Ancora notizie poco confortanti dallo Stretto di Hormuz. Nelle prime ore di oggi, 11 marzo,almeno tre navi mercantili sono state colpite. Nello specifico, gli episodi coinvolgono una portacontainer nelle acque degli Emirati Arabi Uniti, la portarinfuse Mayuree Naree e una terza nave cargo colpita sul lato omanita dello Stretto.
Le informazioni, poi riprese anche dai quotidiani italiani, arrivano principalmente dagli avvisi diffusi da Ukmto, il centro britannico di coordinamento per la sicurezza della navigazione commerciale nella regione, oltre che da agenzie internazionali come Reuters e Associated Press. Secondo l’agenzia marittima britannica, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, cioè dal 28 febbraio, sono stati registrati almeno 14 incidenti che hanno coinvolto navi commerciali nell’area.
Come già evidenziato negli aggiornamenti pubblicati nei giorni scorsi da myfruit.it sull’impatto delle tensioni in Medio Oriente sulla logistica internazionale, un eventuale blocco prolungato dello Stretto potrebbe tradursi in costi di trasporto più elevati, ritardi nelle rotte marittime e maggiore volatilità dei prezzi energetici.
Colpita una portacontainer e non solo
Il primo episodio documentato risale alle 05.58 (ora locale) di oggi. Ukmto ha segnalato che una portacontainer non identificata è stata colpita da un suspected but unknown projectile a circa 25 miglia nautiche a nord-ovest di Ras al-Khaimah, nel nord degli Emirati Arabi Uniti.
L’impatto ha provocato danni allo scafo, ma secondo le prime informazioni l’equipaggio sarebbe rimasto illeso. Nelle ore successive all’incidente erano ancora in corso le verifiche per valutare l’entità dei danni.
Nella stessa finestra temporale è stata attaccata anche la Mayuree Naree, portarinfuse da circa 30.197 tonnellate di portata lorda controllata dall’armatore thailandese Precious Shipping.
Secondo le ricostruzioni, la nave sarebbe stata colpita nelle vicinanze dello Stretto nelle prime ore della giornata. I danni alla struttura sarebbero rilevanti. La Marina thailandese ha confermato l’incidente, spiegando che l’unità era partita da un porto degli Emirati Arabi Uniti quando è stata attaccata durante il transito nello Stretto. Venti membri dell’equipaggio sono stati salvati dalla Marina dell’Oman, mentre le operazioni di soccorso sono proseguite per recuperare gli altri tre marittimi.
Un terzo attacco è stato segnalato poco dopo, intorno alle 08.35 ora locale. Ukmto ha ricevuto la notifica di una nave cargo colpita da un unknown projectile nella parte settentrionale delle acque dell’Oman, all’interno dello Stretto.
Mine navali, tensione militare, petrolio alle stelle
Parallelamente agli attacchi contro il traffico commerciale, le autorità statunitensi hanno dichiarato di aver distrutto 16 unità iraniane impegnate in operazioni di minamento nelle acque vicine allo Stretto. Secondo fonti citate da Associated Press, le operazioni erano finalizzate alla posa di mine navali per ostacolare il passaggio delle navi mercantili.
In parallelo alla crisi militare, Teheran ha alzato i toni sul fronte energetico. Il portavoce ha dichiarato: "Preparatevi a un petrolio a 200 dollari al barile", collegando direttamente l’andamento del greggio alla sicurezza della territorio.
Sempre dal comando integrato tra esercito iraniano e Pasdaran è arrivato anche un avvertimento esplicito: "Non permetteremo che nemmeno una goccia di petrolio attraversi lo Stretto di Hormuz a beneficio dell’America e dei suoi alleati".
La tensione nello Stretto ha già avuto effetti sui mercati. All’8 marzo il prezzo del petrolio era salito a 91,8 dollari al barile, segnando un +27% rispetto al 27 febbraio, mentre il prezzo del Gnl ha registrato un aumento del 74 per cento.
Una rotta vitale per l’economia globale
L’importanza strategica dello Stretto è già stata evidenziata da myfruit.it nei giorni scorsi ed è stata da una analisi rapida diffusa da Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo. Nella settimana precedente allo scoppio della guerra, da questo corridoio marittimo transitava il 38% del commercio marittimo mondiale di greggio, il 29% dell’Lpg, il 19% di Gnl e prodotti petroliferi raffinati e il 13% di prodotti chimici, tra cui fertilizzanti.
Molto più contenuta la quota di container e rinfuse secche, entrambe attorno al 3%. Prima del conflitto, a febbraio, la media era di 127 transiti navali al giorno, crollati a soli quattro passaggi l’8 marzo, con una riduzione del 97 per cento.
Secondo l’analisi di Unctad, l’eventuale blocco della rotta potrebbe avere ripercussioni anche sui prezzi alimentari globali, soprattutto nelle economie più vulnerabili. Le serie storiche indicano infatti che gli aumenti del petrolio tendono a tradursi in rialzi del costo dei beni alimentari, mentre il rincaro del gas è spesso seguito da aumenti del prezzo dei fertilizzanti.
Trasporti marittimi sempre più costosi
La crisi si riflette anche sui costi logistici. Il Baltic Exchange ha rilevato tra il 27 febbraio e il 6 marzo un aumento del 72% del Clean Tanker Index e del 54% del Dirty Tanker Index. Anche i carburanti marittimi hanno registrato forti rincari, con il bunker fuel low sulphur salito del 99% e quello ad alto contenuto di zolfo del 100% nello stesso periodo.
A pesare sono anche i premi assicurativi contro i rischi di guerra: per una petroliera del valore di 100 milioni di dollari il costo per singolo viaggio è passato da circa 250 mila dollari a circa un milione, con picchi ancora più elevati nelle aree considerate più pericolose.