differenza. Si ripete per le clementine la storia dell’anno scorso: i calibri più grossi rappresentano il 30% e si vendono a 1,80/2 euro, ma il 70% è merce con pezzatura medio/piccola. Questi i prezzi 1,40 per il calibro 3, ma con il 4 si oscilla da 0,80 fino a scendere a 05,0 euro“.

Non sono numeri buoni: “Questi calibri non permetteranno di avere una buona media, senza contare i danni delle ultime piogge. La qualità è ottima, noi come Marchese Gold abbiamo frutti dolcissimi. Ma sulla pezzatura bisogna sperare sulle zone più tardive”. E’ la concorrenza? “E’ spietata quella spagnola, fanno 1,20/1,30 euro per la merce grossa. Hanno meno prodotto, ma con calibro maggiore”.

Le pere: “Il mercato è bloccato”

Capitolo arance? “E’ un po’ diverso per le calabresi andiamo da 1,50/16,0 euro fino a scendere 0,70 euro; i limoni con foglia sono intorno a 1,60, il bergamotto lavorato, mono strato dalla provincia di Reggio Calabria arriva a 2,50 euro”. Continuiamo con la frutta. “Le pere sono carissime e il mercato si è bloccato, l’uva si vende solo quella bella, quella sopra i 2 euro la media non sai come venderla. Lavoro bene con le aziende pugliesi, quelle storiche come Frava, Trani Fruit, Giacovelli. Per le mele lavoro con quelle a marchio, va bene l’Ambrosia a 2,50 euro“.

Il pomodoro grappolo sopra i due euro

Continuano i prezzi sostenuti per il pomodoro a grappolo: “Siamo sopra i 2 euro, ciliegino 2,50/2,60, datterino oltre i 3 euro e c’è poco prodotto italiano. Io lavoro bene, ma si tratta di un prodotto di nicchia, con l’azienda Fortunato con il datterino Miele a 4,50 euro e il ciliegino a 3,70. La melanzana tonda quota 1,20 euro, le zucchine scure 1,40/1,50 e con il fiore 2,30/2,50. Dopo le feste registriamo la flessione della vendita di marroni toscani (2,50/4,50 euro) e quelli di Cuneo”. I contraccolpi di Halloween. Consumi tiepidi anche per i carciofi: “Il violetto pugliese 0,50/0,60 euro, la varietà Tema dalla Sardegna a 0,50/0,60 euro per la prima scelta e 0,30/0,35 euro per il secondo taglio”.

A Roma vanno molto bene i carciofi

Nel mercato della Capitale incontriamo Valter Arcangeli di Fedagro Roma che fa il punto sulla situazione del mercato. “La settimana scorsa abbiamo lavorato meno perché con il ponte lungo le grandi città si svuotano, abbiamo ripreso con un minimo aumento. Speriamo che il tempo ci aiuti, serve freddo per il consumo di certi articoli”. Le referenze che vanno di più? “Carciofi, clementine, arance, castagne che grazie a un buon prodotto hanno ripreso le quotazioni”. Partiamo dai carciofi, di cui i romani sono golosi: “I sardi con il classico Tema sono a 0,50 euro, ma la settimana scorsa sono arrivati fino a 0,80; poi c’è prodotto dalla Basilicata (0,45/0,70)”. Bene anche le mele: “Stanno tenendo il loro passo, la Melinda da 0,60 con la seconda e poi la prima a 1,50 euro. Per tutte le tasche. Le pere sono alle stelle e non le stiamo curando più di tanto, si tengono per averle nell’assortimento“.

Dalla Grecia i kiwi a 1,80 euro

I kiwi? “C’è il Zespri a 5 euro con il giallo, ma c’è pure il prodotto dalla Grecia a 1,80 al chilo. Non abbiamo ancora italiano”. Le clementine sono quelle calabresi, ma sono scese di prezzo. Un bel calibro 1 si vende 1,60/1,80 mentre il 3 scende sotto 1,30. Ora sono un po’ aspre, ma aspettiamo quelle più dolci”. Capitolo ortaggi: “Vanno lentamente. Il pomodoro a grappolo arriva anche dall’Albania e tiene un prezzo da 1,80/2 euro; il Piccadilly 2,60/2,70. Io lavoro solo con prodotti di qualità medio alta per sopravvivere, in Italia non si sta producendo ricchezza e gli stipendi sono quelli che sono. Abbiamo paura per i prossimi mesi con tutti gli aumenti in arrivo”.

Verona: in calo i carciofi sardi e pugliesi

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Il mercato di Verona

Nel mercato veneto incontriamo Andrea Bonizzi, agronomo e responsabile qualità e listino prezzi, che ci spiega le tendenze autunnali: “Le dinamiche sono tendenzialmente stabili, non si sono rilevate importanti conseguenze dell’alluvione e dal maltempo in Sicilia. Si è registrata una riduzione dei volumi, ma il prodotto non è mancato”. Sul fronte dei prezzi iniziamo dalle verdure: “Cavolfiori (0,50/0,60 euro), cavolfiore romanesco (1,20/1,30) mentre i carciofi sono in leggero calo con il violetto Puglia da 0,45 a 0,35 euro, abbiamo poi la varietà Tema dalla Sardegna a 0,50 euro. In leggero calo pure i cetrioli: 0,60 a più strati e 0,80/1 euro in padella, origine Sicilia, Fondi e prodotto locale”.

Il radicchio resta sempre a prezzi bassi

Passiamo ad una specialità veneta ovvero il radicchio: il tardivo extra in padella quota 6 euro, la prima categoria 4,50/5 euro mentre il rosso tondo Chioggia 0,80 euro e il rosso lungo precoce Treviso è intorno a 1 euro. “I finocchi arrivano da Avezzano e sono stabili a 0,70/1,10. Poi abbiamo l’insalata Gentile (0,60 euro), Cappuccia (0,70/0,80 euro), melanzane Sicilia (1 euro), peperoni Spagna (1,70 euro) e in padella Sicilia 1,80/2 euro e locale a 1 euro. Le zucchine sono in leggero aumento: il calibro 7/14 a 2 euro e il 14/21 a 1,50 euro”. Concludiamo con le cipolle dorate (sacchi da 10 chili) a 0,45 euro (Italia), 0,36 (Olanda), bianca (0,75) e rossa (0,.80) Italia. Le patate: da Olanda (0,45), Germania (0,30) e Italia (0,40).

Le fragole locali toccano i 6,50 euro, le prime dalla Campania

Sul banco della frutta c’è il ficodindia in aumento, questi i prezzi dei Bastardoni 2,50 euro (12 pezzi); 2 euro(14 pezzi); 1,80 (16 pezzi e il calibro più piccolo a 1,40 euro. I marroni 4/6 euro, il locale tocca i 6 mentre le castagne 3,50/4,50 con origine Cuneo e Viterbo. “Le fragole locali quotano 5,50/6,50 euro e sono arrivate le prime dalla Campania, ancora in cerca di quotazione. L’uva senza semi quota 1,80 euro, bianca Italia 1,10/1,30 euro, Pizzutella 1,10/1,30 euro e l’origine è pugliese. Le pere sono sempre sui 3 euro, per le mele è arrivata l’Annurca a 1,80/2 euro. Le arance dalla Sicilia quotano 1/1,90; le clementine dalla Calabria 0,70/1.80 euro mentre i limoni siciliani primofiore 1,50 euro”.

A Torino il kiwi italiano a 2,50 euro

Sotto la Mole incontriamo Giancarlo Gianusso, agronomo del Caat, che traccia le dinamiche di mercato: “Un periodo abbastanza tranquillo, il meteo non aiuta e registriamo dinamiche lente. E’ tempo di clementine, arance e degli altri prodotti autunnali”. Vediamo i prezzi: “Arance (calibro 6) 1,50/1,60 euro, clementine italiane con foglia 1,10/1,20 (calibro 3) e 1,30/1,50 (calibro 2). I limoni primo fiore siciliani 1,50/1,70, ai titoli di coda i fichidindia con un 14 pezzi che quota 2/2,30 euro. Kiwi origine Italia, pezzatura media, 2/2,50 euro. Uva Italia e Pizzutella 1,20/1,40 ma anche 1,80 su extra mentre castagne quotano da 2,50 a 5 euro secondo le pezzature”.

Sugli ortaggi: “Il pomodoro a grappolo quota 1,50/1,60 euro sia nazionale sia olandese mentre il Cuore di Bue 1,80/2 euro. Le melanzane: nera origine Sicilia 1,30/1,40 euro, chiara circa 0,20 in più. Infine le zucchine chiare 1,50/1.60 euro, le scure 1,40/1,60, peperoni 1,80/2 euro i siciliani e 1,60 altre origini”.

Stefano Cavaglià riconfermato presidente di Fedagro

Stefano Cavaglià

È stato rinnovato l’incarico di presidente di Apgo Fedagro Torino a Stefano Cavaglià, mentre entra nel nuovo cda Angelo Vairolatti alla vicepresidenza. Sono stati riconfermati Edoardo Ramondo come vice, Marco Anselmo come amministratore e Graziella Giordano segretario dell’associazione.

Cavaglià ha raccolto ancora una volta la fiducia dei colleghi grazie all’impegno con cui si è speso per Apgo e dell’esperienza maturata nei passati quattro anni di mandato, nonché delle relazioni che ha creato. Ecco le sue parole: “Esprimo i più sentiti ringraziamenti ai soci che mi hanno votato e ai consiglieri che hanno deciso di affidarmi di nuovo la guida di Apgo, sempre con la volontà di coinvolgere gli associati e di portare avanti una presidenza collettiva e partecipata”.

Fedagro

Nuovo Cda Fedagro Torino

Ma non è finita qui: “Vorrei anche ringraziare i componenti del passato consiglio direttivo per il supporto nelle tante attività intraprese e auguro buon lavoro ai nuovi consiglieri. Ho avuto l’onore e l’onere di guidare l’associazione in anni complessi, per la nostra categoria in generale e per gli operatori di Torino nel particolare, durante i quali però abbiamo riportato anche delle importanti vittorie. Ho fatto del mio meglio per essere all’altezza del compito affidatomi e continuerò a operare con impegno e passione per affrontare le sfide che ci si pongono ora di fronte. Infine, auspico che permanga, e anzi cresca, un forte senso di coesione all’interno della nostra Associazione, elemento fondamentale per preservare la qualità e la quantità delle aziende presenti nel nostro Centro agroalimentare”.

Le nuove sfide: “Dialogare con una nuova amministrazione comunale, trovare spazio per inserirsi nel Pnrr, riuscire a trarre vantaggi dalla piattaforma della linea TAV in sviluppo nell’area Sito”.

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