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19 marzo 2026

Caro-carburanti, interviene il Governo

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Il Governo ha risposto all'impennata del prezzo dei carburanti. Con il Decreto Legge n. 33 del 18 marzo 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, è infatti intervenuto in via d’urgenza per contenere gli effetti dovuti alle crisi geopolitiche e alle tensioni nei mercati petroliferi internazionali. Gli stakeholder hanno apprezzato. 

Fiap: "Bene il primo passo, ora misure strutturali"

Fiap - Federazione Italiana Autotrasportatori Professionali esprime apprezzamento per il Decreto-legge n. 33 del 18 marzo 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore oggi. Il Governo ha ascoltato il settore e ha risposto con tempestività: è un segnale politico importante, che riconosce la centralità dell'autotrasporto per la tenuta del sistema economico e produttivo del Paese.

Le misure introdotte - la riduzione delle accise sui carburanti per 20 giorni, il credito d'imposta sul gasolio commisurato alla maggiore spesa sostenuta nei mesi di marzo, aprile e maggio rispetto al prezzo di febbraio 2026, il rafforzamento dei controlli anti-speculazione e l'aggiornamento mensile dei valori indicativi dei costi di esercizio sulla componente gasolio fino al 30 giugno 2026 - corrispondono in parte alle istanze che Fiap, insieme alle altre associazioni del comparto, ha formalmente presentato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la settimana scorsa e sostenuto nelle settimane precedenti attraverso ogni sede istituzionale disponibile.

"Ringraziamo il Governo per aver agito con rapidità in una fase di grande pressione sui costi delle nostre imprese - dichiara Alessandro Peron, segretario generale di Fiap - Il decreto è un primo passo nella direzione giusta, e riconosce il ruolo strategico che l'autotrasporto svolge per l'economia del Paese e la competitività dell'industria manifatturiera e agroalimentare italiana. Ma non possiamo fermarci qui: con la crisi in Medio Oriente ancora aperta, non sappiamo per quanto tempo questa pressione sui prezzi accompagnerà le nostre imprese. Serve continuità nell'azione del Governo". 

La Federazione verificherà che i 100 milioni stanziati per il credito d'imposta - le cui modalità operative saranno definite con apposito provvedimento attuativo entro 30 giorni - siano adeguati a ristorare effettivamente le imprese. Le aziende associate riceveranno indicazioni operative non appena il quadro sarà completo.

Un nodo però resta irrisolto: la riduzione del prezzo alla pompa potrebbe disattivare il fuel surcharge nei contratti di trasporto, azzerando parte dei benefici del credito d'imposta. Il Governo è chiamato a chiarire esplicitamente che il prezzo di riferimento per tale clausola vada determinato al lordo della riduzione delle accise, ai sensi dell'art. 6bis del D.Lgs. 286/2005. 

Le ulteriori misure già depositate al Mit rimangono sul tavolo: la Federazione è pronta a proseguire il confronto nell'interesse dell'autotrasporto e del Paese. 

Cia: "Serve credito d’imposta per gasolio agricolo"

"Pur apprezzando l’intervento del Governo sulla temporanea riduzione delle accise per i carburanti, il settore primario resta fuori da interventi esclusivi e dedicati, come invece accaduto per l’autotrasporto e la pesca". 

Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, commenta il Decreto Carburanti: “L’agricoltura resta tra i comparti più esposti e vulnerabili alle crisi belliche ed energetiche. Chiediamo con urgenza il credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo nei prossimi mesi e una strategia più strutturata e di lungo periodo a partire dal Consiglio Ue in corso a Bruxelles”.

“Ribadiamo dunque - spiega Fini - l’appello già formalizzato da Cia in occasione della conversione in legge del Dl Bollette, poche ore dopo lo scoppio della guerra in Iran, con un emendamento ad hoc sul credito d’imposta per l’acquisto di gasolio agricolo, che risulta depositato in Commissione bilancio alla Camera e che sarà in discussione nei prossimi giorni”.

Il contesto, sottolinea Cia, non è assolutamente favorevole a un settore già in sofferenza per costanti ripercussioni climatiche e mancato riconoscimento del valore lungo la filiera, solo per citarne alcune. 

"Le tensioni in Medio Oriente, il conseguente caro energia e gasolio, ma anche i prezzi alle stelle di fertilizzanti e urea, sempre più irreperibili, stanno mettendo a rischio la continuità aziendale che - ricorda Cia - è elemento strategico di presidio e tenuta ambientale, sociale ed economica di interi territori del Paese, a partire dalle aree rurali e più svantaggiate".

“Per tutto questo - conclude Fini - abbiamo aspettative importanti anche da parte del Consiglio europeo perché si agisca in modo collettivo, accelerando anche sulla questione fertilizzanti, eventuali deroghe al Cbam e misure straordinarie a sostegno del reddito degli agricoltori”.

 I dati Istat sui consumi intermedi e prezzi di acquisto degli agricoltori, del resto, certificano la vulnerabilità dell'agricoltura. Basti pensare che nel periodo 2010-2021 la voce di costo "energia motrice" a prezzi correnti è valsa in media 3,2 miliardi annui. 

Nei successivi tre anni di crisi geopolitiche ed energetiche tale spesa sostenuta dagli agricoltori è salita vertiginosamente superando i 6,3 miliardi nel 2022, i 5,5 miliardi nel 2023 e i 4,4 miliardi nel 2024. 

"Tirando le somme - riporta Cia - in tre anni (2022-2024) e rispetto alla media del decennio 2010-2021, Istat ha certificato un aggravio in termini assoluti (per l'acquisto di carburanti- energia elettrica- combustibili per riscaldamento-lubrificanti) superiore ai 6,5 miliardi". 


Fonte: Fiap - Cia

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