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Dai mercati: “Si vende poco, serve voucher alle famiglie per ortofrutta”

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Fermo anche l’export verso l’estero e sugli articoli invernali come il cavolfiore si contano perdite a doppia cifra

Un voucher per portare a tavola clementine, cavolfiori e tanti prodotti dell’ortofrutta italiana. Oggi in sofferenza per chiusura canale Horeca, restrizioni Covid, clima quasi primaverile, calo dell’export e soprattutto crisi dei consumi. L’idea si sente tra i grossisti. Nello specifico, la racconta a myfruit.it Gianpaolo Forcina di Fedagro Fondi, e membro gruppo giovani di Fedagro, come possibile strumento di sostegno a tutta la filiera. Sul fronte prodotti nei mercati c’è abbondanza di clementine, troppo prodotto con calibro piccolo e conseguente prezzo basso, ferme mele e pere, si vende ancora l’uva e a buon prezzo se di qualità. In alcuni mercati vanno i carciofi, in altri meno. Crisi dei prodotti invernali come il cavolfiore e le verdure a foglia larga.

L’idea del voucher da Fondi dove è fermo l’export:  -70% per alcuni prodotti

Forcina Mercato Fondi

Gianpaolo Forcina al mercato di Fondi

Forcina spiega meglio l’idea: “Incentivare i consumi delle famiglie con i voucher. Non parliamo di buoni da 500 euro, vanno bene anche d’importo minore, ma che sostengano il flusso di risorse per la filiera agroalimentare. Un taglio sui consumi così drastico incide notevolmente sul settore. Piccoli incentivi renderebbe tutto più gestibile”. Questa la sintesi. Un tasto dolente per Fondi è l’export: “Un fermo dovuto oltre al  Covid alle temperature primaverili che hanno portato a una grande disponibilità di prodotti sui mercati con conseguente abbassamento dei prezzi”. E poi la domanda: “I mercati di punta sono il  nord Europa e  l’Europa dell’Est che caricavano grandissime quantità di clementine da metà novembre, ma ancora non sembra che si riesca a partire. Andremo a perdere un mese di vendita”.  Tempi duri secondo Forcina anche per gli ortaggi: “Stesso discorso su cavolfiori e verdure a foglia invernali. Sono prodotti invernali che senza il clima giusto non si vendono. Siamo passati a un 70% in meno dell’export se facciamo il confronto con novembre scorso. Il cavolfiore sta vivendo un brutto periodo anche sul mercato nazionale viste le condizioni climatiche. Non si consumano minestre e pasti caldi. In difficoltà pure carota a mazzi, di cavolo rapa e rapa bianca tonda che si vendono nei mercati esteri ma c’è poca domanda: dal 50 al 60% in meno. In Germania avrebbero dovuto concludere le loro produzioni a ottobre ma visto il clima hanno continuato, noi abbiamo le nostre  pronte ma con scarso esito di vendita, abbattimento  drastico del prezzo e mercati pieni di merce”.

E i pomodori? “Abbiamo prodotto siciliano: nonostante le difficoltà hanno dei prezzi sostenuti rispetto al momento. Il datterino rosso va da 3 a 3,50 al chilo, il ciliegino sui due euro che oggi possono essere impegnativi; il grappolo da 1,20 a 1,50 a seconda della qualità. Sulle castagne anche il prodotto buono Igp  è fermo, visti i tempi è difficile acquistare un prodotto che quota circa 4 euro”. Concludiamo la rassegna con le  arance: “Ci sono le Navel che avrebbero avuto un ottimo risultato, ma non a mercati fermi. Un ottimo prodotto, dagli 0,80 ai 0,90 euro, ovvero un prezzo giusto eppure registriamo un 30% in meno di vendita“.

A Roma bene i carciofi, ma calo generale del 30%

Il bel tempo non fa bene al mercato romano, come sottolinea Riccardo Pompei di Fedagro: “Il caldo non ci sta aiutando. C’è poi una crisi generale data anche dalla disponibilità economica ridotta o dalla paura di spendere delle famiglie. Sul mercato si salvano alcuni articoli, per esempio i carciofi. Sta arrivando il primo Romanesco, intorno a 1 euro, il Violetto da Puglia e Sicilia quota da 0,45 a 0,70, poi il Thema da 0,30 a 0,50 e l’Opal pugliese da 0,70 a 0,80 euro”. Altri ortaggi? “I peperoni spagnoli varietà Clovis da 1,30 a 1,60, le melanzane stanno a terra ovvero a 0,70 e fermo incredibile dei pomodori. Il grappolo siciliano è sotto l’euro, il ciliegino a 2 e il datterino a 3 euro. I fagiolini dal Marocco vanno su 1,80/2 euro e intorno ai 3 quelli di serra”. Sulla frutta dominano le clementine, ma con ampia forbice: “La roba piccola non pervenuta,  sta tra 0,60 e 0,70 e i calibri più importanti arrivano a 1,70. Sulle arance abbiamo le Navel, il Tarocco inizierà nei prossimi giorni, e con prezzi che arrivano al massimo a 1,20. C’è ancora dell’uva siciliana, bel colore giallo a 2 euro ed è volata via”.

A Torino si chiude presto, vanno le castagne del Portogallo

Sotto la Mole si sentono le  note tristi comuni a tutti i mercati. “Non ci discostiamo dal trend nazionale, si lavora molto poco e quel poco è concentrato nel fine settimana: giovedì e venerdì”. Parole di Stefano Cavaglià, presidente dell’associazione piemontese dei  grossisti ortofrutticoli, che offre la sua lettura dalla zona rossa piemontese: “Giornate molto tristi, chiudiamo presto”. Nello specifico soffrono mele e pere: “Determinati calibri vanno soprattutto nelle mense e su questo fronte siamo fermi. Pensiamo alle pere Williams con determinati calibri o alle pere piccole: non trovano mercato. Sono prodotti che rischiano di andare all’industria”. Gli agrumi? “Le clementine offrono una forbice ampia: vanno da 0,70 a 1,30 euro.  Di uva c’è ancora qualcosa ma siamo ai titoli di coda. Sulle castagne siamo passati dal prodotto nostrano alla merce del Portogallo con un ottimo livello qualitativo e un buono consumo: si vendono da 2,50 fino ai 3,70 per i calibri più grossi”.

Calma piatta a Verona

“Scambi a rilento”. Marco Benedetti, ispettore del mercato, usa il verbo tentennare: “Anche per le clementine. Quelle di massa hanno dei prezzi bassi ovvero 0,60 euro, mentre i calibri più grossi arrivano al massimo a 1,20. L’uva tiene il prezzo, la merce di buona qualità è sugli 1,30 euro”. E le arance: “Per le Navel sta migliorando la qualità e sul prezzo si parte da 0,60 fino a 1,20 per i calibri più grossi. Rallentamento cavolfiore e del carciofo Thema, le zucchine sono presenti con il  prodotto siciliano da 0,70 a 0,90 e 1,20/30 euro per quello da Fondi. I pomodori stanno iniziando a calare: sotto i due euro il ciliegino e il datterino sui 3/3,20 euro”.

Padova, fermo anche il radicchio di Treviso

RadicchioRossoTreviso_2Suona un ritornello simile a Padova, dove Roberto Boscolo, presidente dei grossisti di Fedagro, parla di “momento di stanca”. Pochi scambi: “E scendono i prezzi, ad esempio zucchine e melanzane quotano intorno a 1 euro. Si salvano i pomodori, calati i cavoli. Il consumo delle arance non è partito, mancano i calibri più grossi delle clementine ma il prezzo non va oltre gli 1,10”. Siamo in zona di Radicchio, quello di Treviso per esempio: “Il canale Horeca non sta caricando e consumando, il prezzo di solito era alto fino a Natale ora è già in calo. Scontiamo anche una grande produzione che il mercato non assorbe”.

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