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Ingrosso

Dai mercati: stime nere per il 2021. Agrumi in stanca, giù carciofi e ortaggi

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I grossisti sono preoccupati per i clienti della ristorazione che dopo tante chiusure hanno difficoltà a rialzarsi

Stime nere all’orizzonte. Il 2020 per l’ortofrutta si è chiuso con pochi botti e il 2021 si annuncia poco scintillante sul fronte vendite. Queste le previsioni dei rappresentanti dei grossisti di Fedagro che non intravedono, almeno per il primo semestre, grandi cambiamenti. Il 2020 ha visto  il tradizionale veglione di Capodanno con poca frutta e verdura in tavola, archiviate per Covid le tavolate, e gli articoli della ricorrenza, dall’uva alle fragole, consumati in tono minore. Non è anno, almeno per ora, per gli agrumi, il kiwi tiene il prezzo ma per scarsa produzione, mele e pere vanno senza sussulti, precipitano i carciofi che avevano ben esordito e non se la passano bene neanche gli ortaggi.

Stime: “Non ci attendiamo grandi cambiamenti per il 2021”

Aurelio Baccini, vicepresidente di Fedagro nazionale e rappresentante dell’associazione di Firenze,  ragiona sul 2021 partendo dal Capodanno dove si è venduto, ma: “Abbastanza sotto le attese. In alcuni casi la merce è avanzata,  su articoli tipici della ricorrenza, come l’uva, non è stato un disastro, ma sicuramente non possiamo parlare di successo”. Sui bilanci? “Una situazione disastrosa per chi fa Horeca, il settore è stato fortemente penalizzato – sottolinea Baccini – Le altre aziende sono riuscite a reggere, c’è chi ha perso qualcosa ma alla fine hanno tenuto botta”.

ingrossoIl 2021 preoccupa però Baccini e i grossisti italiani: “Dubito che assisteremo a variazioni in positivo. Continuerà a mancare la fetta del turismo internazionale e nazionale  perché la gente continuerà a non viaggiare, si muoveranno solo quelli che ne hanno necessità. Su quel fronte non riparte niente. Noi continuiamo comunque a lavorare rispetto a chi è completamente fermo, ma abbiamo diversi problemi”. Per quanto riguarda i prezzi? “La situazione è da determinare, fino alla settimana scorsa c’è stata una gran calma e i prezzi non hanno subito  variazioni sostanziali, sono rimasti invariati”.

Stime non buone anche a Milano

A Milano si sente forte il passo lentissimo dell’Horeca. “Ci sono aziende che hanno dovuto stringere i denti e ricorrere a risorse private, qualcuna sicuramente si è indebitata –spiega Bruno Barcella di Fedagro Milano -, Il punto è capire quanto durerà questa situazione. Ci aspetta un anno difficile dove le aziende dovranno far fronte a tutti gli impegni economici: verso i fornitori, le banche e su tutti i fronti finanziari. La criticità maggiori più che nel nostro mondo si registrano in quello della ristorazione con aziende chiuse per mesi e mesi, alla fine saltano fuori i problemi. Tutti abbiamo dei clienti in difficoltà e stiamo facendo degli sforzi, congelare il vecchio in parte o tutto per esempio, per farli lavorare sul nuovo. Finché si tratta di poche unità il danno è limitato, ma a lungo andare poi la ruota prende tutti”.

Non è anno di agrumi

Oltre le stime non confortano i dati dell’ultimo mese: “Il fine anno, ma diciamo pure tutto dicembre, è stato sotto le attese, in comparazione con l’anno scorso – fa il confronto il rappresentante degli operatori milanesi -. Tutti i prodotti sono in difficoltà. Qualche sprazzo, magari per il ritardo di due giorni di una nave di ananas, fa uno o più episodi ma non cambia il bilancio complessivo”. Se andiamo sui prodotti continua la mancanza di effervescenza per gli agrumi. ”Ha inciso anche il tempo che ha peggiorato la qualità, il consumatore non è rimasto soddisfatto. La quotazione è intorno all’euro per  il prodotto extra, ma si sprofonda sulla merce  con dei problemi”.

L’uva sotto le attese, i kiwi tengono il prezzo come mele e pere

L’uva si è venduta, si rispetta la tradizione del mangiare i chicchi che dovrebbero portare fortuna, ma senza fuochi d’artificio e si resta nella nicchia: “E’ andata soprattutto la varietà Aledo dalla Spagna, il prezzo per il prodotto extra era sui 2/2,50  euro mentre le fragole  sui 4. Questi prezzi però sono il frutto di un lavoro e di costi maggiori, quindi più che di un prezzo ottimo meglio parlare di una remunerazione discreta”. Sui kiwi i prezzi restano alti per scarsità sul lato produzione e si va da 1,40 a 2 euro. “Le pere coprono una fascia ampia ovvero da 1,20 ai 2 euro – dice Barcella -. Diciamo che tengono a causa della produzione scarsa e tengono anche le mele dove i prezzi sono nella media degli anni scorsi, ma non verso l’alto”.

Malissimo i carciofi

Sugli ortaggi si sente con più forza la crisi della ristorazione: “Si sono visti parecchi prodotti con grande difficoltà. I carciofi dopo un periodo con prezzo abbastanza buono stanno andando malissimo, una forte caduta. I pomodori non vanno bene per niente mentre per le zucchine si è vista qualche oscillazione verso l’alto ma, ripeto,  è diverso e più impegnativo produrre fuori stagione”.

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