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Ingrosso

Le angurie non vanno (bene), si vendono a pochi centesimi

Angurie sarde

Nei mercati di Torino, Milano, Verona e Roma c’è calma piatta. Resiste la frutta: dalle nettarine alle albicocche. Disperazione per la verdura

La fetta di cocomero è uno dei simboli più forti dell’estate, ma non ai mercati all’ingrosso italiani dove a fine luglio si assiste al crollo delle quotazioni delle angurie. Il mercato è saturo, si salva il buon prodotto ma la media è inclinata verso prezzi molto bassi. Resistono il melone, le nettarine e le albicocche con il prodotto nazionale che spesso sostituisce quello francese, ma continua la depressione delle verdure e dei pomodori. Mancano i turisti stranieri, si spera nelle vacanze italiane degli italiani e soprattutto che a settembre ripartano mense, bar, ristoranti, convegni, sfilate, eventi e gli impiegati ritornino finalmente alle loro scrivanie. Il tour di questa settimana ha fatto tappa a Roma, Verona, Milano e Torino.

A Torino parla Cavaglia: “Siamo in  calma piatta”

caat torino

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Calma piatta, questa l’espressione usata da Stefano Cavaglia, responsabile Fedagro  per il mercato di Torino, per descrivere la situazione di fine luglio nel capoluogo piemontese.  “E’ proprio arrivata la cosiddetta calma piatta. A inizio settimana molti clienti, dai negozianti agli ambulanti, ci hanno annunciato che stanno per andare in ferie e così riducono pure gli acquisti”. Prosegue la tendenza al ribasso: “Speriamo che sia vera la previsione legata al turismo di prossimità. In questo modo se qualcuno viene qui o nel ponente ligure ad agosto ci sarà del lavoro”.

Per i prodotti  sul fronte ortaggi e pomodori persiste l’andamento negativo e soprattutto sottolinea Cavaglia: “Manca una prospettiva  di miglioramento”.  La frutta estiva regge, ma c’è un vero crollo delle angurie: “Andiamo dai 0,30 ai 0,45 euro per quella mantovana, ma ci sono aziende che non hanno neanche raccolto il prodotto. I meloni per un vuoto varietale invece  salgono un po’ e andiamo da 1,30 a 1,50 euro per il mantovano. Buon prezzo e buona richiesta per le albicocche, prodotto locale e dalla Campania, e si va  da 1,50 a 2 euro mentre le pesche quotano da 0,80 a 1,20”.

A Roma le angurie si pagano poco più di 0,10 euro, bene l’uva

Non suona la sveglia neanche a Roma dove al calo dei turisti si somma smart e home working  dei tanti impiegati che svolgono il lavoro anche da altre regioni.  Nella Capitale il tema ha un suo peso. Al di là della situazione generale anche qui si assiste al crollo del prezzo delle angurie. Svendute. “Siamo su 0,15 euro e c’è  molta abbondanza”. Saturazione.  La fotografia è di Riccardo Pompei, rappresentante Fedagro, che poi si allarga all’uva che a Roma arriva principalmente da Puglia e Sicilia. “La Vittoria proviene da queste due regioni. Il prodotto siciliano è superiore e spunta un prezzo che va da 1,80 a 2 euro mentre quello pugliese sta sugli 1,20. Con l’Italia 2 si superano i 2 euro, mentre la Black Magic  fa 1,80. Gli scambi sono buoni, con il caldo sono saliti i consumi”.  Continua l’onda lunga di albicocche e ciliegie: “Sono ancora buone e per le albicocche noto che sono nazionali, negli anni scorsi compravo camion di prodotto francese. Infine si inizia a vedere un po’ di movimento, una sorta di risveglio, per le prugne”.

Prezzo mini anche a Verona per le angurie, arrivano le prime pere Carmen e mele Gala

Anche a Verona il prezzo delle angurie è in caduta libera: “Non vanno, siamo da 0,15 a 0,20”. Zero entusiasmo per il prodotto nelle parole di Marco Benedetti, ispettore del mercato veneto. “Per i meloni vale  c’è un discorso diverso: il movimento è discreto e il prezzo va 0,80 a 1,30. Tengono bene le nettarine, le albicocche con partite anche di importazione francese, mentre c’è il calo delle pesche gialle”. Una conferma.  “Il solito calvario di stagione è quello della verdura. Registro un miglioramento minimo per le zucchine, ma perché si presenta meno qualità e qualcuno ha proprio abbandonato il campo. Sono fermi i cetrioli mentre si stanno riprendendo i peperoni di buona qualità sia locale sia nazionale che le melanzane”. Un altro capitolo drammatico è quello dei pomodori:  “A parte il datterino  siamo ai minimi storici”. Iniziata la campagna di pere e mele estive: “Ci sono i primi scambi delle pere Carmen che in questi ultimi anni, nel nostro comprensorio, si stanno valorizzando. Sulle mele abbiamo i primi stacchi della varietà Gala nel veronese, ma  è ancora presto per parlare di prezzi”.

Milano guarda alla ripresa di mense, convegni, eventi, sfilate e tutto il mondo del terziario

OrtomercatoMilanoLa tappa dall’Ortomercato  milanese è con Bruno Barcella, rappresentante di Fedagro, ed è un voler saltare verso settembre: “Ci manca ancora un bel 30 o 40%  del canale Horeca – queste le mie stime – senza dimenticare tutto il mondo delle mense e tutte le attività che caratterizzano Milano”. C’è da passare l’estate con la speranza del risveglio autunnale. Sul fronte della frutta estiva: “Vanno bene le nettarine, ma sottolineo che manca tanto prodotto mentre per le pesche c’è proprio una riduzione della richiesta. Per non parlare delle susine dove non si coprono quasi i costi di produzione”. E’ l’estate delle albicocche: “C’è prodotto francese e una buona albicocca va dai 2,40 ai 3 euro. Sui meloni si vede la mancanza di prodotto mentre arrivano le prime pere e le mele Gala ma bisogna aspettare almeno due settimane”.  Sul capitolo ortaggi si è sempre in fase depressiva: “Stendiamo un velo pietoso. Su peperoni, zucchine e pomodori è cambiato ben poco, anzi stiamo sotto i costi di produzione”.

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