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Ingrosso

Dai mercati: per l’ortofrutta poche feste, troppe incertezze da Dpcm

Per i grossisti il ritocco del prezzo delle mele ha portato all’aumento delle vendite. A passo lento gli agrumi

Gli italiani festeggeranno – basta vedere l’assalto ai treni e agli altri mezzi di trasporto per tornare nelle case di famiglia – ma non si sa bene come. Troppe incertezze e per l’ortofrutta le feste non sono iniziate  come raccontano dai mercati delle grandi città dove il grosso del movimento si aspetta per i prossimi giorni. Al momento il traffico è rallentato con prezzi ancora non effervescenti per gli agrumi, qualche segnale di accelerazione sulle mele, c’è richiesta di carciofi, si vendicchia l’uva italiana e spagnola mentre per gli ortaggi i prezzi restano bassi.

Firenze al rallentatore, le zucchine chiare con fiore sui 4 euro

“E’ ancora tutto rallentato, ci troveremo da venerdì a rispondere alle richieste per allestire i negozi,  ma ad oggi non si è fatto granché”. Sono le misure prese da Aurelio Baccini, vicepresidente nazionale Fedagro e presidente dei grossisti fiorentini, sulle festività che vede sotto tono per la filiera dei grossisti. “L’uva si sta vendendo, ma non c’è una maggior richiesta in vista delle feste. La varietà Italia extra quota intorno ai 2,50 poi la gran massa va da 1 a 1,50 euro e se ne trova tanta sia nazionale sia spagnola e anche questa con prezzi bassi”. C’è abbondanza di offerta pure per gli agrumi: “C’è tanta merce e di tutte le varietà, i prezzi sono rimasti invariati con il Navel un po’ sotto l’euro e il Tarocco un po’ sopra, in particolare quando è di buona qualità. C’è un po’ di Spagna con foglia sui 0,70 mentre con le clementine siamo tra 0,60 e 0,70 e si può arrivare fino a 1,30 euro”. Pochi scambi anche sugli ortaggi: “I pomodori a passo lento come i peperoni, sono al termine le melanzane a campo aperto e si passa alla Sicilia a 1,50 euro. Sono abbastanza di moda i carciofi, qui va il Morello, che sono intorno agli 0,50 euro a pezzo“.

Torino aspetta la ripresa, ma si vendono bene le mele

Il mercato di Torino

“C’è poco lavoro in questo momento, il brutto tempo del ponte dell’Immacolata ha influito in negativo e lunedì siamo partiti a bassa velocità. C’è tanta merce e poca soddisfazione”. Per Stefano Cavaglià, presidente dei grossisti piemontesi, il problema oltre il meteo è nella gestione delle misure anti Covid: “La ripartenza in zona gialla probabilmente ha bisogno di tempo, molti locali non riaprono subito. Rimettere in moto la macchina dopo il fermo presenta le sue difficoltà”. Si punta ai consumi del prossimo fine settimana: “Il primo week end in zona gialla, con la speranza che aumentino i consumi”.

Vediamo i prodotti richiesti a Torino: “Gli agrumi si vendicchiano: le arance Tarocco con buon calibro arrivano fino a 1,50 euro”, ma c’è tanto prodotto sotto. “Sono buone le vendite delle mele, forse perché sono stati ritoccati i prezzi. Anche se non siamo ai livelli del primo lockdown, quello di marzo scorso, quando andavano veramente benissimo. Per le varietà vanno le Club, buon riscontro per la Pink Lady, le Golden e soprattutto qui in Piemonte per la Isabel. E’ terminata, ma a Torino è piaciuta molto. L’uva va e c’è anche la varietà spagnola. Per quanto riguarda i kiwi non sono tra i prodotti di punta, bisogna aspettare. Noi abbiamo quello  piemontese che oscilla da 1 a 1,30 euro”. E gli ortaggi? “Le insalate come Gentile e Trocadero sono da 0,80 a 1 euro, la verza oscilla da 0,30 a 0,40 mentre le zucche da 0,25 a 0,30 ma ci sono stati momenti che sono andate sotto questo prezzo”.

A Verona si paga anche il freno a mano sull’export, per l’Horeca in sofferenza i limoni

Oltre la crisi dei consumi e del turismo si al mercato di Verona si soffre il freno a mano tirato sull’export come racconta a myfruit.it Andrea Saturnini, presidente di Fedagro Verona. “Come ovunque c’è una grande freccia verso il basso, una contrazione degli scambi, anche per gli articoli tipici del Natale come l’ananas e l’uva. Soffrono poi tantissimo tutte le referenze vendute nel canale Horeca. Io, per esempio, tratto gli agrumi e in sofferenza sono soprattutto i limoni, più delle arance e delle clementine, perché  il consumo lo fanno i bar, i ristoranti, gli hotel. Prima vendevo la seconda, ora non ha prezzo. Invendibile”. Brutto momento. “In Italia pensavamo che fosse una nicchia l’ortofrutta per la ristorazione invece rappresenta una parte rilevante dei consumi. Noi lavoriamo con l’Alto Adige che si rifornisce all’80% a Verona e con le chiusure delle strutture  i consumi si sono ridotti tantissimo. Ci sono clienti che caricano il 20% rispetto al totale di prima della pandemia”.

Mercati che piangono per il passo lento dell’export

Amaro anche il capitolo export: “Pensiamo ad arance e clementine che sono presenti in grande quantità e di buona qualità e con prezzi interessanti, ma non c’è uscita. Noi con i cugini di Padova siamo un riferimento per i mercati dei Balcani, per la Romania o per la Germania  per le verdure e le insalate, ma sta diventando difficile muovere i camion“. E non è finita qui: “In affaticamento ci sono pure mele e pere, così come il Kiwi”.

A Bari si vede l’uva

Pino Lucatorto da Bari, rappresentante Fedagro, usa una metafora medica: “Elettrocardiogramma piatto“. Tutta l’Italia è paese. “Non si è partiti con le feste. Sui prodotti vediamo l’apparizione dell’uva in un mercato come quello di Bari dove quasi non esiste vista la grande produzione locale. Ci sono ancora partite di uva ottima, io l’ho presa bianca, senza semi a meno di 1 euro, poi c’è il prodotto di nicchia che costa di più”. Sul fronte ortaggi: “Scarseggiano quelli siciliani. Le zucchine sono sugli 0,80 euro, il pomodoro ciliegino dagli 1,80 ai 2,20 euro mentre il ramato da 1 a 1,20 e le melanzane 1,60 euro“. E le arance? “Una leggera ripresa per la Navel locale e per le clementine di qualità che vanno da 1,20 a 1,40. Si vendono anche le mele, qui c’è un buon consumo e più attenzione per le pere Abate che nei calibri migliori raggiungono i 2 euro”.

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