In primo piano e attualità

23 marzo 2026

Iran-Usa, è tregua? Unica certezza: l'ortofrutta in rialzo

186

Se confermata, potrebbe essere una buona notizia per il mondo intero. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sembrano mostrare un primo, fragile segnale di distensione. Ma l’incertezza sul conflitto resta comunque elevata, l'unica sicurezza è che ci sono ricadute sull’economia reale. 

A far sperare in una risoluzione sono le parole (via social) del presidente americano Donald Trump, che ha parlato di colloqui "molto intensi" e della possibilità di un accordo con Teheran, annunciando una pausa di cinque giorni negli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane.

Una lettura che però è stata respinta dall’Iran, che accusa Washington di voler guadagnare tempo e influenzare i prezzi dell’energia. Al di là delle aperture o chiusure al dialogo, il punto critico resta lo Stretto di Hormuz: la sua operatività continua a essere la vera variabile capace di determinare l’evoluzione dei mercati.

L'inflazione arriva, ma quando?

Secondo un’analisi del Corriere della Sera, la domanda non è più se l’inflazione tornerà a crescere, ma quando, in quali settori e con quale intensità. I primi effetti sono attesi già subito dopo Pasqua, con rincari evidenti su prodotti freschi e prodotti confezionati, seguiti dai beni cosiddetti semidurevoli.

Il contesto sociale rende il fenomeno ancora più delicato: l’Italia arriva a questa nuova fase inflattiva più fragile rispetto al passato, con una quota di povertà assoluta stabilmente vicina al 10% e una capacità ridotta di assorbire nuovi shock sui prezzi.

Il nodo energia

Il cuore del problema non è solo il prezzo del petrolio, ma quello dei carburanti raffinati, in particolare il diesel per navi cargo. Se il greggio è aumentato sensibilmente, il carburante marittimo ha registrato rincari ancora più marcati, arrivando in alcuni casi a raddoppiare nel giro di poche settimane.

Questo ha un impatto diretto sui costi del commercio globale. Il carburante rappresenta fino al 60% dei costi operativi di una nave e il suo aumento ha fatto salire di oltre il 50% i costi del trasporto tra Asia ed Europa, la rotta commerciale più importante al mondo.

Il risultato è un rallentamento delle spedizioni: le navi partono meno frequentemente e solo a pieno carico, generando ritardi e colli di bottiglia che ricordano le prime fasi della crisi inflattiva post-pandemica.

Gli effetti sull’ortofrutta: rincari già in filiera

È qui che la crisi energetica si trasmette direttamente all’ortofrutta. L’aumento dei costi di trasporto, insieme a quelli del packaging e dell’energia, sta già producendo le prime richieste di rincaro lungo la filiera.

Per la frutta fresca – ciliegie, albicocche, pesche, pere, fragole e piccoli frutti si registrano aumenti richiesti tra il 10 e il 17 per cento. Si tratta di prodotti particolarmente sensibili alla logistica: viaggiano rapidamente, spesso su lunghe distanze, e risentono immediatamente di ritardi e rincari nei trasporti.

Anche altri segmenti mostrano tensioni: +10% per confetture e zucchero, aumenti rilevanti per il pesce fresco, rincari attorno al 10% per la carne in scatola e fino al 4% per i pomodori. Tuttavia, dicono le stime, è sull’ortofrutta fresca che l’impatto sarà più immediato e visibile per i consumatori.

La grande distribuzione cercherà di negoziare e assorbire parte di questi aumenti, ma una quota arriverà inevitabilmente sugli scaffali nelle settimane successive a Pasqua.

Un sistema fragile davanti al nuovo shock

Il problema è che questo è solo l’inizio. Parte dei carburanti oggi utilizzati in Europa è stata acquistata prima dell’escalation e deve ancora arrivare: gli effetti pieni della crisi non si sono ancora manifestati. Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero protrarsi, la scarsità di carburanti raffinati potrebbe intensificarsi, alimentando ulteriori rincari.

L’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, risulta particolarmente esposta. E la pressione sui prezzi rischia di sommarsi a criticità strutturali già esistenti, tra cui bassa crescita dei salari e scarsa concorrenza in alcuni settori.

Potrebbe interessarti anche